Sanità 2 Luglio 2026 17:11

Performance regionali del SSN: Veneto al vertice, Sud ancora in coda ma il divario si restringe

Il XIV Rapporto C.R.E.A. Sanità fotografa un sistema sanitario in miglioramento rispetto al 2019, ma ancora lontano da livelli ottimali e segnato da forti differenze territoriali. La vera sfida resta l’assistenza territoriale, domiciliare e sociosanitaria.

di Redazione
Performance regionali del SSN: Veneto al vertice, Sud ancora in coda ma il divario si restringe

Il Servizio sanitario nazionale continua a muoversi su velocità diverse. Da una parte ci sono Regioni che consolidano livelli di performance elevati, dall’altra territori che restano sotto la soglia del 40% della performance massima teorica. Nel mezzo, un dato incoraggiante: il divario tra Nord e Sud si riduce, anche se le disuguaglianze restano ancora marcate.

È il quadro che emerge dal XIV Rapporto sulle Performance Regionali del Sistema sanitario italiano, realizzato da C.R.E.A. Sanità, il Centro per la Ricerca Economica Applicata in Sanità. L’analisi valuta le opportunità di tutela della salute offerte dai sistemi sanitari regionali considerando sei dimensioni: appropriatezza, sostenibilità economico-finanziaria, equità, esiti, innovazione e ambito sociale.

Veneto primo, Calabria ultima

A guidare la classifica è ancora il Veneto, che raggiunge il 64% della performance massima teorica. Segue la Provincia autonoma di Trento con il 62%. Subito dopo si collocano Toscana, Friuli-Venezia Giulia, Marche e Provincia autonoma di Bolzano, con valori compresi tra il 56% e il 51%.

Nella fascia intermedia si trovano Emilia-Romagna, Liguria, Piemonte, Sardegna, Lombardia, Lazio, Abruzzo e Umbria, con performance tra il 48% e il 42%.

In fondo alla graduatoria restano soprattutto le Regioni del Mezzogiorno, ma non solo: Puglia e Basilicata si fermano al 39%, Campania e Valle d’Aosta al 38%, Sicilia e Molise al 37%, mentre la Calabria chiude la classifica con il 36%.

Il dato nazionale, tuttavia, mostra un miglioramento: l’indice medio di performance passa dal 43,4% del 2019 al 46,1% del 2025. Un avanzamento che interessa tutte le Regioni, con incrementi più evidenti proprio nei territori che partivano da livelli più bassi. È questo elemento a spiegare la parziale riduzione del gap territoriale.

Le priorità: esiti e appropriatezza tornano centrali

Il Rapporto non misura solo i risultati, ma anche il peso attribuito alle diverse dimensioni della performance da un panel di 114 stakeholder, composto da rappresentanti delle istituzioni, cittadini, professionisti sanitari, management delle aziende sanitarie e industria delle Life Sciences.

Secondo il panel, le dimensioni più rilevanti sono gli esiti, con un peso del 31,2%, e l’appropriatezza, al 27,5%. Seguono la sostenibilità economico-finanziaria, la dimensione sociale, l’equità e l’innovazione.

Il ritorno al centro di esiti e appropriatezza è un segnale importante: la capacità del sistema di garantire cure efficaci, appropriate e accessibili non viene più percepita come un risultato acquisito una volta per tutte. Allo stesso tempo cresce l’attenzione alla sostenibilità economico-finanziaria, soprattutto tra manager e professionisti sanitari, a conferma delle difficoltà organizzative e gestionali che attraversano il SSN.

I cittadini vedono pochi miglioramenti

Accanto alla misurazione tecnica delle performance, C.R.E.A. Sanità ha indagato anche la percezione dei cittadini rispetto all’evoluzione dei servizi. E qui il quadro appare meno positivo.

La quota di cittadini che dichiara di aver percepito un miglioramento dei servizi sanitari regionali resta contenuta: varia dall’8,6% al 25,9%, con la maggior parte delle Regioni compresa tra il 17% e il 22%.

Abruzzo e Molise registrano la percentuale più alta di cittadini che percepiscono un miglioramento, pari al 25,9%. Seguono Lombardia, Veneto e Umbria. Al contrario, il Trentino-Alto Adige presenta la quota più bassa, pari all’8,6%, seguito da Sardegna e Friuli-Venezia Giulia.

I progressi vengono riconosciuti soprattutto nei servizi più standardizzati, come l’accesso ai farmaci e la prevenzione. Molto più debole, invece, la percezione di miglioramento nei servizi territoriali, nell’assistenza domiciliare, nella residenzialità e nella presa in carico della non autosufficienza.

Il nodo dell’integrazione sociosanitaria

Il messaggio più forte del Rapporto riguarda proprio il territorio. La performance complessiva migliora, ma la capacità di rendere visibili e percepibili questi progressi resta limitata, soprattutto nelle aree più vicine ai bisogni quotidiani dei cittadini fragili.

Assistenza domiciliare, residenzialità, long-term care e integrazione sociosanitaria emergono come i principali punti deboli. Sono ambiti destinati a diventare sempre più centrali per effetto dell’invecchiamento della popolazione, dell’aumento delle cronicità e della crescita del numero di persone non autosufficienti.

Nel Nord, le priorità indicate riguardano soprattutto domiciliarità, residenzialità, prevenzione e rapporto con il medico di medicina generale. Nel Centro, l’attenzione si concentra sulla non autosufficienza e sull’assistenza domiciliare. Nel Sud e nelle Isole, pur in presenza di alcuni miglioramenti percepiti, permangono difficoltà diffuse nei servizi territoriali.

Una sanità che migliora, ma non abbastanza

Il XIV Rapporto C.R.E.A. Sanità restituisce quindi un’immagine articolata: il sistema migliora, ma la distanza dai livelli ottimali resta ampia. Le Regioni più deboli recuperano terreno, ma un terzo dei sistemi regionali continua a collocarsi sotto il 40% della performance massima teorica.

La partita del futuro si giocherà sulla capacità di rafforzare il territorio, rendere effettiva l’integrazione sociosanitaria e costruire risposte adeguate ai bisogni di una popolazione sempre più anziana. Solo così il miglioramento delle performance potrà tradursi in una reale riduzione delle disuguaglianze e in una maggiore fiducia dei cittadini nel Servizio sanitario nazionale.

Fonte: elaborazione su dati e informazioni del XIV Rapporto C.R.E.A. Sanità sulle Performance Regionali del Sistema sanitario italiano.