One Health 31 Agosto 2026 11:19

Ebola, in Congo quasi 5.800 casi e 2.786 morti: partita la campagna vaccinale

Oltre 50mila dosi destinate a operatori sanitari e persone a rischio. Il vaccino, però, non è ancora approvato contro il virus Bundibugyo: la campagna servirà anche a raccogliere dati sulla sua possibile efficacia

di Redazione
Ebola, in Congo quasi 5.800 casi e 2.786 morti: partita la campagna vaccinale

Non si arresta la corsa dell’Ebola nella Repubblica Democratica del Congo, dove l’epidemia continua a estendersi e il bilancio delle vittime resta molto elevato. Secondo l’ultimo aggiornamento delle autorità sanitarie, riferito al 26 agosto, sono 5.794 i casi confermati e 2.786 i decessi. Dall’inizio dell’epidemia sono invece 1.293 le persone guarite, mentre 843 pazienti risultano attualmente ricoverati o in isolamento. Il tasso di mortalità è del 48,1%, un dato che restituisce la gravità dell’emergenza in corso.

Il contagio si allarga nel Nord Kivu

A destare preoccupazione è anche l’avanzata del virus sul territorio. Le autorità congolesi hanno confermato la presenza dell’infezione in due nuove zone sanitarie del Nord Kivu, Biena e Manguredjipa. Con queste nuove segnalazioni salgono a 60 le zone sanitarie coinvolte, distribuite in sei province: Ituri, dove si trova l’epicentro dell’epidemia, Nord Kivu, Sud Kivu, Haut-Uélé, Bas-Uélé e Tshopo. La risposta sanitaria si sta quindi concentrando non solo sull’identificazione e l’isolamento dei casi, ma anche sulla protezione delle persone maggiormente esposte al rischio di contagio.

Al via le vaccinazioni a Kisangani

In questo scenario è partita la campagna di vaccinazione, inaugurata a Kisangani, capoluogo della provincia di Tshopo, dal ministro della Salute congolese Roger Kamba. L’obiettivo iniziale è proteggere soprattutto gli operatori sanitari e il personale impegnato in prima linea, oltre alle persone che sono entrate in contatto con pazienti infetti. La vaccinazione è stata avviata anche nella zona sanitaria di Buta, nella provincia di Bas-Uélé. Sono state messe a disposizione oltre 50mila dosi per la campagna. Complessivamente, l’International Coordinating Group on Vaccine Provision ha autorizzato un primo rilascio di 70mila dosi su richiesta del governo della Repubblica Democratica del Congo.

Il vaccino non è ancora approvato contro il virus responsabile dell’epidemia

C’è però un elemento importante da chiarire: l’epidemia nella Repubblica Democratica del Congo è provocata dal virus Ebola Bundibugyo, mentre il vaccino attualmente somministrato è autorizzato per la prevenzione della malattia provocata dal virus Ebola Zaire. Per questo motivo il suo impiego nell’attuale emergenza avviene nell’ambito di un programma di uso compassionevole e rappresenta anche un’occasione per raccogliere nuove informazioni sull’efficacia del vaccino contro il virus Bundibugyo. Gli studi di laboratorio hanno indicato la possibilità di una protezione crociata, ma non è ancora possibile stabilire quanto questa protezione sia efficace nell’uomo. “L’utilizzo di Ervebo in questa situazione permetterà di proteggere le persone maggiormente esposte e, allo stesso tempo, di raccogliere dati preziosi sulla sua potenziale efficacia contro il virus Bundibugyo”, spiegano le autorità sanitarie impegnate nella risposta all’epidemia.

Una campagna che diventa anche occasione di ricerca

Il programma di immunizzazione dovrebbe interessare 14 zone sanitarie nelle province di Tshopo, Bas-Uélé e Haut-Uélé. Una parte delle dosi disponibili, circa 20mila, sarà infatti utilizzata nell’ambito di una sperimentazione clinica di fase 3, mentre le altre 50mila sono destinate alla campagna rivolta agli operatori sanitari e alle persone maggiormente a rischio. L’obiettivo è duplice: da una parte rafforzare immediatamente la protezione delle comunità esposte, dall’altra ottenere evidenze scientifiche utili per comprendere se un vaccino già disponibile possa offrire una protezione significativa anche contro il virus responsabile dell’attuale epidemia. Nel frattempo prosegue lo sviluppo di vaccini candidati specificamente progettati contro il virus Bundibugyo. La ricerca resta quindi una componente fondamentale della risposta a un’epidemia che, con quasi 5.800 casi e oltre 2.700 morti, continua a rappresentare una delle principali emergenze sanitarie nella Repubblica Democratica del Congo.

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