Lavoro 23 Ottobre 2018

Contro sovra-diagnosi e sovra-trattamento, Gimbe pubblica le linee guida per modificare le soglie di malattia

L’estensione della definizione di malattia porta ad etichettare come malate e quindi “curare” persone nelle quali gli effetti avversi sono maggiori dei benefici. Il presidente della Fondazione Nino Cartabellotta: «È indispensabile che i panel coinvolti in questo processo dispongano di una guida per modificare le soglie di malattia»

Immagine articolo

Overdiagnosis e overtreatment sono l’epidemia del 21° secolo. Cosa significa? Che le definizioni di malattia sono state estese, finendo per etichettare come malate persone il cui stadio di malattia è troppo precoce, molto lieve e/o non evolutivo. Il sovra-trattamento che ne consegue può quindi sbilanciare il rapporto benefici/rischi in ipertensione, embolia polmonare, insufficienza renale cronica, osteoporosi, prediabete, carcinoma della tiroide, disturbo da deficit di attenzione e iperattività e demenza. È quanto messo in evidenza dalla Fondazione Gimbe, per la quale «se da un lato l’estensione delle definizioni di malattia può determinare benefici per i pazienti che possono accedere a trattamenti efficaci, dall’altro rappresenta uno dei driver principali della sovra-diagnosi».

Secondo la Fondazione, il problema nasce dai «panel che elaborano linee guida per la pratica clinica» che  «modificano le soglie di malattia senza valutare rigorosamente l’impatto sulla loro prevalenza, e soprattutto dei potenziali effetti avversi delle modifiche proposte: infatti, se il beneficio terapeutico assoluto è solitamente proporzionale alla severità della malattia, la probabilità di effetti avversi è generalmente costante e indipendente, in quanto effetto fisso dell’intervento terapeutico. Di conseguenza, nei pazienti con malattia in fase precoce o lieve, gli effetti avversi sono spesso più probabili dei benefici».

«È allora indispensabile – afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – che i panel coinvolti in questo processo dispongano di una guida per modificare le soglie di malattia». E proprio con questo obiettivo, la Fondazione Gimbe ha realizzato la versione italiana ufficiale della checklist recentemente pubblicata dal Guidelines International Network (G-I-N) che include 8 item:

  1. Definizione di malattia: quali sono le differenze tra la nuova definizione e quelle precedenti?
  2. Impatto epidemiologico della modifica: in che misura la nuova definizione di malattia modificherà incidenza e/o prevalenza della malattia?
  3. Motivazioni: per quali ragioni viene modificata la definizione di malattia?
  4. Abilità prognostica: in che misura la nuova definizione di malattia, rispetto alla precedente, predice outcome clinicamente rilevanti?
  5. Precisione e accuratezza della definizione di malattia: qual è il grado di ripetibilità, riproducibilità e accuratezza della nuova definizione di malattia?
  6. Benefici: qual è il beneficio incrementale per i pazienti classificati con la nuova definizione di malattia rispetto alla precedente?
  7. Effetti avversi: quali sono gli effetti avversi incrementali per i pazienti classificati con la nuova definizione di malattia rispetto alla precedente?
  8. Benefici e effetti avversi netti: qual è il beneficio e il danno netto per i pazienti classificati con la nuova definizione di malattia rispetto alla precedente?

«Per evitare – conclude Cartabellotta – che i potenziali rischi di sovra-diagnosi e sovra-trattamento danneggino i “nuovi malati” occorre grande cautela nel modificare le soglie di malattia. In particolare, tali modifiche dovrebbero sempre migliorare il profilo rischio/beneficio a livello di popolazione. In tal senso auspichiamo che la checklist venga utilizzata da tutte le società scientifiche italiane impegnate nella produzione di linee guida per la pratica clinica».

LEGGI ANCHE: SANITÀ, PRESENTATO RAPPORTO GIMBE. CARTABELLOTTA: «LOTTA SPRECHI, REVISIONI LEA, RIFINANZIAMENTO SSN: ECCO DOVE PUÒ INTERVENIRE IL NUOVO MINISTRO»

Articoli correlati
Covid-19, come sono stati gestiti dati e comunicazione? Un’analisi
Il confronto tra Antonio Scala, Pierluigi Lo Palco, Antonio Gaudioso, Marco Delmastro, Nino Cartabellotta e Giovanni Rezza nel talk ospitato da Big Data in Health Society
di Tommaso Caldarelli
Tamponi, Cartabellotta (GIMBE): «Trend in picchiata. Attività di testing non è prioritaria per molte Regioni»
«Nella gestione di questa fase dell’epidemia, in particolare dove la diffusione del virus non sembra dare tregua, la strategia delle 3T non è adeguata»
Covid-19, caos tamponi. Dai 12 della Campania ai 130 della Valle d’Aosta, ogni Regione fa da sé. Il Report Gimbe
Gimbe: «Estendere il numero dei tamponi e fissare una soglia minima giornaliera di 250 test per 100.000 abitanti per evitare comportamenti opportunistici delle Regioni»
Coronavirus, Cartabellotta (GIMBE): «Lombardia come Wuhan. State a casa perché Sud non può reggere uno tsunami simile»
La Fondazione GIMBE ha creato una pagina di monitoraggio sull’epidemia di COVID-19. «Il virus è nel nostro Paese da molto tempo, si diffonde molto rapidamente e l’impennata è evidente in tutte le Regioni» spiega il presidente Nino Cartabellotta. Poi ammonisce: «Attenzione perché l’epidemia sta mettendo in ginocchio uno dei migliori Sistemi sanitari regionali del Paese»
Bilancio, Sileri-Cartabellotta: «Intervenire su personale e Lea». Viceministro: «Per specializzazioni 2mila borse in più»
Botta e risposta ai microfoni di Sanità Informazione, tra il Senatore e il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta: «Su fondi per il personale ed esigibilità dei Lea giuste critiche che consentono di aggiustare il tiro di una Legge di Bilancio su cui, io credo, abbiamo già ottenuto moltissimo: vedi l’abolizione del superticket»
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Non Categorizzato

La diffusione del coronavirus in tempo reale nel mondo e in Italia

All’8 luglio, sono 11.838.384 i casi di coronavirus in tutto il mondo e 544.414 i decessi. Mappa elaborata dalla Johns Hopkins CSSE.   I CASI IN ITALIA Bollettino del 7 luglio: nell’ambi...
Diritto

Pensioni, la Cassazione: «Necessaria richiesta per lavorare fino a 67 anni». Altrimenti due anni di attesa per il primo assegno

Il rischio per il lavoratore è di essere sollevato dall’incarico al compimento dei 65 anni, senza ricevere la pensione. Possibile eccessiva riduzione degli organici in sanità
Lavoro

Riforma sistema 118, le posizioni (opposte) di medici dell’Emergenza e SIS 118

Presentato al Senato il Ddl di riforma del 118: prevede organici propri e un sistema dipartimentale. Ma è scontro tra Balzanelli (SIS 118) e Manca (Simeu)