Sanità 5 Ottobre 2026 11:52

Equità di genere e inclusione, la SItI vara il Piano strategico 2026-2028

Il documento punta a integrare sistematicamente la prospettiva di genere nelle attività scientifiche, formative e istituzionali della SItI e a contrastare le disuguaglianze attraverso formazione, rappresentanza, ricerca e monitoraggio

di I.F.
Equità di genere e inclusione, la SItI vara il Piano strategico 2026-2028

Non solo dichiarare l’impegno per l’equità, ma misurarlo, verificarne i risultati e intervenire dove persistono disuguaglianze. È questo uno degli elementi centrali del “Piano strategico per l’equità di genere e per l’inclusione 2026-2028″ della Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI). Il documento, redatto dal Gruppo di Lavoro “Prevenzione di Genere” e già approvato dalla Giunta Esecutiva della Società scientifica, sarà presentato ai soci e agli iscritti in occasione del 59° Congresso Nazionale SItI, che si svolgerà a Genova dal 21 al 24 ottobre 2026. La SItI, sul proprio sito, conferma le date del Congresso e la sede genovese dell’appuntamento nazionale. L’obiettivo dichiarato dal Piano è costruire un ambiente professionale, accademico e associativo nel quale nessuna persona sia svantaggiata o esclusa per ragioni legate al genere, all’identità, all’etnia, allo stato socio-economico, alla disabilità o ad altri fattori di vulnerabilità.

Una società scientifica che mette nero su bianco le proprie disuguaglianze

Il documento parte da un’analisi della situazione internazionale e italiana e guarda in particolare alla rappresentanza e alla progressione delle donne nei luoghi decisionali e nella carriera accademica. Nel contesto medico-universitario italiano, il Piano richiama un’analisi nazionale relativa al periodo 2014-2023 che evidenzia come, nonostante una presenza femminile significativa nelle fasi iniziali della carriera accademica, la rappresentanza delle donne diminuisca nelle posizioni apicali, con la persistenza di disuguaglianze sia verticali sia orizzontali. Anche all’interno della SItI il documento fotografa una situazione nella quale la presenza femminile tra gli iscritti non trova ancora una corrispondenza pienamente proporzionale negli organismi decisionali. Nel 2024 le donne rappresentavano il 55% degli iscritti e nel 2025 il 58%, mentre la Giunta Esecutiva risultava composta per il 35,7% da donne e per il 64,3% da uomini. Ancora più marcato lo squilibrio nei Consigli delle sezioni regionali e nel Collegio dei Docenti, entrambi con una presenza femminile del 25%. Il documento evidenzia inoltre un dato particolarmente significativo: nella storia della SItI c’è stata una sola presidente donna. “La promozione della salute pubblica richiede un impegno sistematico verso l’equità, l’inclusione e la valorizzazione delle differenze”, sottolinea Mara Morini, coordinatrice del Gruppo di Lavoro “Prevenzione di Genere” della SItI, secondo quanto riportato nel comunicato. “La nostra società scientifica, in quanto punto di riferimento per la salute pubblica, a livello collettivo ed individuale, riconosce la propria responsabilità nel contribuire alla riduzione delle disuguaglianze e nel promuovere contesti professionali e scientifici inclusivi”.

Dall’equità nella rappresentanza all’equità nella ricerca

Il Piano non considera l’equità di genere soltanto come una questione di presenza numerica negli organismi decisionali. La definisce come una dimensione organizzativa, scientifica e culturale, che riguarda sia la rappresentanza nei processi decisionali sia l’integrazione della prospettiva di genere nei contenuti della sanità pubblica. Un passaggio che amplia quindi il campo di intervento: non si tratta soltanto di favorire una maggiore presenza femminile, ma di fare in modo che la prospettiva di genere entri stabilmente nella ricerca, nella formazione, nelle raccomandazioni e nelle politiche di sanità pubblica. Il Piano si articola in tre aree strategiche, alle quali si aggiunge un quarto obiettivo trasversale dedicato al monitoraggio.

  • La prima è “Cultura e comunicazione”, con l’obiettivo di rafforzare una cultura organizzativa e scientifica inclusiva, equa e trasparente, attraverso formazione, sensibilizzazione e comunicazione.
  • La seconda è “Partecipazione e leadership”, finalizzata a favorire una leadership capace di valorizzare competenze e pluralità di prospettive e a promuovere un maggiore equilibrio nella rappresentanza di genere negli organismi decisionali.
  • La terza, “Valorizzazione e sostegno”, punta invece a integrare sistematicamente la dimensione di genere nella ricerca, nelle raccomandazioni e nelle linee di indirizzo, anche attraverso valutazioni di impatto di genere ex ante ed ex post.

Formazione, linguaggio e nuovi strumenti

Il primo obiettivo prevede azioni concrete. Tra queste, la realizzazione di due momenti formativi ogni anno sul tema dell’equità di genere, uno dei quali durante il Congresso Nazionale; la predisposizione di linee di indirizzo per un linguaggio gender-sensitive e l’integrazione della prospettiva di genere nelle attività dei Gruppi di Lavoro e nelle iniziative formative della SItI. Non si tratta, quindi, soltanto di modificare comportamenti individuali, ma di costruire strumenti condivisi e una cultura organizzativa capace di sostenere il cambiamento.

Più equilibrio negli organismi decisionali

Uno dei capitoli più concreti riguarda la leadership. Il Piano prevede un monitoraggio biennale della composizione di genere degli organi decisionali della SItI, con pubblicazione dei dati in forma aggregata. Per i panel dei congressi viene indicato un obiettivo di incremento annuale del 10% della quota femminile tra le relazioni delle sessioni plenarie, con pubblicazione annuale dei dati. Sono previste inoltre survey specifiche per monitorare le progressioni di carriera per genere in almeno tre università nell’ambito della disciplina Igiene MED 42. Il Piano affronta anche il tema delle identità di genere non binarie: tra le azioni previste c’è l’integrazione, nei moduli di iscrizione alla società e nei sistemi di rilevazione interna, della possibilità di indicare un’opzione di genere non binario e altro, oppure “preferisco non dichiarare”.

L’obiettivo: portare la prospettiva di genere nella sanità pubblica

Il terzo obiettivo guarda oltre i confini organizzativi della SItI. La Società intende rafforzare il proprio ruolo di riferimento nazionale e internazionale sui temi dell’equità di genere in sanità pubblica, promuovendo collaborazione con altre società scientifiche, produzione scientifica condivisa e integrazione della dimensione di genere nelle politiche e nelle raccomandazioni. Tra le azioni indicate c’è la produzione, nel triennio, di almeno un documento di consenso con un’altra società scientifica e la realizzazione di eventi, workshop, seminari o webinar con altre società scientifiche sui temi dell’equità di genere.

Un osservatorio per capire se il Piano funziona

Il quarto obiettivo rappresenta forse l’aspetto più importante per trasformare il documento da dichiarazione di intenti a strumento operativo: monitorare nel tempo ciò che viene fatto. Il Piano prevede l’attivazione di una funzione permanente di osservazione e raccolta dei dati. In una prima fase, questa funzione sarà attribuita al Gruppo di Lavoro “Prevenzione di Genere”, in via transitoria, utilizzando gli organismi già esistenti per garantire continuità e sostenibilità organizzativa. È previsto inoltre un report annuale sul raggiungimento degli obiettivi e una call per raccogliere progetti, idee e proposte di miglioramento da parte delle persone iscritte alla SItI. Il Piano sarà quindi sottoposto a revisione nel 2028 sulla base dei risultati ottenuti. “Alla scadenza del presente Piano, nel 2028, sarà avviata una valutazione dei risultati raggiunti, sulla base degli indicatori definiti, al fine di aggiornare e ridefinire le priorità strategiche per il triennio successivo”, afferma Enrico Di Rosa, presidente della SItI, nel comunicato.

Dal principio alla misurazione

La scelta della SItI arriva in un momento nel quale il tema dell’equità assume un peso crescente nella sanità pubblica. Il Piano prova a tradurre questo principio in obiettivi, azioni e indicatori, rendendo verificabile il percorso intrapreso. La stessa struttura del documento segue questa logica: per ciascuna area sono individuate azioni specifiche e indicatori attraverso i quali misurare la loro realizzazione. “Non basta affermare che l’equità è un valore”, è il principio che attraversa il Piano. La sfida è creare condizioni organizzative, scientifiche e culturali nelle quali quel valore possa essere verificato nei fatti: nella rappresentanza, nella formazione, nella ricerca, nella produzione scientifica e nelle decisioni. Il Piano strategico per l’equità di genere e per l’inclusione 2026-2028 avrà una durata triennale. Nel 2028 la SItI valuterà i risultati raggiunti sulla base degli indicatori definiti, per aggiornare e ridefinire le priorità del triennio successivo. Un percorso, dunque, che non si conclude con l’approvazione del documento, ma che proprio da quella approvazione prende avvio: dare un nome alle disuguaglianze, misurarle e trasformare i dati in azioni per una sanità pubblica più equa e inclusiva.

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