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Rieti, siglato patto salute per aumentare donazioni sangue e plasma

L’Associazione Immunodeficienze Primitive (Aip) insieme alla Federazione delle Associazioni Emofilici (FedEmo), alle associazioni di donatori, al Centro Nazionale Sangue e al Consiglio Superiore di Sanità, rilancia il patto per garantire rigore, efficienza e innovazione all’intero sistema nell’interesse dei pazienti

Un “Patto di Salute” per aumentare il livello di quantità ed efficienza delle donazioni di sangue e plasma, indispensabili per la produzione di medicinali alla base di terapie spesso salvavita, come quelle per i pazienti affetti da malattie rare. È questo l’obiettivo dell’accordo firmato a Rieti, lanciato con gli hashtag #donaresangue, #donareplasma, che ha visto tra i firmatari le due associazioni riceventi (Associazione Immunodeficienze Primitive – AIP, e FedEmo) e le associazioni donatori, con il Centro Nazionale Sangue.

L’evento, promosso dalla Diocesi di Rieti, è stato l’occasione per fare il punto sulle donazioni di sangue e plasma e In Italia e affrontare i temi dell’aumento della raccolta del sangue, necessario a raggiungere l’autosufficienza nazionale, e della dimensione etica della donazione. “La donazione, segno di solidarietà e gratuità, e i donatori, a cui va tutta la nostra riconoscenza – ha dichiarato Alessandro Segato, Presidente Associazione Immunodeficienze Primitive Onlus (Aip) – sono il punto di partenza per la terapia salvavita. Senza donazione e senza donatori non c’è terapia, non ci sono le immunoglobuline. In particolare la donazione di plasma, rispetto alla donazione di sangue intero, è da preferirsi in quanto più “efficiente”. In sostanza è possibile ricavare dal plasma più prodotto, più immunoglobuline, rispetto al sangue intero”.

Secondo gli ultimi dati del Centro Nazionale Sangue nel 2017 i donatori sono stati poco più di un milione e 680mila, in calo di 8mila unità rispetto all’anno precedente, di cui 304mila nuovi. Il calo continua dal 2012, anno “di picco” con quasi un milione e 740mila donatori registrati. Il 31% è donna, e la fascia di età in cui sono più numerosi è quella 46-55 anni, il 29% del totale, e quelli tra 36 e 45, il 26%. Il 13% ha tra 18 e 25 anni. Nel 2017 sono state effettuate oltre tre milioni di donazioni (3.006.726 per la precisione), trentamila in meno rispetto all’anno precedente. Attraverso le donazioni in aferesi è stato possibile invece raccogliere quasi 830mila chili di plasma, indispensabile per la produzione di una serie di farmaci salvavita, con un aumento dell’1,8% rispetto al 2016. Grazie al sistema sangue italiano, che si basa totalmente sulla donazione volontaria e non remunerata, sono state effettuate oltre 637mila trasfusioni, per interventi chirurgici o terapie di malattie come la talassemia. Per fortuna l’Italia riesce a essere autosufficiente ma solo grazie alla compensazione tra le regioni. Il contributo all’autosufficienza nazionale di globuli rossi è stato prevalentemente fornito da Piemonte (27%), Lombardia (16%), Veneto (14%), Trento (10%), Emilia-Romagna (9%).

“Il sangue rappresenta l’elemento vitale”, ha ricordato Il Monsignore Domenico Pompili. “La possibilità di donare è una forma di condivisione. Ecco perché il dono del sangue è un’esperienza di vera solidarietà, di notevole valore civico ed etico, un gesto di grande generosità, che permette di salvare tante vite umane. Si tratta infatti di un presidio terapeutico vitale e insostituibile, non riproducibile artificialmente, sempre più necessario in ragione del progresso della medicina, della ricerca e dell’aumento della vita media”. “La donazione è pertanto un atto volontario, gratuito, anonimo e responsabile da ripetere in modo periodico che ci arricchisce spiritualmente”, ha continuato Pompili. “Non possiamo perciò che salutare con gratitudine questa iniziativa”.

L’Associazione Immunodeficienze Primitive (AIP) ha da sempre una attenzione particolare al tema dalla donazione di sangue e plasma. “Negli ultimi anni si è presa piena consapevolezza di quanto sia critico il tema per la buona cura dei pazienti che rappresenta”, ha continuato Segato. “Ora che le immunoglobuline sono il driver per la determinazione dei fabbisogni, l’associazione non può sottrarsi nello scendere in campo a favore di una piena e consapevole utilità della donazione, sollecitando la solidarietà di tutti per la vita dei pazienti affetti da immunodeficienza. Ecco perché stiamo dialogando con le associazioni di donatori e con gli altri stakeholder del “sistema sangue”, per sviluppare una strategia che possa mettere al centro della donazione il paziente e l’utilità della donazione per esso, in modo tale che ci sia piena consapevolezza del gesto gratuito che si compie e dalla propria utilità per la vita delle persone che ne beneficiano. L’idea è quella di proporre un documento condiviso sui temi rilevanti della donazione che possa essere presentato per la prossima giornata della donazione che sarà il prossimo 14 giugno 2019”.

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