
Tra i fattori associati al rischio emergono disagio psicologico, oscillazioni di peso, vomito autoindotto e insoddisfazione corporea
Uno studio prospettico pubblicato su Scientific Reports ha seguito 264 donne iraniane, valutando le abitudini alimentari durante la gestazione e la comparsa di sintomi depressivi dopo il parto
Uno studio pubblicato sul The Journal of Nutrition ridimensiona i timori sui grassi saturi dei prodotti lattiero-caseari, evidenziando possibili benefici metabolici e nutrizionali.
Quattro episodi, pubblicati sui social ogni quindici giorni, per insegnare ai giovani a conservare gli alimenti, utilizzare correttamente gli utensili e prevenire le contaminazioni in cucina
Una ricerca pubblicata su Nature Health ha simulato gli effetti della sostituzione del normale sale da cucina con un prodotto composto per il 75% da cloruro di sodio e per il 25% da cloruro di potassio
Saltare la colazione, cenare a ridosso del sonno e mangiare troppo velocemente: uno studio giapponese pubblicato su Nutrients ha indagato il legame tra questi comportamenti quotidiani e la salute del fegato. L'associazione emerge anche nelle persone normopeso
Uno studio pubblicato sull'International Journal of Food Sciences and Nutrition, ha analizzato 12 prodotti ortofrutticoli: in 10 casi le parti normalmente scartate contengono più fibre di quelle comunemente consumate
Uno studio pubblicato su JACC: Advances, condotto su oltre 8.700 persone con una storia di tumore, associa diversi modelli alimentari salutari a un minor rischio cardiovascolare e di mortalità
I vegani presentano una biodiversità intestinale mediamente inferiore agli onnivori. Secondo uno studio danese, il minore consumo di proteine potrebbe contribuire a spiegare la differenza.
Analizzati quasi 13mila adulti per otto anni: chi consumava più dolcificanti ha mostrato un declino della memoria e delle capacità cognitive del 62% più rapido. L'associazione è più forte nei diabetici e negli under 60.
Osservato tra i 7 e i 10 anni un’associazione tra il consumo di alimenti ultraprocessati, la risposta cerebrale alle immagini di cibi appetibili e le variazioni della composizione corporea nell’anno successivo
Uno studio esamina gli effetti di un'alimentazione mediterranea personalizzata e più ricca di proteine su adulti a rischio di malnutrizione e declino cognitivo. Dopo sei mesi, i risultati mostrano benefici sia sullo stato nutrizionale sia sulle prestazioni cognitive.
Uno studio clinico di due anni su 365 adulti ad alto rischio di Alzheimer non ha rilevato miglioramenti cognitivi né un rallentamento della riduzione del volume dell’ippocampo con l’assunzione quotidiana di DHA.
Uno studio su 461.682 persone non rileva un'associazione complessiva tra alimenti ultra-processati e cancro del colon-retto. Cereali integrali e latticini sono associati a un'incidenza inferiore, mentre emerge un'associazione opposta per le carni lavorate.
Dalla dieta mediterranea alla DASH, dieci modelli alimentari sono risultati associati a un rallentamento dell’invecchiamento biologico in uno studio su circa 7.500 persone pubblicato su Nature Communications.
Uno studio su 500 adulti pubblicato su Body Image associa una maggiore connessione con la natura all’alimentazione intuitiva. Apprezzamento del corpo e autocompassione potrebbero contribuire a spiegare il legame.
Consumare cibo a tarda sera potrebbe influire sulla salute epatica, interferendo con i ritmi circadiani e il metabolismo. I ricercatori stanno studiando se anticipare l'ultimo pasto possa offrire benefici concreti.
Uno studio di Harvard e del Boston Children’s Hospital su oltre 1.300 coppie madre-bambino suggerisce che seguire la dieta mediterranea in gravidanza potrebbe essere associato a una minore probabilità di coliche ed eczema nei neonati.
Alcuni nutrienti del latte materno possono cambiare grazie a specifiche integrazioni alimentari, mentre altri restano stabili. Lo dimostra uno studio internazionale pubblicato su Science, condotto su tre sperimentazioni in Burkina Faso, Pakistan e Tanzania.
Uno studio statunitense su oltre mille adulti esplora il rapporto tra alimentazione intuitiva, stili di vita e salute cardiometabolica, trovando associazioni interessanti con ipertensione, colesterolo alto e diabete
Il 10 ottobre torna l'Obesity Day, la campagna nazionale promossa dalla Fondazione ADI. Al centro della 26ª edizione ci sono le abitudini alimentari e gli stili di vita delle persone immigrate in Italia
L'analisi di oltre 9.000 pasti suggerisce che una dieta ricca di zuccheri durante gli antibiotici possa favorire l'alterazione del microbiota e la proliferazione di batteri opportunisti.
Una revisione di 22 studi suggerisce che i grassi trans naturalmente presenti in latte, burro, yogurt e formaggio non aumentino il rischio cardiovascolare o di diabete di tipo 2.
Osservato un legame tra infiammazione, attività della corteccia prefrontale e avversione allo sforzo. Un trattamento antinfiammatorio ha attenuato questi effetti in donne con obesità.
Ricercatori del Virginia Tech hanno osservato differenze nella risposta insulinica, nell’utilizzo dei carboidrati e nell’attività delle aree cerebrali legate a motivazione e ricompensa.
I dati dello studio ABCD mostrano una maggiore frequenza di abbuffate, preoccupazione per il peso e comportamenti compensatori tra gli adolescenti che possedevano uno smartphone già a 12 anni.
Uno studio pubblicato su Nature ha mostrati che durante la terapia con antibiotici ad ampio spettro, un maggiore consumo di zuccheri è risultato associato a una più marcata perdita di diversità del microbiota e all'espansione di Enterococcus
In 493 adulti con sovrappeso o obesità, il consumo di bevande dolcificate senza zucchero per due anni è stato associato a una perdita di peso simile a quella osservata con l’acqua.
Uno studio del King’s College London su oltre 228mila adulti della UK Biobank rileva un’associazione tra alimentazione di tipo mediterraneo e minore probabilità di acne, soprattutto nelle donne.
Al Congresso nazionale SIGENP di Genova il focus sulla nutrizione come strumento terapeutico. Un bambino su tre con sovrappeso o obesità presenta una steatosi epatica. Nel Crohn pediatrico la nutrizione enterale esclusiva resta una delle principali strategie per indurre la remissione. Gli esperti: "Serve un approccio sempre più personalizzato, soprattutto negli adolescenti"