Voci della Sanità 21 Settembre 2018

Reddito di Cittadinanza, Foad Aodi (Amsi): «No a cittadini di serie A e B, difendiamo l’uguaglianza e i diritti universali»

«Con la presente dichiarazione chiediamo al Governo Italiano di rivedere la sua decisione di escludere gli stranieri dal reddito di cittadinanza visto che siamo in un paese civile e democratico che difende da secoli i diritti umani e universali e l’uguaglianza. Dividere i cittadini in serie A e Serie B sicuramente non aiuta l’integrazione anzi […]

«Con la presente dichiarazione chiediamo al Governo Italiano di rivedere la sua decisione di escludere gli stranieri dal reddito di cittadinanza visto che siamo in un paese civile e democratico che difende da secoli i diritti umani e universali e l’uguaglianza. Dividere i cittadini in serie A e Serie B sicuramente non aiuta l’integrazione anzi intensifica la guerra psicologica tra poveri come si è verificato per i concorsi pubblici tra i professionisti della sanità di origine straniera e italiani dove è obbligatorio avere la cittadinanza per poterli sostenere». Questo è quanto ha dichiarato Foad Aodi, il Fondatore dell’Amsi (Associazione Medici di Origine Straniera in Italia) e delle Co-mai (Comunità del Mondo Arabo in Italia) sulla decisione del Governo di assegnare il reddito di cittadinanza solo ai cittadini italiani.

L’Associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi), le Comunità del mondo arabo in Italia ( Co-mai) insieme al Movimento Internazionale Transnazionale “ Uniti per Unire” e le comunità e le associazioni aderenti , hanno lanciato anche il Manifesto la “Buona Immigrazione” in un momento in cui il fenomeno dei flussi migratori verso l’Europa sta assumendo un carattere storico ed epocale.

«La “Buona Immigrazione” può rappresentare una concreta proposta di convivenza civile, nel pieno rispetto delle regole e dei diritti di tutti. Il “Manifesto” è stato il frutto di una nostra proposta, compiuta nel lontano 2002 e oggi aggiornata ed adattata ai profondi mutamenti geopolitici che sono in atto. Ribadiamo che è necessario coinvolgere tutte le nazioni d’ Europa su una legge unica per favorire l’immigrazione regolare e, contemporaneamente, contrastare il mercato degli esseri umani e la violenza contro donne e bambini. I capisaldi della “Buona Immigrazione” sono: il principio dei Diritti e Doveri, promuovere politiche di accoglienza e di integrazione, lo sviluppo del dialogo interculturale ed inter-religioso per contrastare qualsiasi forma di discriminazione mediatica, promuovere accordi bilaterali tra Italia e i Paesi più coinvolti per una immigrazione programmata qualificata e una vera, concreta e trasparente cooperazione internazionale. E ancora, l’istituzione di nuovi centri di accoglienza nei territori di transito per ridurre l’immigrazione irregolare e contrastare la tratta degli esseri umani, combattere lo sfruttamento sessuale minorile e della prostituzione, combattere il razzismo religioso e il terrorismo, creare più condizioni lavorative ed economiche per i giovani combattendo cosi la fuga dei cervelli dal sud al nord, promuovere una vera cooperazione economica e internazionale tra l’Italia e paesi di origine e promuovere politiche d’integrazione per la seconda generazione e prevenire crisi d’identità e conflitti tra le civiltà» ha sostenuto il professor Foad Aodi, membro Focal Point per l’integrazione in Italia per alleanza delle Civiltà UNAOC- organismo Onu.

«Facciamo appello al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e alle istituzioni competenti – ha continuato il professor Aodi – affinchè sia possibile realizzare questo importante progetto per il nostro futuro, in modo da unire i popoli nei valori universali del rispetto dei diritti dell’uomo. Ancora una volta purtroppo constatiamo – ha concluso Foad Aodi – che il vertice europeo non ha prodotto alcuna risposta o proposta concreta. Addirittura si parla di solidarietà a pagamento, chi paga può non accogliere immigrati, una proposta inaccettabile visto noi chiediamo il coinvolgimento di tutti i paesi europei nell’accoglienza dei migranti. Solo pochi paesi sono impegnati in politiche d’accoglienza, altri creano muri e scaricano tutti i problemi sulla comunità europea e sull’Italia, su Malta e la Grecia».

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