Una ricerca individua nelle risorse psicologiche possibili fattori protettivi contro lo stress e i traumi associati ai sintomi della sindrome premestruale e del disturbo disforico premestruale.
Mindfulness e autocompassione potrebbero aiutare a ridurre il peso dei sintomi premestruali gravi, attenuando l’impatto dello stress e dei traumi sulla loro intensità. È quanto emerge da uno studio condotto da psicologhe dell’Università SWPS e dell’Università Jagellonica, in Polonia, pubblicato sulla rivista Psychology and Psychotherapy: Theory, Research and Practice.
La ricerca ha coinvolto 228 partecipanti di età compresa tra 18 e 52 anni, analizzando il rapporto tra risorse psicologiche, esperienze traumatiche, stress percepito e sintomi della sindrome premestruale (PMS) e del disturbo disforico premestruale (PMDD). Una parte delle partecipanti ha inoltre monitorato i propri sintomi per due cicli mestruali. La PMS interessa circa il 20-30% delle donne in età fertile, mentre il PMDD, la sua forma più grave, colpisce una quota stimata tra il 3 e l’8%. Entrambe le condizioni possono provocare sbalzi d’umore, affaticamento, difficoltà di concentrazione, mal di testa e dolori muscolari durante la seconda fase del ciclo, compromettendo lavoro, studio, relazioni e qualità della vita. I ricercatori hanno esaminato in particolare autocompassione, mindfulness e senso di coerenza, per individuare possibili fattori psicologici protettivi.
I risultati indicano che alcune risorse psicologiche possono moderare gli effetti negativi dello stress e delle esperienze traumatiche sulla gravità dei sintomi premestruali. Tra i fattori individuati figurano l’autocompassione, intesa come la capacità di trattare se stessi con gentilezza nei momenti difficili, e la mindfulness, ovvero l’attenzione al momento presente senza giudicare le proprie esperienze.
Secondo Rachela Antosz-Rekucka, psicologa dell’Istituto di Psicologia dell’Università SWPS e autrice dello studio nell’ambito della propria ricerca di dottorato presso l’Università Jagellonica, un atteggiamento più comprensivo verso se stessi può ridurre l’impatto dello stress quotidiano sui sintomi premestruali. Questa risorsa potrebbe risultare particolarmente utile nei periodi di forte tensione emotiva, quando le difficoltà legate al ciclo rischiano di sommarsi ad altre fonti di disagio. Anche la mindfulness può contribuire a contenere la sofferenza, soprattutto attraverso la capacità di osservare le proprie reazioni emotive senza giudicarle. Evitare di considerare negative o inaccettabili le emozioni provate può infatti limitare l’amplificazione del disagio percepito. Un ulteriore elemento protettivo è rappresentato dal senso di coerenza, cioè dalla capacità di interpretare le esperienze come comprensibili e affrontabili, anche quando lo stress aumenta.
Per le persone con una storia di traumi, inoltre, riconoscere e descrivere con precisione i propri stati interiori, senza giudicare le reazioni emotive, potrebbe contribuire a ridurre l’associazione tra le esperienze traumatiche passate e la gravità dei sintomi premestruali. Questi risultati suggeriscono quindi che il modo in cui si affrontano le emozioni e lo stress può influenzare l’esperienza del ciclo mestruale, pur senza eliminare necessariamente le manifestazioni fisiche e psicologiche dei disturbi.
I risultati potrebbero contribuire allo sviluppo di programmi terapeutici rivolti alle persone che soffrono di PMS e PMDD, attraverso interventi basati sulla mindfulness, sulla terapia focalizzata sulla compassione e su strategie finalizzate a rafforzare il senso di coerenza. L’obiettivo sarebbe migliorare la capacità di affrontare i sintomi e ridurre le ripercussioni sulla vita quotidiana.
Poiché si tratta di condizioni che possono ripresentarsi nel tempo, queste strategie potrebbero affiancare i trattamenti già disponibili e favorire una gestione più efficace del disagio. Le autrici indicano inoltre la possibilità che simili interventi contribuiscano a ridurre la dipendenza dai farmaci, un’ipotesi che richiede tuttavia ulteriori verifiche.
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