Salute 29 Aprile 2026 16:56

Giornata mondiale della spondiloartrite assiale, fino a 9mila diagnosi ogni anno

La Società Italiana di Reumatologia richiama l’attenzione su una patologia infiammatoria cronica spesso sottovalutata e ancora oggi diagnosticata con anni di ritardo. Un momento utile per riportare al centro il tema del riconoscimento precoce e della corretta gestione clinica

di Redazione
Giornata mondiale della spondiloartrite assiale, fino a 9mila diagnosi ogni anno

Un dolore lombare persistente, che dura da mesi, peggiora di notte e migliora con il movimento. È questo uno dei segnali tipici della spondiloartrite assiale, malattia infiammatoria cronica che colpisce soprattutto la colonna vertebrale e le articolazioni sacroiliache. Spesso i sintomi vengono confusi con un comune mal di schiena, contribuendo a ritardi diagnostici che possono arrivare fino a 8-10 anni. In Italia si stimano tra gli 8mila e i 9mila nuovi casi l’anno. La patologia esordisce prevalentemente in età giovanile, spesso prima dei 40 anni, e in modo sempre più equilibrato tra uomini e donne. “La spondiloartrite assiale è molto più di un semplice mal di schiena”, spiega Andrea Doria, presidente della Società Italiana di Reumatologia e professore all’Università di Padova, a pochi giorni dalla Giornata mondiale della spondiloartrite assiale, che si celebra ogni anno il 3 maggio. “Può coinvolgere anche articolazioni periferiche e diversi organi, con un quadro sistemico complesso”, aggiunge

Una malattia sistemica e multidisciplinare

La patologia non riguarda solo la colonna vertebrale. Può associarsi a uveiti, malattie infiammatorie intestinali come morbo di Crohn e rettocolite ulcerosa, oltre che alla psoriasi. “È fondamentale un approccio multidisciplinare che coinvolga reumatologi, gastroenterologi, oculisti e dermatologi”, sottolinea Roberta Ramonda, direttrice della Reumatologia all’Azienda Ospedale-Università di Padova. Il dolore infiammatorio presenta caratteristiche specifiche: compare soprattutto di notte, si associa a rigidità mattutina prolungata e migliora con il movimento. Riconoscerlo precocemente è essenziale per evitare danni irreversibili. “Di fronte a un giovane con mal di schiena persistente è importante sospettare la malattia e inviare il paziente al reumatologo”, evidenzia Ramonda.

Terapie sempre più efficaci

Le opzioni terapeutiche sono oggi più ampie ed efficaci rispetto al passato. I farmaci biologici hanno modificato la storia naturale della malattia, consentendo un controllo stabile dei sintomi. “Non possiamo parlare di guarigione definitiva, ma di remissione clinica”, spiega Ramonda, ricordando il ruolo degli inibitori del TNF, dell’interleuchina 17 e delle nuove molecole come gli inibitori JAK. Accanto alle terapie farmacologiche, anche lo stile di vita è parte integrante della gestione. Attività fisica regolare, esercizi a basso impatto come nuoto e ciclismo e una dieta di tipo mediterraneo possono contribuire a ridurre infiammazione e rigidità. “La diagnosi precoce resta il vero punto di svolta – conclude Ramonda -. Intervenire subito significa migliorare la qualità di vita ed evitare danni permanenti”.

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