Nutri e Previeni 6 Novembre 2026 14:24

Gravidanza, carne rossa e cibi ultraprocessati non aumentano il rischio di depressione post partum

Uno studio prospettico pubblicato su Scientific Reports ha seguito 264 donne iraniane, valutando le abitudini alimentari durante la gestazione e la comparsa di sintomi depressivi dopo il parto

di Isabella Faggiano
Gravidanza, carne rossa e cibi ultraprocessati non aumentano il rischio di depressione post partum

Il consumo di carne rossa e di alimenti ultraprocessati durante la gravidanza non risulta associato, in modo statisticamente significativo, alla probabilità di sviluppare una depressione post partum. È quanto emerge da uno studio prospettico di coorte pubblicato su Scientific Reports, che ha analizzato le abitudini alimentari di 264 donne iraniane e la presenza di sintomi depressivi nelle settimane successive alla nascita. Il risultato non esclude che l’alimentazione possa avere un ruolo nella salute mentale materna, ma invita a considerare con cautela le relazioni tra singoli alimenti e depressione dopo il parto. La condizione, infatti, ha un’origine multifattoriale e coinvolge componenti biologiche, ormonali, psicologiche e sociali.

Lo studio: 264 donne seguite durante la gravidanza e dopo il parto

La ricerca ha coinvolto donne maggiorenni, nel terzo trimestre di gravidanza, reclutate tra ottobre 2022 e maggio 2023 presso centri sanitari territoriali e l’ospedale Yas. Le abitudini alimentari sono state rilevate attraverso un questionario semiquantitativo composto da 168 alimenti, mentre per classificare i prodotti ultraprocessati è stato utilizzato il sistema NOVA. I ricercatori hanno considerato il consumo di carne bovina e ovina, comprese le frattaglie, e quello di prodotti industriali come bevande, pane e prodotti da forno confezionati, fast food, snack salati, carni lavorate, salse e dolciumi. La valutazione della depressione post partum è stata effettuata tra quattro e sei settimane dopo il parto attraverso la Edinburgh Postnatal Depression Scale (EPDS), uno strumento di screening composto da dieci domande. Un punteggio pari o superiore a 13 è stato considerato indicativo di una probabile depressione post partum. Delle 310 donne inizialmente arruolate, 264 hanno completato il percorso di osservazione e sono state incluse nell’analisi finale. Di queste, 52, pari al 19,7%, hanno ottenuto un punteggio compatibile con una probabile depressione post partum.

Nessuna associazione significativa con carne rossa e alimenti ultraprocessati

L’analisi statistica non ha evidenziato una relazione significativa tra il consumo di carne rossa durante la gravidanza e la probabilità di presentare sintomi depressivi dopo il parto. Lo stesso risultato è emerso per gli alimenti ultraprocessati. In particolare, nel modello statistico più completo, che teneva conto anche di età materna, apporto calorico, indice di massa corporea prima della gravidanza, diabete gestazionale, livello di istruzione, condizione socioeconomica e assunzione di omega-3, il consumo più elevato di carne rossa non è risultato associato a una maggiore probabilità di depressione post partum rispetto a quello più basso. Anche per gli alimenti ultraprocessati non è stata rilevata una differenza statisticamente significativa tra le donne con consumi maggiori e quelle con consumi inferiori. Un dato che, secondo gli autori, deve essere interpretato considerando le dimensioni del campione e gli intervalli di confidenza, relativamente ampi. Non è quindi possibile escludere del tutto l’esistenza di associazioni che la ricerca potrebbe non essere stata in grado di rilevare.

Il rapporto tra alimentazione e salute mentale è complesso

L’interesse per il ruolo della nutrizione nella depressione post partum nasce dalle possibili connessioni tra alimentazione, infiammazione e metabolismo. Gli alimenti ultraprocessati, generalmente caratterizzati da un elevato contenuto di grassi saturi, zuccheri, sale e additivi, sono stati associati in altre ricerche a infiammazione cronica, alterazioni del microbiota intestinale e insulino-resistenza. Meccanismi che potrebbero contribuire alla vulnerabilità ai disturbi depressivi. Anche la carne rossa presenta un quadro articolato. Da una parte, un consumo eccessivo, soprattutto di carni lavorate, è stato collegato a effetti sfavorevoli sulla salute; dall’altra, questi alimenti apportano proteine, ferro, zinco e vitamina B12, nutrienti coinvolti nel normale funzionamento del sistema nervoso. Nello studio, le donne che consumavano più carne rossa presentavano anche un maggiore apporto di proteine, zinco, vitamina B12 e acidi grassi omega-3, tra cui EPA e DHA. Le partecipanti con un consumo più elevato di alimenti ultraprocessati, invece, assumevano complessivamente più calorie e grassi saturi. Gli autori ipotizzano che la presenza di nutrienti con potenziali effetti favorevoli possa contribuire a spiegare l’assenza di un’associazione tra carne rossa e depressione post partum. Tra questi viene preso in considerazione lo zinco, coinvolto nella regolazione dei processi infiammatori e nella trasmissione serotoninergica. Si tratta, tuttavia, di possibili spiegazioni biologiche che non sono state verificate direttamente nello studio.

I limiti della ricerca e la necessità di nuovi studi

La ricerca presenta alcuni limiti che gli stessi autori invitano a considerare. Le abitudini alimentari sono state rilevate attraverso un questionario, con la possibilità di imprecisioni nella ricostruzione dei consumi. Inoltre, le informazioni sulla dieta sono state raccolte soltanto durante il terzo trimestre, senza poter valutare eventuali cambiamenti nelle fasi precedenti della gravidanza. Non sono stati misurati neppure i sintomi depressivi e ansiosi durante la gestazione, un elemento che avrebbe potuto contribuire a interpretare meglio la salute mentale materna prima del parto. Un altro aspetto riguarda la valutazione della depressione: l’EPDS è uno strumento di screening e non sostituisce una diagnosi clinica formulata da uno specialista. Per gli autori, dunque, i risultati non consentono di stabilire che carne rossa e alimenti ultraprocessati siano privi di conseguenze sulla salute mentale materna. Indicano piuttosto che, nel campione esaminato, non è stata rilevata un’associazione statisticamente significativa con la probabile depressione post partum. Saranno necessari studi prospettici più ampi per chiarire il rapporto tra alimentazione durante la gravidanza e benessere psicologico dopo la nascita, tenendo conto della complessità dei fattori che concorrono allo sviluppo della depressione post partum.

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