Una dieta composta da alimenti ultra–processati porta a un aumento di peso superiore, alterazioni ormonali e contaminazioni da sostanze nocive rispetto a una dieta minimale, a parità di calorie, proteine, carboidrati e grassi. Lo rivela uno studio condotto dall’Università di Copenaghen, pubblicato sulla rivista Cell Metabolism. I risultati evidenziano impatti negativi significativi sulla massa grassa, la qualità dello sperma e indici di salute cardiovascolare in uomini sani di età compresa tra 20 e 35 anni.
Per arrivare a queste conclusioni i ricercatori hanno confrontato gli effetti di due diete sulle stesse persone: una dieta ultra-processata e una minimamente processata, seguite per tre settimane ciascuna, con un intervallo di tre mesi. Indipendentemente dall’apporto calorico, gli uomini hanno guadagnato circa 1 kg in più di massa grassa con la dieta ultra-processata. Inoltre, è stato rilevato un aumento dei livelli di ftalato cxMINP, un interferente endocrino usato nella plastica, insieme a una riduzione di testosterone e ormone follicolo-stimolante, essenziali per la produzione dello sperma. Jessica Preston, autrice principale, sottolinea come la natura stessa degli alimenti ultra–processati sia dannosa, anche senza consumo eccessivo.
“Siamo rimasti scioccati da quante funzioni corporee siano state alterate dagli alimenti ultra-processati, anche in giovani uomini sani”, afferma l’autore principale dello studio, Romain Barrès del Centro NNF per la Ricerca Metabolica di Base dell’Università di Copenaghen e dell’Université Côte d’Azur. “Le implicazioni a lungo termine sono allarmanti e sottolineano la necessità di rivedere le linee guida nutrizionali per una migliore protezione dalle malattie croniche“, conclude.
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