Salute 26 Giugno 2026 01:00

Glp-1, uno studio accende i riflettori su olfatto e gusto: “Possibile aumento del rischio di alterazioni sensoriali”

Lo studio pubblicato su JAMA Otolaryngology–Head & Neck Surgery ha analizzato oltre 438 mila pazienti. Gli esperti invitano alla prudenza: sono necessari ulteriori studi per confermare il legame

 

: il rischio assoluto rimane basso e sono necessari ulteriori studi per confermare il legame.

 

di Isabella Faggiano
Glp-1, uno studio accende i riflettori su olfatto e gusto: “Possibile aumento del rischio di alterazioni sensoriali”

Negli ultimi anni hanno rivoluzionato la cura del diabete di tipo 2 e dell’obesità. Gli agonisti del recettore del GLP-1 hanno dimostrato di migliorare il controllo della glicemia, favorire una perdita di peso significativa e ridurre il rischio di eventi cardiovascolari e renali in molte categorie di pazienti. Parallelamente alla loro diffusione cresce però anche l’attenzione della ricerca verso i possibili effetti indesiderati. L’ultimo segnale arriva da uno studio pubblicato su JAMA Otolaryngology–Head & Neck Surgery, secondo cui la terapia con agonisti del GLP-1 potrebbe essere associata a un aumento del rischio di sviluppare alterazioni dell’olfatto e del gusto.

Lo studio su oltre 438 mila pazienti

I ricercatori dell’Hadassah Medical Center e della Hebrew University di Gerusalemme, insieme all’Institute for Research in Military Medicine e all’Israel Defense Forces Medical Corps, hanno condotto un ampio studio di coorte retrospettivo utilizzando il database internazionale TriNetX Global Collaborative Network. L’analisi ha incluso 438.474 adulti con diabete di tipo 2 trattati con agonisti del recettore del GLP-1, confrontati con un numero analogo di pazienti con la stessa patologia ma trattati con altri farmaci antidiabetici e mai esposti a questa classe terapeutica. Per ridurre il rischio di fattori confondenti, le due popolazioni sono state rese sovrapponibili attraverso il propensity score matching, una metodologia statistica che permette di bilanciare caratteristiche demografiche, cliniche e socioeconomiche. Il follow-up è durato fino a due anni dall’inizio della terapia.

Quali disturbi sono stati analizzati

L’obiettivo dello studio era valutare la comparsa di nuovi disturbi dell’olfatto e del gusto nei pazienti che iniziavano la terapia con agonisti del GLP-1. In particolare i ricercatori hanno preso in esame:

  • anosmia, ovvero la perdita parziale o totale dell’olfatto;
  • parosmia, una distorsione nella percezione degli odori;
  • parageusia e altri disturbi del gusto, caratterizzati da una percezione alterata dei sapori.

Tutti gli eventi sono stati identificati attraverso le diagnosi registrate nelle cartelle cliniche elettroniche e analizzati durante un periodo compreso tra tre mesi e due anni dall’inizio del trattamento.

Il rischio aumenta, soprattutto per l’olfatto

L’analisi ha evidenziato un’associazione statisticamente significativa tra l’utilizzo degli agonisti del GLP-1 e la comparsa di nuovi disturbi sensoriali.Nel complesso, i pazienti trattati con questi farmaci hanno mostrato un rischio del 48% più elevato di sviluppare alterazioni dell’olfatto o del gusto rispetto ai controlli (Hazard Ratio 1,48). Analizzando separatamente i diversi disturbi, il rischio è risultato ancora più marcato per l’olfatto:

  • +81% di rischio di sviluppare disturbi olfattivi (HR 1,81);
  • +52% di rischio di alterazioni del gusto (HR 1,52).

Secondo gli autori, l’associazione è rimasta stabile durante tutto il periodo di osservazione, suggerendo che non si tratti di un fenomeno limitato alle prime settimane di trattamento.

Perché potrebbe accadere

Lo studio non dimostra un rapporto di causa-effetto, ma apre alcune ipotesi biologiche. I ricercatori suggeriscono infatti che gli agonisti del GLP-1 potrebbero influenzare sia i recettori sensoriali periferici, responsabili della percezione di odori e sapori, sia le vie nervose centrali coinvolte nell’elaborazione degli stimoli sensoriali. Questa ipotesi è coerente con la distribuzione dei recettori del GLP-1 nel sistema nervoso centrale e con il crescente numero di evidenze che attribuiscono a questi farmaci effetti che vanno oltre il controllo della glicemia e dell’appetito. Inoltre, i risultati ottenuti sono in linea con quelli di due precedenti studi retrospettivi che avevano già suggerito una possibile associazione tra questa classe di farmaci e i disturbi della funzione olfattiva e gustativa.

Il rischio assoluto resta basso

Gli stessi autori invitano però a interpretare correttamente i risultati. Sebbene l’incremento relativo del rischio sia risultato significativo, il rischio assoluto rimane basso. In altre parole, la maggior parte dei pazienti trattati con agonisti del GLP-1 non sviluppa alterazioni dell’olfatto o del gusto. Per questo motivo gli esperti sottolineano che non bisogna attribuire automaticamente eventuali sintomi alla terapia. “I medici – scrivono gli autori – dovrebbero seguire il normale percorso diagnostico e non imputare prematuramente questi disturbi all’uso degli agonisti del recettore del GLP-1”. Quando possibile, aggiungono, la valutazione dovrebbe essere effettuata mediante test oggettivi e validati della funzione olfattiva e gustativa.

Cosa cambia nella pratica clinica

Lo studio non mette in discussione il favorevole rapporto beneficio-rischio degli agonisti del GLP-1, che oggi rappresentano uno dei principali strumenti terapeutici per il diabete di tipo 2 e, in molti casi, per l’obesità. I risultati suggeriscono però che, durante il follow-up, potrebbe essere utile prestare maggiore attenzione all’eventuale comparsa di alterazioni dell’olfatto e del gusto, soprattutto quando il paziente riferisce cambiamenti persistenti nella percezione degli odori o dei sapori. Gli autori concludono che saranno necessari ulteriori studi prospettici e meccanicistici per confermare questa associazione, comprenderne le cause biologiche e definire se alcuni pazienti siano maggiormente predisposti a sviluppare questi disturbi. Nel frattempo, una maggiore consapevolezza da parte di medici e pazienti può favorire un riconoscimento precoce dei sintomi senza rinunciare ai benefici di una classe di farmaci che continua a cambiare la storia della cura del diabete e dell’obesità.

Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato