Salute 5 Ottobre 2026 14:30

Il “paradosso” del nido: più infezioni da piccoli, meno negli anni dopo

Una review internazionale analizza le infezioni nei primi anni di vita e mostra come l’esposizione precoce ai patogeni possa concentrare più malanni nei primi anni e ridurne il carico negli anni successivi

di Viviana Franzellitti
Il “paradosso” del nido: più infezioni da piccoli, meno negli anni dopo

Raffreddori quasi ogni mese, gastroenteriti, febbre, infezioni simil-influenzali, mal di gola da streptococco ed eruzioni cutanee: per molti genitori l’ingresso al nido e alla scuola dell’infanzia sembra coincidere con una sequenza interminabile e, a volte, preoccupante, di malanni. Una nuova review, realizzata da ricercatori di Cornell University, University College London, University of Cambridge e North Middlesex University Hospital, ha raccolto le evidenze disponibili per capire quanto sia normale ammalarsi nei primi anni e che rapporto esista tra frequenza delle infezioni, frequentazione del nido e maturazione del sistema immunitario. L’analisi è stata pubblicata il 18 marzo 2026 su Clinical Microbiology Reviews e non si basa su un nuovo campione di bambini, ma integra dati epidemiologici, studi di coorte, analisi sierologiche e report di focolai. Il quadro che emerge può essere rassicurante per molte famiglie: l’elevato numero di infezioni nei bambini piccoli è considerato normale, mentre l’ingresso precoce nei servizi per l’infanzia sembra soprattutto anticipare l’esposizione a molti patogeni.

Quante volte è normale che un bambino si ammali

Il primo elemento da chiarire è che nei primi anni di vita ammalarsi spesso non significa necessariamente avere difese immunitarie deboli. I bambini piccoli incontrano continuamente microrganismi che il loro sistema immunitario non ha ancora riconosciuto. A questo si aggiungono comportamenti tipici dell’età, come mettere le mani e gli oggetti in bocca, una capacità ancora limitata di mantenere una buona igiene personale e il contatto ravvicinato con altri bambini.

La review riporta che i bambini sotto i cinque anni risultano positivi a un virus respiratorio per circa metà dell’anno, con una media di circa 12 episodi respiratori all’anno; non tutti provocano sintomi, ma gli episodi sintomatici possono arrivare a otto o nove, equivalenti a un raffreddore quasi ogni mese. Altri dati indicano, per i bambini intorno ai 15 mesi, circa un’infezione respiratoria acuta al mese. Per un bambino di circa un anno che inizia il nido, gli autori stimano nel primo anno di frequenza circa 12 infezioni respiratorie, due episodi gastrointestinali e almeno un’infezione con manifestazioni cutanee. Non significa che ogni bambino debba necessariamente raggiungere questi numeri, ma offre un riferimento per capire perché la frequenza dei malanni possa apparire sorprendentemente alta senza essere, di per sé, patologica.

Perché il nido aumenta così tanto le occasioni di contagio

Il sistema immunitario non è l’unico elemento in gioco. Il nido mette insieme molti bambini piccoli, spesso provenienti da famiglie diverse e con una storia immunitaria diversa, creando condizioni particolarmente favorevoli alla circolazione dei patogeni. L’età di ingresso al childcare coincide inoltre spesso con la diminuzione della protezione garantita dagli anticorpi materni. Gli anticorpi IgG trasferiti dalla madre durante la gravidanza diminuiscono progressivamente nel primo anno di vita e, in generale, la loro protezione diventa molto più debole intorno ai 6-9 mesi, proprio quando molti bambini iniziano a frequentare strutture fuori casa. A questo si aggiunge il fatto che molti virus comuni hanno proprio nei primi anni la loro prima occasione di incontro con l’organismo. Rhinovirus, virus influenzali, RSV, adenovirus, parainfluenzavirus e altri patogeni possono circolare facilmente in ambienti nei quali i bambini trascorrono molte ore insieme.

Il sistema immunitario sta imparando a riconoscere nuovi patogeni

Dire che il nido è una “palestra per il sistema immunitario” può essere utile per spiegare il fenomeno, ma va interpretato correttamente. Non significa che ammalarsi sia un obiettivo da ricercare né che un’infezione sia sempre positiva. Nei primi anni il sistema immunitario è ancora in piena maturazione. L’incontro con nuovi antigeni porta all’attivazione e alla proliferazione di cellule B e T e contribuisce alla formazione di una memoria immunitaria. Con il ripetersi delle esposizioni, la risposta immunitaria cambia e diventa progressivamente più simile a quella osservata nei bambini più grandi. È quindi normale che un bambino piccolo possa sembrare particolarmente vulnerabile alle infezioni: non ha ancora costruito lo stesso repertorio di risposte immunitarie di un bambino più grande. La frequenza delle infezioni diminuisce poi con l’età, anche grazie all’accumulo progressivo di immunità e alla maturazione delle difese.

Più malanni prima, meno dopo: cosa succede quando arriva la scuola

È questo il risultato che può interessare maggiormente i genitori. La review raccoglie diverse evidenze secondo cui una parte delle infezioni può essere semplicemente anticipata nei bambini che frequentano precocemente il nido. Uno degli studi considerati ha seguito oltre 1.000 bambini dalla nascita fino ai 13 anni. A circa due anni, quelli che frequentavano grandi strutture per l’infanzia avevano quasi il doppio delle probabilità di avere raffreddori frequenti rispetto ai bambini accuditi a casa. Ma tra i 6 e gli 11 anni il quadro si ribaltava: i bambini che avevano frequentato grandi strutture presentavano in media meno raffreddori, con un’associazione compatibile con una maggiore immunità acquisita.

Un altro studio, condotto su 2.220 bambini nei Paesi Bassi e seguiti per sei anni, ha osservato un’associazione tra la frequenza del childcare già nel primo anno di vita e una riduzione delle malattie gastrointestinali tra i 2 e i 5 anni. Il concetto che emerge è quindi quello di una possibile redistribuzione nel tempo del carico di infezioni: entrare presto in contatto con altri bambini può significare più episodi nei primi anni, mentre iniziare più tardi non elimina necessariamente quelle infezioni, ma può spostarle verso il periodo in cui si comincia la scuola.

I malanni diminuiscono anche mentre il bambino cresce

Non è soltanto il passaggio dal nido alla scuola a modificare il quadro. Gli autori riportano anche dati secondo cui il numero degli episodi infettivi diminuisce progressivamente con l’età, persino tra i bambini che continuano a frequentare il childcare. In uno studio condotto in Islanda, il numero di episodi febbrili, gastrointestinali e respiratori nei bambini tra i 2 e i 6 anni diminuiva del 20-50% per ogni anno di età in più, con variazioni legate anche alla stagione. Secondo la review, questo effetto protettivo dell’età potrebbe dipendere soprattutto dall’accumulo progressivo di immunità dopo le infezioni precedenti, insieme alla maturazione del sistema immunitario. Per i genitori significa che un primo periodo molto intenso non necessariamente anticipa anni di malattia continua. Al contrario, la frequenza tende generalmente a ridursi con la crescita.

Ammalarsi spesso non significa che il nido sia “sporco”

Un’altra precisazione importante riguarda la struttura che il bambino frequenta. La frequenza delle infezioni non è automaticamente un indicatore di scarsa pulizia del nido o della materna. La review sottolinea che molte delle malattie che circolano nei servizi per l’infanzia sono comuni infezioni dell’età pediatrica e che la trasmissione è favorita soprattutto dalla presenza contemporanea di molti bambini ancora immunologicamente inesperti. Le infezioni sono quindi difficili da eliminare completamente anche in presenza di corrette misure igieniche. Questo non significa che prevenzione e igiene siano inutili. Lavaggio delle mani, pulizia delle superfici, corretta gestione dei servizi igienici, ventilazione e misure per limitare la trasmissione durante i focolai possono contribuire a ridurre alcuni contagi. Ma l’obiettivo realistico non è azzerare tutte le infezioni che si verificano in una comunità di bambini piccoli.

Vaccinazioni e prevenzione restano fondamentali

Il fatto che le infezioni comuni siano parte della normale esperienza dei primi anni non significa che vadano considerate tutte innocue o che sia opportuno favorirne la diffusione. Alcune possono essere severe e alcune sono prevenibili. Per questo la review indica nella vaccinazione lo strumento principale per ridurre il peso delle malattie infantili prevenibili, insieme alle normali misure di prevenzione della trasmissione. Gli autori sottolineano anche che l’obiettivo della ricerca non è capire come far ammalare prima i bambini, ma come proteggere quelli più vulnerabili e ridurre il peso delle infezioni che possono avere conseguenze importanti.

Quando la frequenza delle infezioni merita attenzione

Il messaggio della review non è dunque che “più un bambino si ammala, più è sano”. La normalità riguarda l’elevata frequenza delle comuni infezioni nei primi anni, soprattutto respiratorie, all’interno di un quadro generale compatibile con la crescita e la maturazione immunitaria. La situazione va invece valutata dal pediatra quando le infezioni sono insolitamente gravi, persistenti, complicate o associate ad altri segnali clinici, oppure quando il bambino non recupera adeguatamente tra un episodio e l’altro. Il numero degli episodi, preso da solo, non basta quindi a stabilire se esista un problema immunitario. Per molte famiglie, però, il messaggio può essere rassicurante: il bambino che dopo l’inizio del nido sembra ammalarsi in continuazione non è necessariamente un bambino con difese immunitarie deboli. Può semplicemente trovarsi nel periodo della vita in cui entra in contatto con il maggior numero di nuovi patogeni. E le evidenze raccolte suggeriscono che, crescendo, questo carico tende a diminuire e che una parte delle infezioni può essere stata semplicemente anticipata anziché evitata.

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