I comitati etici restano centrali, ma servono nuove competenze e una governance che coinvolga ricercatori, riviste scientifiche, finanziatori e autorità regolatorie
L’intelligenza artificiale sta entrando rapidamente nella ricerca sanitaria, dalla gestione e analisi dei dati allo sviluppo e alla valutazione di nuove tecnologie. Ma mentre le possibilità offerte dall’AI aumentano, crescono anche le domande sulla capacità degli attuali sistemi di supervisione di proteggere adeguatamente diritti, equità e fiducia delle persone. È questo il punto di partenza del nuovo rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità, “Artificial Intelligence-related health research: ethics review and oversight”, che individua le principali criticità etiche legate all’impiego dell’intelligenza artificiale nella ricerca e propone indicazioni per ricercatori, comitati etici, finanziatori, riviste scientifiche, autorità regolatorie e decisori politici.
Il rapporto dell’OMS distingue tre grandi ambiti. Il primo riguarda la ricerca sanitaria che utilizza dati e strumenti di intelligenza artificiale; il secondo gli studi condotti attraverso strumenti e tecnologie di AI; il terzo la ricerca che ha come oggetto gli stessi strumenti e tecnologie di intelligenza artificiale. Una distinzione che diventa importante anche sul piano della supervisione etica, perché i rischi possono cambiare in funzione di come e perché l’AI viene utilizzata. Tra le questioni individuate dall’OMS ci sono trasparenza, bias, equità, responsabilità, privacy e possibili danni legati alla rapida introduzione di strumenti basati sull’intelligenza artificiale. Il problema, sottolinea l’Organizzazione, è che i meccanismi di supervisione esistenti potrebbero non essere sempre sufficienti per affrontare rischi nuovi o più complessi.
Un elemento centrale del rapporto riguarda i Research Ethics Committees (REC), chiamati a continuare a svolgere un ruolo fondamentale nella tutela delle persone coinvolte nella ricerca. Per farlo, però, potrebbero essere necessarie ulteriori competenze, formazione e risorse. La crescente complessità degli studi che utilizzano l’AI richiede infatti capacità specifiche per valutare non soltanto gli aspetti metodologici della ricerca, ma anche le possibili conseguenze dell’utilizzo di sistemi algoritmici. L’OMS richiama inoltre la responsabilità dei ricercatori, che dovrebbero individuare e ridurre i rischi etici già nelle prime fasi dello studio, garantire una comunicazione trasparente e considerare anche le conseguenze sociali più ampie delle tecnologie utilizzate.
La supervisione non può però essere affidata esclusivamente alla valutazione dei singoli progetti. Il rapporto richiama infatti il ruolo di finanziatori, riviste e editori scientifici, organismi di governance dei dati, società scientifiche e autorità regolatorie. Ognuno di questi soggetti può contribuire a costruire condizioni più solide per una ricerca sull’AI condotta in modo responsabile. La governance dell’intelligenza artificiale nella ricerca sanitaria diventa quindi un processo che accompagna l’intero ciclo della ricerca: dalla progettazione dello studio alla valutazione etica, dalla pubblicazione fino alla regolamentazione e all’implementazione.
Per l’OMS, il tema etico non riguarda soltanto la possibilità che un sistema di AI produca un risultato corretto. Riguarda anche come quel risultato viene ottenuto, quali dati sono utilizzati, quali rischi possono emergere e chi è chiamato a rispondere delle decisioni. “Il rapporto offre considerazioni pratiche per aiutare ricercatori, comitati etici e decisori politici a orientarsi tra le opportunità e i rischi associati alla ricerca sanitaria legata all’AI”, ha dichiarato Meg Doherty, Direttrice del Department of Science for Health dell’OMS. L’innovazione, ha aggiunto, deve essere accompagnata da garanzie capaci di proteggere dignità, diritti ed equità.
Un capitolo del rapporto è dedicato ai Paesi a basso e medio reddito. L’AI può offrire opportunità importanti per affrontare problemi sanitari persistenti, ma la ricerca e lo sviluppo tecnologico sono ancora fortemente concentrati nei contesti a reddito più elevato. Per l’OMS, rafforzare leadership, competenze e partecipazione locale nella ricerca sull’intelligenza artificiale è quindi fondamentale per evitare che le nuove tecnologie producano ulteriori forme di esclusione o disuguaglianza. Il rapporto richiama, tra le altre questioni, fairness, condivisione dei benefici, “data colonialism”, “ethics dumping” e squilibri di potere.
L’intelligenza artificiale si sviluppa più rapidamente dei tradizionali meccanismi di regolazione e supervisione. Per questo, secondo l’OMS, servono sistemi di controllo agili, basati sulle evidenze e capaci di adattarsi all’evoluzione tecnologica. “Una governance efficace dell’AI nella ricerca sanitaria richiede collaborazione tra discipline, settori e istituzioni”, ha sottolineato Alain Labrique, Direttore del Department of Data, Digital Health Analytics and Artificial Intelligence dell’OMS. Il rapporto, pubblicato dall’OMS il 21 luglio 2026 e presentato ufficialmente il 21 settembre, viene indicato dall’Organizzazione come un punto di partenza per rafforzare la supervisione etica della ricerca sanitaria nell’era dell’intelligenza artificiale e per contribuire allo sviluppo di futuri standard, linee guida e strumenti di governance.
Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato