Advocacy e Associazioni 30 Aprile 2026 16:09

Fondazione l’Albero della Vita, vent’anni di sostegno a distanza con: il viaggio di Paola Maugeri in India

Un viaggio tra gli slum di Calcutta e le comunità dell’Assam per raccontare l’impatto concreto del sostegno a distanza. Paola Maugeri, madrina della Fondazione l’Albero della Vita, testimonia sul campo il valore di un impegno che da oltre vent’anni cambia la vita di migliaia di bambini e famiglie

di I.F.
Fondazione l’Albero della Vita, vent’anni di sostegno a distanza con: il viaggio di Paola Maugeri in India

Non è un racconto per immagini, ma un’esperienza vissuta. “Ho visto con i miei occhi”: così Paola Maugeri descrive il suo viaggio in India al fianco della Fondazione l’Albero della Vita, dove ha scelto di andare oltre il ruolo di testimonial per immergersi, per otto giorni, nella quotidianità delle comunità sostenute. Un percorso che segna un passaggio preciso: dalla sensibilizzazione all’incontro diretto. E che restituisce una fotografia meno astratta della solidarietà, fatta di volti, storie e trasformazioni tangibili. La prima tappa è nel cuore più complesso di Calcutta, tra gli slum dove la precarietà è una condizione quotidiana. Spazi ridotti, servizi essenziali limitati, difficoltà strutturali che sembrano lasciare poco spazio al futuro. Eppure, è proprio qui che emerge un altro racconto. Quello dei bambini coinvolti nei progetti educativi della Fondazione: energia, curiosità, desiderio di apprendere. Una vitalità che, come racconta Maugeri, riesce a ribaltare la prospettiva iniziale, trasformando la commozione in consapevolezza.

Baruipur: cura, autonomia e dignità

Il viaggio prosegue al Day Care Center di Baruipur, una realtà che accoglie oltre 150 bambini con disabilità insieme alle loro madri. Qui l’assistenza non è solo sanitaria, ma anche educativa e sociale. È in questo contesto che emerge la storia di Shanu, bambino che ha imparato a muoversi con una protesi grazie al progetto. Un percorso di autonomia che diventa simbolo di un approccio più ampio: non solo cura, ma restituzione di possibilità. Accanto ai bambini, le madri seguono percorsi di formazione – dalla sartoria all’estetica – che aprono a una reale indipendenza economica. Il centro diventa così uno spazio di rinascita condivisa.

Dall’educazione al lavoro: il sostegno che crea comunità

Tra le tappe più significative anche i centri di apprendimento pomeridiano, dove allo studio si affiancano pratiche di benessere come la meditazione, e la regione dell’Assam, dove il sostegno si estende all’intero tessuto sociale. Qui la Fondazione interviene con programmi che includono assistenza sanitaria, formazione e opportunità di lavoro, soprattutto per le donne. La distribuzione di telai e la formazione nella lavorazione del cotone rappresentano strumenti concreti per affrontare le difficoltà economiche stagionali, trasformando il sostegno in sviluppo duraturo.

Un cambiamento che passa dalle relazioni

Il filo conduttore del viaggio è chiaro: il sostegno a distanza non è un gesto anonimo. È una relazione. “Ho visto cosa significa il cambiamento quando qualcuno decide di investire su una persona”, racconta Maugeri. Un cambiamento che si costruisce nel tempo, accompagnando la crescita dei bambini e sostenendo le famiglie. È questo il cuore del programma della Fondazione l’Albero della Vita, attivo in India dal 2005, che integra istruzione, welfare familiare, assistenza sanitaria e percorsi di autonomia economica. I numeri aiutano a comprendere la dimensione del problema: secondo UNICEF, in India circa 206 milioni di bambini vivono almeno una forma di deprivazione, spesso multipla, tra nutrizione, salute, istruzione e condizioni abitative. In questo scenario, l’intervento delle organizzazioni sul territorio rappresenta un presidio fondamentale. Ma non ancora sufficiente. “Molti altri bambini aspettano ancora un’opportunità”, sottolinea Maugeri. Una frase che sposta il racconto dal passato al futuro. A vent’anni dall’avvio del programma di sostegno a distanza, il bilancio è fatto di migliaia di vite intercettate e accompagnate. Ma anche della consapevolezza che il lavoro non è concluso. Il viaggio di Paola Maugeri diventa così qualcosa di più di una testimonianza: un invito a partecipare. Perché, come emerge con forza dalle storie raccolte sul campo, anche un piccolo gesto può generare un cambiamento reale. E duraturo.

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