Salute 17 Aprile 2026 15:22

Fake news, pregiudizi e opinioni guidano il cervello nel decidere se una notizia è vera o falsa

Una ricerca pubblicata su PNAS mostra come le nostre convinzioni influenzino l’apprendimento delle informazioni già nelle prime fasi di lettura: la dilatazione delle pupille rivela un coinvolgimento precoce dei meccanismi cognitivi che rendono più difficile cambiare idea

di Isabella Faggiano
Fake news, pregiudizi e opinioni guidano il cervello nel decidere se una notizia è vera o falsa

Non è solo una questione di opinioni. Quando leggiamo una notizia, il nostro cervello ha già iniziato a decidere se crederci oppure no, ancora prima che ne siamo consapevoli. È quanto emerge da uno studio coordinato dalla Sapienza Università di Roma, pubblicato su PNAS  realizzato in collaborazione con l’IRCCS Santa Lucia, che mette in luce un aspetto cruciale nella diffusione delle fake news: il ruolo delle convinzioni pregresse. Attraverso la pupillometria – una tecnica che misura la dilatazione delle pupille come indice di coinvolgimento mentale – i ricercatori hanno osservato che le nostre preferenze cognitive entrano in gioco fin dalle primissime fasi dell’elaborazione delle informazioni. In altre parole, il cervello “si schiera” subito, orientando l’apprendimento in base a ciò che già riteniamo vero.

L’esperimento: tra notizie vere, false e ricompense

Lo studio ha coinvolto i partecipanti in un esperimento articolato in tre fasi. In un primo momento è stato chiesto loro di distinguere tra notizie vere e false. Successivamente, attraverso un meccanismo di ricompensa, i partecipanti dovevano imparare – per tentativi ed errori – quali informazioni erano associate a un guadagno. È qui che emerge il dato più interessante: quando la ricompensa era legata a notizie già ritenute vere, l’apprendimento risultava rapido ed efficace. Al contrario, quando venivano premiate notizie considerate false, i partecipanti mostravano difficoltà ad adattarsi, continuando a scegliere ciò che confermava le loro convinzioni, anche a costo di perdere il premio. Come spiega l ricercatore Stefano Lasaponara, “non è sufficiente che un’informazione sia coerente con le proprie convinzioni: è cruciale che venga percepita come vera”. Quando questo accade, aggiunge, “possiamo arrivare a ignorare segnali che dovrebbero farci cambiare strategia”.

Il ruolo della fiducia e della pupilla

Un elemento chiave dello studio riguarda il rapporto tra veridicità percepita e fiducia. I risultati mostrano che non solo tendiamo a privilegiare le informazioni che consideriamo vere, ma che il livello di sicurezza con cui le giudichiamo influenza profondamente il modo in cui apprendiamo. La dilatazione della pupilla, in particolare, ha rivelato che questi meccanismi si attivano prima ancora della decisione consapevole. Le pupille si dilatano maggiormente di fronte a contenuti in cui i partecipanti ripongono maggiore fiducia, segnalando un coinvolgimento cognitivo precoce. Questo dato suggerisce che la rigidità delle convinzioni non nasce solo da scelte razionali, ma da processi automatici che si attivano nelle fasi iniziali dell’elaborazione delle informazioni.

Perché è così difficile cambiare idea

Nel complesso, lo studio evidenzia come veridicità percepita e fiducia lavorino insieme nel guidare le nostre decisioni. Quando le informazioni confermano le nostre convinzioni, il cervello apprende più velocemente; quando invece le contraddicono, fatichiamo ad adattarci. Si tratta di un meccanismo che contribuisce a stabilizzare le nostre “strutture cognitive”, rendendo più difficile mettere in discussione ciò che già crediamo. Ed è proprio qui che si inserisce la persistenza della disinformazione: non basta fornire dati corretti se questi non riescono a scalfire convinzioni già radicate

Implicazioni per la lotta alla disinformazione

I risultati aprono una riflessione importante anche sul piano delle politiche pubbliche. Contrastare le fake news, infatti, non significa solo correggere i contenuti, ma intervenire sui processi cognitivi che guidano la selezione e l’apprendimento delle informazioni. “In un’epoca in cui la disinformazione si diffonde rapidamente e i social media favoriscono contenuti in sintonia con le nostre convinzioni – sottolinea Lasaponara – comprendere questi meccanismi è diventato una priorità scientifica e sociale”. Promuovere maggiore consapevolezza, sviluppare pensiero critico e favorire un approccio più flessibile alle informazioni potrebbe essere, dunque, la chiave per interrompere il circolo della disinformazione.

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