L’obiettivo è ridurre le differenze nell’accesso alle cure, sostenendo chi vive nei territori più fragili o è costretto a spostarsi per curarsi.
Un Fondo nazionale di solidarietà per la salute, aggiuntivo rispetto al finanziamento ordinario del Servizio sanitario nazionale, per fare in modo che il luogo in cui si vive pesi meno sulla possibilità di curarsi. È la proposta avanzata dalla FNOMCeO, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, nel confronto aperto con le Regioni sul futuro del SSN.
Il punto di partenza è una realtà che molti cittadini sperimentano direttamente: tempi di attesa molto diversi da un territorio all’altro, difficoltà a trovare medici e servizi vicino casa, prestazioni che richiedono spostamenti anche di centinaia di chilometri. Differenze che possono trasformarsi in un ulteriore ostacolo soprattutto per anziani, persone con patologie croniche e famiglie con minori possibilità economiche.
FNOMCeO propone quindi uno strumento specifico, distinto dal Fondo sanitario nazionale, destinato a finanziare programmi verificabili per ridurre questi divari. Le risorse dovrebbero essere indirizzate al rafforzamento del personale sanitario, della medicina generale e dell’assistenza di prossimità, alla riduzione delle liste d’attesa, al potenziamento dei servizi nelle aree interne e al sostegno dei pazienti e delle famiglie costretti a spostarsi per ottenere le cure.
L’obiettivo, dunque, non sarebbe semplicemente trasferire nuove risorse alle Regioni, ma legarle a risultati concreti e misurabili per i cittadini: tempi più brevi per una visita o un esame, maggiore presenza di professionisti nei territori più scoperti, servizi più vicini e minori differenze nella possibilità di accedere all’assistenza.
Alla base della proposta c’è anche una richiesta di revisione dei criteri con cui vengono distribuite le risorse. Per FNOMCeO, il finanziamento dovrebbe tenere conto non soltanto del numero degli abitanti, ma anche delle condizioni nelle quali quelle persone vivono e si ammalano.
Invecchiamento della popolazione, povertà, deprivazione sociale, mortalità, presenza di territori montani, insulari o scarsamente popolati possono infatti rendere più difficile garantire gli stessi servizi ovunque.
Per un cittadino, queste differenze possono tradursi nella necessità di attendere più a lungo una prestazione, percorrere distanze maggiori per raggiungere uno specialista o avere meno possibilità di essere seguito vicino casa. Per chi convive con una patologia cronica, e deve quindi accedere ripetutamente ai servizi sanitari, la distanza può diventare un problema ancora più rilevante.
È una posizione che la Federazione aveva già espresso nei mesi scorsi, chiedendo di integrare stabilmente nel riparto del Fondo sanitario nazionale indicatori capaci di descrivere meglio il reale fabbisogno dei territori, compresi la dispersione geografica e il carico delle malattie croniche.
Uno dei punti centrali della proposta riguarda la mobilità sanitaria. Per FNOMCeO, spostarsi in un’altra Regione dovrebbe restare una possibilità di scelta del cittadino e non diventare una strada obbligata perché nel proprio territorio una prestazione non è disponibile o richiede tempi troppo lunghi.
Dietro i numeri della mobilità sanitaria ci sono infatti persone e famiglie che devono organizzare viaggi, permessi di lavoro, pernottamenti e, in alcuni casi, permanenze prolungate lontano da casa. Alle difficoltà legate alla malattia si aggiungono così costi economici e organizzativi che non sono uguali per tutti.
Il nuovo Fondo dovrebbe quindi prevedere anche forme di sostegno per chi è costretto a spostarsi per ricevere assistenza. Una misura che potrebbe diventare particolarmente importante per le famiglie con meno risorse, per le quali anche le spese indirette legate a un percorso di cura possono rappresentare un ostacolo.
La mobilità, secondo l’impostazione proposta dalla Federazione, diventerebbe così anche un indicatore della capacità di un territorio di rispondere ai bisogni dei propri cittadini: quando lo spostamento non è una scelta ma una necessità, segnala una difficoltà del sistema sanitario locale.
Nel disegno avanzato dalla FNOMCeO, una parte delle risorse dovrebbe essere destinata alla riduzione delle liste d’attesa, uno dei problemi con cui i cittadini entrano più frequentemente in contatto.
Quando i tempi del servizio pubblico diventano incompatibili con il bisogno di salute, le alternative sono spesso due: rivolgersi al privato sostenendone personalmente il costo oppure cercare la prestazione altrove. Per chi non può permettersi né l’una né l’altra soluzione, il rischio è rinviare una visita, un esame o un controllo.
Per questo intervenire sui tempi di accesso significa anche intervenire sulle disuguaglianze economiche. La possibilità di ricevere una prestazione nei tempi necessari non dovrebbe dipendere dalla capacità di pagarla di tasca propria o di affrontare uno spostamento.
A questo si aggiunge il tema della sanità territoriale. Case della comunità, Ospedali di comunità e Centrali operative territoriali possono avvicinare l’assistenza ai luoghi in cui le persone vivono, ma perché questo avvenga servono professionisti e risorse stabili.
Il nodo del personale è particolarmente evidente nelle aree interne e nei territori nei quali è più difficile reclutare e trattenere medici e altri professionisti sanitari. Per i cittadini che vi abitano, la carenza di personale può significare una maggiore distanza dai servizi e una minore continuità dell’assistenza.
Il Fondo nazionale di solidarietà per la salute resta, al momento, una proposta. Non risultano ancora definiti uno stanziamento, una dotazione finanziaria né un provvedimento normativo che ne disciplini l’istituzione.
Il presidente FNOMCeO Filippo Anelli ha aperto il confronto con la Conferenza delle Regioni con l’obiettivo di individuare possibili punti di convergenza da sottoporre successivamente a Governo e Parlamento.
La questione posta dalla Federazione riguarda però direttamente i cittadini: quanto deve incidere il luogo di residenza sulla possibilità di ottenere una visita nei tempi necessari, trovare un medico vicino casa o accedere a una terapia senza dover attraversare il Paese?
La proposta del Fondo prova a intervenire proprio su questa distanza, destinando risorse aggiuntive ai territori dove l’accesso alle cure è più difficile. Per capire se potrà produrre effetti concreti bisognerà però verificare se al confronto istituzionale seguiranno risorse, regole e strumenti operativi.