L'8 ottobre si celebra la Giornata internazionale della dislessia. In Italia nell'anno scolastico 2022/2023 erano 354.569 gli studenti con una certificazione di Dsa, pari al 6% della popolazione scolastica considerata
Non è una malattia, non è una misura dell’intelligenza e non definisce il valore di una persona. La dislessia è una caratteristica del neurosviluppo che può rendere più complessi alcuni processi legati alla lettura e all’apprendimento e che richiede, soprattutto quando le difficoltà emergono in età evolutiva, di essere riconosciuta e affrontata con strumenti adeguati. Oggi, 8 ottobre, si celebra la Giornata internazionale della dislessia, un’occasione per riportare l’attenzione su un fenomeno che interessa milioni di persone e che non riguarda soltanto la scuola. Dislessia, disortografia, disgrafia e discalculia fanno parte del più ampio quadro dei disturbi specifici dell’apprendimento (DSA), condizioni del neurosviluppo che possono accompagnare la persona anche nell’adolescenza e nell’età adulta.
I numeri aiutano a comprendere le dimensioni del fenomeno. Nell’anno scolastico 2022/2023 erano 354.569 gli studenti con una certificazione di DSA, pari al 6% della popolazione scolastica considerata. La percentuale è aumentata progressivamente nel corso degli anni: era circa il 3% nel 2014/2015, mentre ha raggiunto il 6% nel 2022/2023. Secondo le stime disponibili, in Italia le persone con DSA sarebbero complessivamente circa 3,6 milioni. Un dato che, tuttavia, non può essere considerato una fotografia completa del fenomeno, perché una parte della popolazione adulta potrebbe non aver ricevuto una diagnosi. Dietro le cifre ci sono bambini, ragazzi e adulti con modalità differenti di apprendimento, bisogni specifici, difficoltà ma anche competenze, capacità e talenti che non possono essere ricondotti alla presenza di un disturbo.
Uno dei primi obiettivi della Giornata è proprio contribuire a superare gli stereotipi. “Avere un DSA non significa avere una minore intelligenza. Significa avere un diverso modo di affrontare alcune funzioni legate all’apprendimento. La difficoltà può riguardare la lettura, la scrittura, l’ortografia o il calcolo e può manifestarsi con caratteristiche differenti da persona a persona. Per questo il riconoscimento precoce delle difficoltà e una valutazione appropriata sono importanti. Non per etichettare il bambino, ma per comprendere quali siano i suoi bisogni e individuare gli strumenti più adeguati”, spiega Anna Giulia De Cagno, logopedista e vicepresidente della Federazione Logopedisti Italiani (FLI), in un’intervista a Sanità Informazione. “Conoscere significa comprendere. Comprendere significa includere”, è il messaggio che accompagna la riflessione della FLI in occasione della Giornata.
Dietro la diagnosi di DSA c’è però un percorso che per molte famiglie non è semplice. La certificazione assume un’importanza concreta soprattutto durante il percorso scolastico, perché consente di riconoscere formalmente i bisogni dello studente e di predisporre gli interventi e gli strumenti necessari per favorire la partecipazione alla vita scolastica. Gli strumenti compensativi e le misure dispensative possono infatti permettere al bambino o al ragazzo di affrontare le attività didattiche tenendo conto delle proprie specificità. Ma il primo ostacolo può essere proprio l’accesso alla valutazione. Le liste di attesa per la presa in carico e per la certificazione possono essere molto lunghe. Di fronte ai tempi dei servizi pubblici, alcune famiglie finiscono così per rivolgersi al privato. Una possibilità che, però, non è economicamente accessibile a tutti. Il rischio è quello di creare una disuguaglianza nell’accesso alla diagnosi e ai successivi supporti: la possibilità di ottenere rapidamente una valutazione non dovrebbe dipendere dalle risorse economiche della famiglia.
La complessità dei DSA richiede una valutazione che tenga insieme competenze differenti. Le professioni sanitarie della riabilitazione sono chiamate a svolgere un ruolo specifico sia nella valutazione sia nella presa in carico. “Logopedisti, terapisti della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva e le altre figure coinvolte possono contribuire, attraverso le proprie competenze, alla definizione del profilo della persona e alla costruzione di interventi personalizzati. Il principio della multidisciplinarità è particolarmente importante perché un disturbo dell’apprendimento non può essere letto attraverso un’unica lente professionale. La stessa formazione promossa negli ultimi anni nell’ambito dei DSA coinvolge neuropsichiatri infantili, psicologi, logopedisti, TNPEE e professionisti dell’area riabilitativa, a conferma della necessità di un approccio integrato. E proprio la valutazione linguistica rappresenta un elemento importante nella definizione del profilo della persona con DSA”, aggiunge De Cagno, tra i relatori di diverse iniziative formative dedicate a questo tema e alle implicazioni della valutazione nella pratica clinica.
Parlare di dislessia significa quindi parlare anche di diritti, accessibilità e inclusione. Un bambino che fatica a leggere, scrivere o svolgere un calcolo non ha bisogno di essere definito dalle proprie difficoltà. Ha bisogno che quelle difficoltà vengano comprese e che intorno a lui si costruisca una rete capace di sostenerlo. Famiglia, scuola, servizi sanitari e professionisti devono poter dialogare e condividere un percorso. Perché la diagnosi, da sola, non è sufficiente: deve essere accompagnata da una presa in carico appropriata e da interventi coerenti con il profilo della persona. “Come professionisti sanitari, siamo chiamati a promuovere una cultura dell’ascolto, dell’accoglienza e della personalizzazione, contribuendo a creare percorsi di cura, riabilitazione e supporto realmente accessibili e rispettosi delle specificità di ciascuno”, sottolinea la Vice Presidente della FLI. È una prospettiva che sposta l’attenzione dalla difficoltà alla persona e dal disturbo al funzionamento quotidiano. E che rende evidente quanto sia importante garantire a tutti la possibilità di accedere ai servizi, indipendentemente dalle condizioni economiche della famiglia.
La Giornata avrà anche un momento simbolico istituzionale. La Presidenza del Consiglio dei Ministri aderisce alla campagna internazionale “Uniti per la dislessia”, promossa da Disfam, sostenuta dall’Associazione italiana dislessia (AID) e coordinata da Oidea. Per la ricorrenza, giovedì 8 ottobre la facciata principale di Palazzo Chigi sarà illuminata di azzurro dall’imbrunire fino alle 23:59. Un gesto simbolico per portare nello spazio pubblico un tema che riguarda milioni di persone e che richiede una maggiore consapevolezza non soltanto da parte della scuola, ma anche del sistema sanitario. Perché riconoscere un DSA significa prima di tutto riconoscere una persona nella sua complessità. E garantire che le sue difficoltà non diventino una barriera all’apprendimento, alla partecipazione e alla piena espressione delle proprie potenzialità. Conoscere. Comprendere. Includere. Tre parole che, nella Giornata internazionale della dislessia, diventano anche una responsabilità per le professioni sanitarie: quella di contribuire a costruire percorsi sempre più personalizzati, accessibili e rispettosi delle differenze.
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