Salute 27 Febbraio 2026 10:00

Obesità, ecco la “mappa delle disuguaglianze” in Italia

In occasione della Giornata Mondiale contro l’Obesità, il 4 marzo, la Società Italiana dell’Obesità (SIO) presenta dati che mostrano profonde differenze nell’accesso alle cure tra Nord e Sud del Paese

di Redazione
Obesità, ecco la “mappa delle disuguaglianze” in Italia

In Italia operano circa 160 centri per l’obesità. Di questi, il 52% si trova al Nord, il 18% nel Centro Italia e solo il 30% al Sud e nelle Isole, concentrati soprattutto in Sicilia, Campania e Puglia. Intere regioni, come Calabria e Molise, rimangono prive di strutture dedicate. Lo squilibrio si riflette anche sull’approvazione dei PDTA regionali e sull’accesso ai farmaci anti-obesità: senza una diagnosi di diabete, i costosi agonisti del recettore GLP-1, circa 300 euro al mese, restano a carico dei pazienti.

Un paradosso tutto italiano

“I numeri parlano chiaro: al Nord la rete è capillare, mentre al Sud le strutture sono poche, pur essendo quest’area quella con il più alto tasso di obesità e sovrappeso”, spiega Silvio Buscemi, presidente SIO e professore ordinario di Nutrizione Clinica all’Università di Palermo. Circa 6 milioni di adulti italiani, l’11,8% della popolazione, soffrono di obesità, e il 34% è in sovrappeso. Il divario tra Nord e Sud è evidente anche tra i più piccoli: in Campania il 18,6% dei bambini è obeso, contro il 3-4% delle province autonome di Trento e Bolzano.

L’accesso ai farmaci e ai PDTA

Le disuguaglianze riguardano anche i farmaci più innovativi. “Essendo a carico del cittadino, senza diagnosi di diabete, i farmaci GLP-1 creano una barriera sociale: chi ha redditi più bassi, soprattutto al Sud, non può permetterseli, pur essendone più bisognoso”, aggiunge Buscemi. Solo sei Regioni hanno PDTA attivi: Veneto, Piemonte, Emilia-Romagna, Lazio, Campania e Sicilia. I PDTA garantiscono pari accesso alle cure, standardizzando percorsi diagnostici e terapeutici e favorendo l’equità.

La sfida futura: prevenzione e città meno “obesiogene”

Secondo la SIO, la soluzione passa dalla standardizzazione dei percorsi di cura e dall’inserimento dell’obesità nei LEA. “Laddove sono attivi PDTA e centri accreditati, si iniziano a vedere segnali di inversione di tendenza”, evidenzia Buscemi. Ma occorre anche intervenire a livello culturale e ambientale, trasformando scuole e città in spazi meno obesogeni, garantendo a tutti i cittadini, dal Nord al Sud, lo stesso diritto alla salute.


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