Uno studio della Northwestern University ha esplorato il ruolo dei sogni REM nella soluzione dei problemi. Su 20 persone, alcuni enigmi sono stati richiamati durante il sonno attraverso specifici suoni. Quelli comparsi nei sogni sono stati risolti più spesso al risveglio
Quante volte, davanti a un problema difficile, ci siamo sentiti dire di “dormirci sopra”? L’idea che il sonno possa aiutare a trovare una soluzione non è nuova, ma i ricercatori della Northwestern University hanno cercato di capire se i sogni possano avere un ruolo attivo in questo processo. Lo studio ha coinvolto 20 persone esperte di sogni lucidi, alle quali sono stati proposti diversi enigmi prima di dormire. L’analisi, pubblicata di recente su Neuroscience of Consciousness, ha mostrato che alcuni degli enigmi richiamati durante la fase REM attraverso specifici suoni comparivano successivamente nei sogni e, in alcuni casi, venivano risolti più facilmente al risveglio.
Un suono poteva riportare un problema dentro il sogno
Prima di dormire, i partecipanti hanno cercato di risolvere diversi enigmi senza riuscire a completarli tutti. Ogni problema era associato a un particolare suono. Quando i partecipanti entravano nella fase REM, individuata attraverso il monitoraggio dell’attività cerebrale, i ricercatori riproducevano alcuni di quei suoni. L’obiettivo era verificare se lo stimolo potesse riportare l’enigma nella mente del partecipante anche durante il sogno. Il risultato è stato sì: gli enigmi associati ai suoni riprodotti durante il sonno comparivano nei sogni più frequentemente rispetto a quelli non richiamati.
Gli enigmi comparsi nei sogni venivano risolti più spesso
La scoperta più interessante è arrivata dopo il risveglio. Tra i partecipanti che avevano incorporato maggiormente gli enigmi nei propri sogni, quelli richiamati durante la fase REM risultavano associati a una maggiore probabilità di essere risolti successivamente. Secondo i ricercatori, questo suggerisce che durante il sonno il cervello possa continuare a elaborare informazioni legate a problemi rimasti irrisolti, combinandole con altri contenuti presenti nel sogno. Non si tratta però della dimostrazione che il sogno sia direttamente responsabile della soluzione.
Perché la fase REM potrebbe essere importante
La fase REM è caratterizzata da una marcata attività cerebrale e dalla maggiore frequenza di sogni vividi. È proprio durante questa fase che i ricercatori hanno cercato di riattivare selettivamente gli enigmi attraverso gli stimoli sonori. L’esperimento offre quindi un nuovo modo per studiare il rapporto tra sogni, memoria e creatività, mostrando che alcuni contenuti possono essere richiamati anche mentre il cervello sta costruendo l’esperienza onirica.
Uno studio piccolo, ancora lontano da un’applicazione clinica
Il risultato è interessante ma deve essere interpretato con cautela. La ricerca ha coinvolto soltanto 20 partecipanti, tutti con esperienza di sogni lucidi, e quindi non sappiamo se lo stesso meccanismo possa funzionare nella popolazione generale. Inoltre, l’associazione tra sogno e successiva soluzione degli enigmi è stata osservata attraverso un’analisi successiva e non dimostra un rapporto di causa-effetto. Non significa quindi che basti “dormirci sopra” per risolvere un problema. Serviranno studi più ampi per capire se questa tecnica possa essere replicata e se, in futuro, possa avere applicazioni nello studio della memoria e delle funzioni cognitive.
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