Il 10 ottobre torna l'Obesity Day, la campagna nazionale promossa dalla Fondazione ADI. Al centro della 26ª edizione ci sono le abitudini alimentari e gli stili di vita delle persone immigrate in Italia
L’obesità non è una questione estetica. È una malattia cronica e un importante fattore di rischio per numerose patologie, dal diabete alle malattie cardiovascolari, e la sua prevenzione passa anche dalla possibilità di accedere a informazioni corrette e comprensibili sull’alimentazione e sugli stili di vita. È da questa prospettiva che torna, sabato 10 ottobre 2026, l’Obesity Day, la campagna nazionale di sensibilizzazione e prevenzione promossa dalla Fondazione dell’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica (ADI), giunta alla sua 26ª edizione. Per quest’anno il messaggio scelto è “La salute parla tutte le lingue”. Un titolo che porta al centro dell’attenzione un tema sempre più rilevante per la sanità pubblica: la prevenzione del sovrappeso e dell’obesità nelle comunità di immigrati presenti in Italia.
Arrivare in un nuovo Paese significa anche confrontarsi con alimenti, abitudini e stili di vita differenti. Un cambiamento che può avere conseguenze anche sul peso corporeo e sul rischio di sviluppare malattie croniche. Per comprendere meglio questo fenomeno, la Fondazione ADI ha raccolto attraverso un questionario online le risposte di persone immigrate residenti in diverse aree del territorio nazionale. I risultati mostrano una trasformazione significativa delle abitudini dopo l’arrivo in Italia. Il 51% degli intervistati dichiara di essere aumentato di peso, mentre l’82% riferisce di aver modificato le proprie abitudini alimentari. Anche il rapporto con gli alimenti tradizionali cambia: il 72% dichiara di consumare più frequentemente cibi italiani, mentre il 36% afferma di assumere raramente o mai alimenti appartenenti alla tradizione del proprio Paese d’origine. Secondo i dati raccolti dalla Fondazione ADI, questi cambiamenti sono stati associati all’insorgenza di sovrappeso e obesità in circa un intervistato su tre. Numeri che mostrano come la prevenzione debba tenere conto anche del contesto culturale nel quale le persone vivono, delle loro abitudini precedenti e delle trasformazioni che intervengono dopo il trasferimento in un altro Paese.
Promuovere una corretta alimentazione significa quindi non limitarsi a fornire indicazioni generiche, ma riuscire a renderle comprensibili e applicabili nella vita quotidiana. Il tema scelto per l’Obesity Day 2026 nasce proprio dalla necessità di superare le barriere linguistiche e culturali che possono ostacolare l’accesso alle informazioni sulla salute. L’obiettivo è favorire la conoscenza dei principi di una sana alimentazione e di uno stile di vita equilibrato, contribuendo alla prevenzione non soltanto dell’obesità, ma anche del diabete mellito e delle altre principali malattie croniche non trasmissibili. In questo scenario, la comunicazione sanitaria diventa parte integrante della prevenzione. Informazioni corrette ma difficili da comprendere, perché non disponibili nella lingua della persona o non sufficientemente adattate al suo contesto culturale, rischiano infatti di non tradursi in comportamenti concreti.
La Fondazione ADI ha scelto di accompagnare il questionario con strumenti pratici. Al termine della compilazione è possibile consultare e scaricare un decalogo per una corretta alimentazione e una piramide alimentare transculturale, disponibili in più lingue. L’idea è quella di proporre indicazioni che possano essere comprese e utilizzate da persone con differenti background culturali, senza trasformare la prevenzione in un modello alimentare unico e indistinto. La sfida, infatti, è trovare un equilibrio tra i principi della sana alimentazione e le tradizioni, le disponibilità e le abitudini delle diverse comunità.
La promozione di stili di vita salutari nelle comunità immigrate non riguarda soltanto la salute individuale. Ridurre il rischio di sovrappeso, obesità, diabete e altre malattie croniche significa intervenire su condizioni che possono determinare nel tempo un aumento del ricorso ai servizi sanitari e dei costi assistenziali. Per questo l’Obesity Day 2026 propone una riflessione che coinvolge anche la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale e gli equilibri socioeconomici del Paese. Una prevenzione realmente efficace deve essere infatti accessibile a tutti e deve riuscire a raggiungere anche le persone che, per ragioni linguistiche, culturali o sociali, possono incontrare maggiori difficoltà nell’accesso alle informazioni e ai servizi.
La giornata del 10 ottobre sarà accompagnata da una diretta sulla pagina Facebook @obesitydayadi, dalle 10 alle 13. Saranno proposti collegamenti e momenti di confronto dedicati proprio alle problematiche legate all’alimentazione e agli stili di vita nelle comunità immigrate. La 26ª edizione dell’Obesity Day porta così il tema della prevenzione fuori da una prospettiva esclusivamente individuale. Parlare di alimentazione significa parlare anche di cultura, accessibilità, comunicazione e possibilità concrete di compiere scelte salutari. Perché la salute possa davvero “parlare tutte le lingue”, le informazioni devono essere comprensibili, gli strumenti accessibili e la prevenzione capace di incontrare le persone nei diversi contesti in cui vivono. Il questionario, il decalogo, la piramide alimentare transculturale e tutte le informazioni sull’Obesity Day 2026 sono disponibili sul sito ufficiale dell’iniziativa.
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