Uno studio dell'Università di Modena e Reggio Emilia mostra che personalizzare la terapia antipertensiva sulla base del profilo cardiovascolare materno può migliorare gli esiti della gravidanza, riducendo i casi di neonati sottopeso e favorendo il prolungamento della gestazione
L’ipertensione in gravidanza è una delle complicanze ostetriche più frequenti e rappresenta un fattore di rischio sia per la salute della madre sia per quella del bambino. Oltre ad aumentare la probabilità di parto pretermine, può compromettere la crescita del feto e determinare un basso peso alla nascita, con possibili conseguenze anche dopo il parto.
Una ricerca dell’Università di Modena e Reggio Emilia (UNIMORE), pubblicata sulla rivista Minerva Obstetrics Gynecology, suggerisce che un approccio più personalizzato alla terapia antipertensiva potrebbe migliorare significativamente questi esiti. Lo studio, condotto presso il Policlinico di Modena, ha valutato l’introduzione nella pratica clinica di un sistema di monitoraggio non invasivo del cuore materno, dimostrando una marcata riduzione dei neonati con peso inferiore a 2.500 grammi e una maggiore durata della gravidanza.
Perché l’ipertensione in gravidanza richiede un monitoraggio attento
L’ipertensione interessa tra il 3% e il 5% delle gravidanze ed è tra le principali cause di complicanze ostetriche. Se non adeguatamente controllata, può compromettere il corretto funzionamento della placenta, limitare l’apporto di ossigeno e nutrienti al feto e aumentare il rischio di parto prematuro, ritardo della crescita e ricovero del neonato in terapia intensiva. Per questo motivo, la presa in carico delle future mamme con ipertensione richiede controlli regolari e un percorso assistenziale multidisciplinare, capace di adattare le cure alle caratteristiche di ogni paziente.
La novità: una terapia costruita sulle caratteristiche della futura mamma
L’elemento innovativo dello studio è rappresentato dall’utilizzo del monitoraggio emodinamico materno, una valutazione che permette di analizzare il funzionamento del sistema cardiovascolare durante la gravidanza. Attraverso un dispositivo non invasivo basato su ultrasuoni Doppler, i medici possono raccogliere informazioni sul lavoro del cuore e sulla circolazione sanguigna della gestante. Questi dati consentono di personalizzare la terapia antipertensiva, scegliendo il trattamento più adatto in base al profilo cardiovascolare della donna e non soltanto ai valori della pressione arteriosa.
Meno neonati sottopeso e gravidanze più lunghe
I ricercatori hanno confrontato gli esiti delle gravidanze seguite prima e dopo l’introduzione di questo nuovo approccio assistenziale nel 2022. I risultati sono particolarmente significativi: la percentuale di neonati con peso inferiore a 2.500 grammi è passata dal 36,4% al 6,5%. Inoltre, le gravidanze sono arrivate mediamente a un’epoca gestazionale più avanzata, riducendo il rischio di parto molto pretermine. È stata osservata anche una diminuzione dei ricoveri in terapia intensiva neonatale, un dato che dovrà essere confermato da studi più ampi ma che lascia intravedere possibili benefici anche nell’assistenza dopo la nascita.
Cosa può cambiare per le donne e per i loro bambini
Per le future mamme con ipertensione, una terapia più mirata potrebbe tradursi in una maggiore probabilità di portare avanti la gravidanza, riducendo il rischio di complicanze legate alla prematurità e favorendo una migliore crescita del bambino. Dal punto di vista del sistema sanitario, un’assistenza sempre più personalizzata potrebbe contribuire anche a ridurre i ricoveri neonatali, limitare le complicanze e migliorare la qualità dei percorsi dedicati alle gravidanze a rischio. Si tratta di un approccio che punta a intervenire prima che si sviluppino conseguenze più gravi, con potenziali benefici sia clinici sia organizzativi.
Una prospettiva promettente, ma servono ulteriori conferme
Secondo gli autori dello studio, i risultati rappresentano una delle prime evidenze scientifiche a sostegno dell’utilità del monitoraggio emodinamico nella gestione dell’ipertensione in gravidanza. Tuttavia, saranno necessari studi condotti su popolazioni più numerose per confermare questi dati e valutarne l’applicazione su larga scala. Se le evidenze verranno consolidate, questo modello assistenziale potrebbe diventare un importante alleato nella presa in carico delle gravidanze ad alto rischio, offrendo alle donne cure sempre più personalizzate e aumentando le possibilità di un esito favorevole per madre e neonato.
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