Salute 8 Ottobre 2026 15:22

Neonato prematuro di un chilo, al Bambino Gesù una procedura mininvasiva per una grave cardiopatia

Nato alla 29esima settimana e con un peso di appena un chilo, il piccolo è stato sottoposto a una procedura transcatetere combinata che gli ha permesso di stabilizzarsi e crescere in attesa dell’intervento cardiochirurgico

di Redazione
Neonato prematuro di un chilo, al Bambino Gesù una procedura mininvasiva per una grave cardiopatia

Pesava appena un chilo, era nato alla 29esima settimana di gravidanza e aveva una grave cardiopatia congenita. Per un neonato così piccolo e fragile, un intervento cardiochirurgico immediato avrebbe comportato rischi proibitivi. Al Bambino Gesù di Roma l’équipe di Cardiologia Interventistica ha scelto così una strada diversa: una procedura mininvasiva eseguita interamente per via transcatetere, con l’obiettivo di stabilizzare il bambino e guadagnare tempo prezioso per permettergli di crescere. Luca, nome di fantasia, è un gemellino nato in Sardegna. Trasferito al Bambino Gesù, è stato sottoposto alla procedura dall’équipe dell’Unità Operativa Complessa di Cardiologia Interventistica, guidata dal dottor Gianfranco Butera. Con appena un chilo di peso al momento del trattamento, è il bambino più piccolo al mondo trattato con questa strategia transcatetere combinata. A circa tre mesi dalla procedura, il suo peso è più che raddoppiato: oggi raggiunge i 2,5 chili.

Una cardiopatia grave in un neonato estremamente prematuro

Alcune cardiopatie congenite possono determinare già nei primi giorni di vita una condizione particolarmente critica. Il sangue può avere difficoltà a raggiungere l’aorta e, di conseguenza, il resto dell’organismo, mentre una quantità eccessiva può essere indirizzata verso i polmoni, provocandone un sovraccarico. Nei neonati con peso estremamente basso, la gestione diventa ancora più complessa. A un chilo di peso, infatti, un intervento cardiochirurgico tradizionale può essere troppo rischioso o non essere tecnicamente praticabile. Per Luca era quindi necessario individuare una soluzione temporanea, capace di mantenere stabile la circolazione e, soprattutto, di consentirgli di crescere fino a raggiungere le condizioni necessarie per affrontare l’intervento cardiochirurgico risolutivo.

Uno stent e due dispositivi per regolare il flusso verso i polmoni

La soluzione è arrivata dalla cardiologia interventistica. Senza aprire il torace, attraverso sottilissimi cateteri introdotti nei vasi sanguigni, i medici hanno raggiunto il cuore e i grandi vasi. Nel caso di Luca è stato posizionato uno stent nel dotto arterioso, una piccola struttura metallica cilindrica che consente di mantenerlo aperto e garantire un adeguato flusso di sangue verso l’aorta. Contemporaneamente, nelle due arterie polmonari sono stati impiantati altrettanti pulmonary flow regulators. Si tratta di piccoli dispositivi dotati di una membrana con una minuscola apertura, attraverso la quale il sangue può continuare a raggiungere i polmoni, ma in quantità controllata, evitando il sovraccarico della circolazione polmonare. In pratica, è una sorta di “bendaggio” delle arterie polmonari realizzato dall’interno dei vasi, senza ricorrere alla chirurgia. La procedura non corregge definitivamente la cardiopatia, ma permette ai neonati estremamente piccoli e fragili di guadagnare il tempo necessario per crescere e arrivare, nelle condizioni migliori possibili, all’intervento cardiochirurgico definitivo.

Al Bambino Gesù un programma dedicato ai neonati più piccoli

Il Bambino Gesù utilizza questa strategia da circa due anni e ha progressivamente sviluppato un programma strutturato per il trattamento dei neonati con peso estremamente basso. L’ospedale è l’unico centro italiano e uno dei tre in Europa con un programma per il trattamento transcatetere delle cardiopatie congenite anche nei bambini con un peso inferiore al chilogrammo, a partire da circa 700 grammi. Nell’ultimo anno sono stati trattati con questa particolare strategia cinque bambini di peso compreso tra 1 e 1,8 chili. Nello stesso periodo sono stati complessivamente 30 i bambini con cardiopatie congenite e un peso inferiore ai 2 chili sottoposti al Bambino Gesù a procedure transcatetere. “Nei bambini così piccoli la cardiochirurgia può non essere immediatamente praticabile e fino a pochi anni fa le possibilità di trattamento erano estremamente limitate”, spiega Gianfranco Butera, responsabile dell’Unità Operativa Complessa di Cardiologia Interventistica del Bambino Gesù. “Con questa tecnica possiamo intervenire senza aprire il torace, regolando dall’interno dei vasi la quantità di sangue che raggiunge i polmoni e mantenendo contemporaneamente un flusso adeguato verso l’aorta. Non correggiamo ancora la cardiopatia: creiamo le condizioni perché il bambino possa crescere fino all’intervento definitivo”, aggiunge.

Il peso è più che raddoppiato in tre mesi

A circa tre mesi dalla procedura, il percorso di Luca procede positivamente. Il bambino ha raggiunto i 2,5 chili, è libero dalla ventilazione meccanica invasiva e si alimenta regolarmente attraverso un sondino. “Siamo molto soddisfatti del recupero”, sottolinea Andrea Dotta, responsabile dell’Unità Operativa Complessa di Terapia Intensiva Neonatale del Bambino Gesù, dove il bambino è attualmente ricoverato. “È nato gravemente pretermine, alla 29esima settimana, con un peso di appena un chilo e una cardiopatia molto complessa. Oggi ha più che raddoppiato il peso, è libero dalla ventilazione meccanica invasiva e si alimenta regolarmente attraverso un sondino. Anche il quadro neurologico e gastrointestinale è particolarmente confortante”, aggiunge. Il prossimo obiettivo è raggiungere un peso di circa 3 chili, che potrebbe consentire a Luca di affrontare l’intervento cardiochirurgico necessario per correggere la cardiopatia. Un percorso che ha richiesto il lavoro integrato di più specialità del Bambino Gesù: Cardiologia Interventistica, Terapia Intensiva Neonatale, Cardiologia perinatale, Anestesia e rianimazione cardiochirurgica e Cardiochirurgia.

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