Salute 7 Ottobre 2026 12:20

Malattie reumatologiche, oltre 10 milioni di italiani coinvolti: 734mila con forme gravi e disabilitanti

La Società Italiana di Reumatologia presenterà il nuovo Libro Bianco, con dati sul peso delle patologie e proposte per rendere più tempestivo e omogeneo l’accesso alle cure

di Redazione
Malattie reumatologiche, oltre 10 milioni di italiani coinvolti: 734mila con forme gravi e disabilitanti

Non sono soltanto “malattie delle ossa” e non riguardano esclusivamente la terza età. Le malattie reumatologiche comprendono oltre 200 condizioni diverse e possono interessare bambini, giovani adulti e persone anziane. In Italia coinvolgono oltre 10 milioni di persone, mentre circa 734mila convivono con forme gravi e disabilitanti. Un impatto che non si limita al dolore e alla perdita di funzionalità, ma può coinvolgere la vita familiare, sociale e lavorativa. È questo il quadro che sarà al centro della 30ª Giornata Mondiale delle Malattie Reumatologiche, in programma il 12 ottobre al Senato della Repubblica. L’incontro, promosso su iniziativa della senatrice Maria Cristina Cantù con la collaborazione della Società Italiana di Reumatologia (SIR), sarà l’occasione per presentare il nuovo Libro Bianco della Società scientifica. L’evento punta a portare all’attenzione delle Istituzioni i bisogni delle persone e a individuare una roadmap per rendere più accessibili e omogenei i percorsi di prevenzione, diagnosi e cura.

Non solo “mal di ossa”: oltre 200 malattie

“La reumatologia non si limita alle articolazioni dell’età avanzata: si occupa di oltre 200 condizioni che comprendono malattie infiammatorie, degenerative e osteo-metaboliche e numerose patologie autoimmuni capaci di coinvolgere cute, polmoni, reni, cuore, apparato digerente e sistema nervoso”, spiega Andrea Doria, presidente della SIR. Tra le condizioni più diffuse ci sono l’artrosi, che interessa circa 8,7 milioni di persone, l’osteoporosi, con circa 5 milioni di casi, e la fibromialgia, che riguarda quasi 2 milioni di italiani. Seguono le spondiloartriti, con circa 600mila persone coinvolte, e l’artrite reumatoide, che interessa circa 320mila persone. Nel complesso, sono oltre un milione le persone con malattie infiammatorie delle articolazioni e della colonna vertebrale, mentre circa 734mila presentano forme severe e disabilitanti. “Le malattie reumatologiche non sono un destino di vecchiaia e dolore, ma un grande tema di salute pubblica che riguarda tutte le età”, sottolinea Doria. “Oggi, grazie ai progressi della ricerca, possiamo affrontarle con strumenti impensabili fino a pochi anni fa. Il trentesimo anniversario della Giornata Mondiale sarà l’occasione per raccontarlo”.

Donne, bambini e lavoratori: l’impatto sul quotidiano

A essere maggiormente colpite sono le donne. Tra le circa 371mila persone con esenzione ticket per malattie reumatologiche croniche invalidanti, il 68% è di sesso femminile e oltre la metà ha tra i 45 e i 65 anni, dunque in una fase della vita ancora fortemente caratterizzata dall’attività lavorativa. Ma le malattie reumatologiche possono iniziare molto prima. In età pediatrica, l’artrite idiopatica giovanile presenta una prevalenza compresa tra 16 e 150 casi ogni 100mila bambini. Per alcune persone la malattia prosegue anche nell’età adulta, rendendo particolarmente importante la continuità assistenziale e una corretta transizione dai servizi pediatrici a quelli dedicati agli adulti. A pesare è anche l’impatto sul lavoro. Per la sola artrite reumatoide il costo complessivo è stimato in oltre 2 miliardi di euro l’anno, circa 900 milioni dei quali legati ai costi indiretti. Considerando insieme artrite reumatoide, artrite psoriasica e spondilite anchilosante, si stimano circa 23,2 milioni di giornate di lavoro perse ogni anno, con un impatto economico complessivo superiore ai 4 miliardi di euro.

L’importanza di diagnosi precoce e terapie

Uno dei nodi principali resta il tempo della diagnosi. Per molte malattie reumatologiche infiammatorie intervenire precocemente può cambiare il decorso della patologia e ridurre il rischio di danni irreversibili. “Fino a pochi anni fa molte di queste malattie portavano quasi inevitabilmente alla disabilità”, sottolinea Roberto Caporali, presidente eletto della SIR. “Oggi, grazie ai farmaci biologici e alle terapie mirate, la remissione o una bassa attività di malattia sono obiettivi raggiungibili per un numero crescente di persone”. Il fattore tempo rimane però decisivo. “Nelle prime fasi di molte malattie reumatologiche infiammatorie esiste una ‘finestra di opportunità’, durante la quale il trattamento è più efficace nel modificare il decorso della patologia”, spiega Caporali. “Intervenire tempestivamente consente di ridurre danno articolare e d’organo, disabilità, invalidità lavorativa e costi indiretti”. La possibilità di arrivare alla remissione rappresenta oggi uno dei principali cambiamenti nella gestione di queste patologie. La stessa SIR sottolinea come le terapie disponibili consentano, in molti casi, di controllare la malattia e limitarne l’impatto sulla vita quotidiana.

Il libro bianco: le proposte della reumatologia italiana

Il 12 ottobre, al Senato, la SIR porterà quindi non soltanto i numeri, ma anche una serie di proposte operative. L’obiettivo è affrontare le criticità ancora presenti nell’assistenza e trasformare i progressi scientifici in un accesso alle cure più tempestivo e uniforme. “Abbiamo scelto di portare all’attenzione delle Istituzioni un quadro fondato su dati ed evidenze, ma costruito soprattutto a partire dalle aspettative dei pazienti”, afferma Caporali. “Vogliamo aprire un confronto sul futuro dell’assistenza reumatologica e sulla capacità del nostro sistema sanitario di trasformare i progressi della ricerca in cure accessibili a tutti”. Il confronto si inserisce anche nel percorso legato al Disegno di Legge 946, attualmente all’esame del Parlamento, che punta a rafforzare la rete assistenziale per alcune patologie reumatologiche e a favorire un modello di presa in carico integrato e multiprofessionale. La sfida, dunque, non riguarda soltanto la disponibilità di nuove terapie, ma la possibilità di intercettare la malattia prima che produca danni irreversibili, garantire una presa in carico continuativa e ridurre le differenze territoriali nell’accesso ai percorsi di cura. “Per questo abbiamo messo a punto una serie di proposte operative, contenute nel Libro Bianco che presenteremo il 12 ottobre, per rafforzare la reumatologia italiana e soprattutto fare in modo che il successo delle cure si traduca in opportunità concrete per ogni persona”, conclude Caporali.

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