OMCeO, Enti e Territori 22 novembre 2016

Puglia. Farmaci per Epatite C: presentato documento per allargare la platea dei pazienti

Allargare la platea degli aventi diritto al trattamento eradicante nei pazienti affetti dal virus Epatite C (HCV). È questo l’obiettivo che si prefigge il documento, approvato all’unanimità dalla Commissione sanità del consiglio regionale della Puglia. Nell’illustrare il testo, il capogruppo del Pd Mazzarano, alla presenza del dott. Francesco Guglielmi gastroenterologo dell’Ospedale di Trani, ha fornito […]

Allargare la platea degli aventi diritto al trattamento eradicante nei pazienti affetti dal virus Epatite C (HCV). È questo l’obiettivo che si prefigge il documento, approvato all’unanimità dalla Commissione sanità del consiglio regionale della Puglia.

Nell’illustrare il testo, il capogruppo del Pd Mazzarano, alla presenza del dott. Francesco Guglielmi gastroenterologo dell’Ospedale di Trani, ha fornito i dati relativi alla diffusione della epatite cronica tipo “C” (HCV) in Puglia che «costituisce un grave problema di salute pubblica, in considerazione dello stato di endemia all’interno del territorio regionale, sia pure con differenze rilevabili territorialmente e con una maggiore incidenza nella provincia della BAT».

«Secondo i dati forniti – affermano in una nota diffusa dal Consiglio i promotori dell’iniziativa -, è noto che grazie all’avvento dei nuovi farmaci per l’Epatite C, è possibile raggiungere l’eradicazione della infezione con rilevanti vantaggi in termini di miglioramento dello stato di salute dei pazienti, oltre che di minori costi per il venir meno della esigenza di fare fronte a trattamenti derivanti allo stato di cronicità e dalle gravi complicanze dell’infezione, quali cirrosi e tumori del fegato».

«Il trattamento dei primi 5.000 pazienti – si spiega nella nota dei promotori – ha generato, nel 2015, un costo totale a carico del Servizio sanitario regionale di circa 140 milioni di euro, di cui 120 milioni sono stati ripianati direttamente dalle Aziende farmaceutiche produttrici attraverso il meccanismo del ‘pay-back’ (ovvero la riduzione del prezzo per volumi di farmaco acquistati). A seguito della diminuzione del costo pro-capite della terapia, il trattamento degli ulteriori 5.000 pazienti dovrebbe costare 80 milioni di euro, dei quali una percentuale, al momento non quantificabile con precisione, dovrebbe essere ripianata mediante “pay-back”. Se a questo si dovesse aggiungere anche la richiesta di accesso alle cure gratuite per gli altri 8000 casi, dovremmo calcolare una somma aggiuntiva di circa 80 milioni, – continua – i protocolli dell’Aifa dovrebbero radicalmente cambiare e per far rientrare il costo da sopportare per tutti i casi, bisogna assumere la valenza strategica di un investimento per la salute, e non deve essere considerata semplicemente alla stregua di un acquisto di beni gravante sulla gestione economica annuale».

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