Lavoro 12 aprile 2018

Sempre più anziani, sempre meno geriatri. Il paradosso spiegato dal Presidente della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria

Ogni anno sono solo 164 le borse di studio per geriatria. Raffaele Antonelli Incalzi: «Dovrebbero essere almeno 300 e vanno formati anche medici di famiglia ed altri specialisti». E aggiunge: «A livello politico manca consapevolezza del problema»

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La vita si allunga, gli italiani invecchiano, ma non ci sono abbastanza geriatri per curarli. È l’allarme lanciato dalla Società Italiana di Gerontologia e Geriatria (SIGG), che accende i riflettori sull’insufficienza di medici specializzati in un campo della medicina che sarà sempre più importante. Eppure sono molti i giovani medici che vorrebbero intraprendere la strada della geriatria. Cosa glielo impedisce? La programmazione delle borse di studio per le scuole di specializzazione: ogni anno, per geriatria, ce sono soltanto 164. Una cifra «assolutamente irrisoria – commenta a Sanità Informazione il Presidente della SIGG Raffaele Antonelli Incalzi – che evidentemente riflette l’assenza di consapevolezza, a livello di Conferenza Stato-Regioni e a livello politico in senso lato, dell’assoluta necessità di avere dei professionisti con specifica competenza in geriatria».

«E che si tratti di un problema sottostimato – aggiunge il Presidente – è dimostrato dal fatto che i Livelli Essenziali di Assistenza non comprendano la visita geriatrica e la valutazione multidimensionale geriatrica, uno strumento di cura ormai riconosciuto in tutto il mondo come di eccellenza per il malato complesso in età avanzata. Manca proprio la sensibilità e la comprensione del problema: è come se non ci si rendesse conto che la società invecchia e che, invecchiando, pone delle problematiche che implicano delle risposte: una figura professionale con la cultura tecnica e la competenza necessarie».

Cosa fare, quindi? Aumentare il numero delle borse di studio per il corso di specializzazione in geriatria. Le attuali 164 lasciano infatti scontenti i tanti giovani che non riescono ad accaparrarsi un posto e che sono costretti a ripiegare su altre specialità, e i tanti anziani, che saranno sempre di più, che avranno difficoltà a trovare un geriatra. «Senza dimenticare – sottolinea Antonelli – che un’ottimale gestione del malato complesso anziano assicura un risparmio anche per le casse dello Stato, e quindi la spesa per la formazione del geriatra è ripagata dall’efficacia dell’assistenza che viene fornita».

Secondo il Presidente della SIGG sarebbero necessarie almeno 300 borse l’anno, «solo per far fronte al fabbisogno dei nodi nevralgici dell’assistenza domiciliare e dei reparti ad alta intensità di cura delle residenze sanitarie assistenziali, luoghi in cui la competenza geriatrica offre veramente un plus di valore». Ma la stima fatta dal Presidente è al ribasso, perché «se dovessimo realmente far fronte al reale fabbisogno, le borse dovrebbero essere come minimo 450, ma mi rendo perfettamente conto che esistono problemi di compatibilità economica. Andrebbe però fatta una valutazione complessiva delle proporzioni tra le varie specialità».

Ma oltre all’aumento delle borse, per migliorare l’assistenza geriatrica sarebbe possibile intervenire in altri modi. A partire dall’ottimizzazione di determinati percorsi di cura e dal miglioramento della formazione geriatrica degli specialisti non geriatrici: «Si potrebbe senz’altro svolgere delle attività formative che forniscano strumenti di competenza geriatrica – afferma il Presidente – rivolte in primo luogo ai medici di medicina generale, ma anche a specialisti di altre branche che vedono in gran misura pazienti geriatrici. Il nefrologo, ad esempio, ha in cura pazienti con un’età media piuttosto avanzata. Già questo secondo me sarebbe un grosso aiuto, ma ad ogni modo anche queste attività presupporrebbero la disponibilità di geriatri che invece sono veramente pochi, quindi comunque un discreto aumento delle borse mi sembra assolutamente fondamentale», conclude.

LEGGI ANCHE: CARENZA MEDICI, ANAAO: «35MILA SPECIALISTI VIA NEI PROSSIMI CINQUE ANNI». BIASCI (FIMP): «PEDIATRI A RISCHIO, SERVONO RISORSE E STRUTTURE»

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