One Health 7 Ottobre 2026 10:19

Ebola, deceduto il primo caso importato in Kenya di virus Bundibugyo. Scatta la ricerca dei contatti

Le autorità hanno identificato 28 contatti e stanno rintracciando 23 passeggeri e quattro membri dell’equipaggio. L’Oms: "Muoversi rapidamente per individuare eventuali ulteriori casi prima che il virus abbia la possibilità di diffondersi"

di Redazione
Ebola, deceduto il primo caso importato in Kenya di virus Bundibugyo. Scatta la ricerca dei contatti

Il Kenya ha confermato il primo caso importato di malattia da virus Bundibugyo (BVD) nel Paese. Il paziente, un cittadino keniota residente nella Repubblica Democratica del Congo (Rdc), è morto nella notte del 5 ottobre a Nairobi, nonostante le cure di supporto. Le autorità sanitarie hanno immediatamente avviato il tracciamento dei contatti e la ricerca delle persone che potrebbero essere state esposte al virus, compresi i passeggeri e i membri dell’equipaggio del volo con cui l’uomo ha raggiunto la capitale keniota. A ricostruire la vicenda è l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), dopo la notifica ufficiale del caso da parte del Governo del Kenya il 6 ottobre, in conformità con il Regolamento sanitario internazionale (2005). Il Kenya diventa così il quarto Paese ad aver confermato la presenza della malattia da virus Bundibugyo.

Il viaggio dalla Rdc a Nairobi

Il paziente si era ammalato nella Repubblica Democratica del Congo, dove viveva, ed era stato assistito in diverse strutture sanitarie. Il 2 ottobre 2026 aveva quindi intrapreso un viaggio via terra verso Kampala, in Uganda, passando da Beni. Il giorno successivo, il 3 ottobre, aveva preso un volo diretto a Nairobi. All’arrivo nella capitale keniota le sue condizioni hanno richiesto il trasferimento immediato in ospedale, dove è stato isolato. I campioni sono risultati positivi al virus Bundibugyo sia presso il National Virology Reference Laboratory sia presso il Kenya Medical Research Institute. Nonostante le cure di supporto, l’uomo è deceduto nella notte del 5 ottobre. Il giorno successivo è stato sepolto secondo il protocollo nazionale per una sepoltura sicura e dignitosa in caso di Ebola.

Caccia ai contatti: 28 già identificati

La priorità ora è impedire che il virus possa trasmettersi ad altre persone. Le autorità sanitarie keniote hanno finora identificato 28 contatti, tra familiari e operatori sanitari che hanno assistito il paziente. È inoltre partita la ricerca di 23 passeggeri e quattro membri dell’equipaggio presenti sullo stesso volo con cui l’uomo è arrivato a Nairobi. Per le persone considerate a rischio sono in corso le procedure di monitoraggio e, quando indicato, di quarantena. “La preparazione alle emergenze sanitarie ci dà un vantaggio iniziale. Il Kenya ha messo in atto importanti misure di controllo dell’epidemia. La priorità ora è muoversi rapidamente per individuare eventuali ulteriori casi prima che il virus abbia la possibilità di diffondersi”, ha dichiarato Mohamed Janabi, direttore regionale dell’Oms per l’Africa. “Stiamo sostenendo gli sforzi in corso per rafforzare la risposta e, con un’azione rapida e coordinata, possiamo impedire al virus di attecchire e fermare una potenziale epidemia di maggiori proporzioni”, ha aggiunto Janabi.

Kenya in stato di massima allerta da maggio

Il Kenya era già in stato di massima allerta dal maggio 2026, quando erano stati dichiarati focolai nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda. La preparazione messa in campo nei mesi precedenti ha consentito di rafforzare le attività di sorveglianza. Al 6 ottobre, il Paese aveva sottoposto a screening oltre 652mila viaggiatori in ingresso, analizzato 267 campioni sospetti e formato circa 5mila operatori sanitari sulla prevenzione e sulla gestione dell’Ebola. L’Oms e i partner hanno affiancato il Ministero della Salute e l’Istituto nazionale di sanità pubblica del Kenya nelle attività di preparazione e risposta. Sono state realizzate esercitazioni di simulazione, formate squadre nazionali di risposta rapida e coinvolti anche operatori che avevano lavorato durante l’epidemia di Ebola in Africa occidentale del 2014-2016. Sono state inoltre individuate e valutate strutture di isolamento in 27 contee considerate ad alto rischio, mentre gli strumenti di sorveglianza sono stati aggiornati per consentire di identificare, segnalare e indagare rapidamente eventuali casi sospetti. L’Oms ha anche fornito circa 1.000 test per l’Ebola e 1.000 kit di dispositivi di protezione individuale alle contee ad alto rischio. Il punteggio di preparazione del Kenya, che tiene conto di elementi come sorveglianza, capacità diagnostica, strutture di isolamento e trattamento e squadre di risposta, è passato dal 66% di maggio all’82% di luglio 2026.

La situazione negli altri Paesi

Il caso keniota è collegato a un contesto epidemiologico più ampio. Nella Repubblica Democratica del Congo è tuttora in corso un focolaio di malattia da virus Bundibugyo, descritto dalle agenzie come l’epidemia più ampia e letale affrontata finora dal Paese per questa infezione. In Uganda, dove il virus Bundibugyo era stato identificato per la prima volta nel 2007, l’ultimo focolaio è stato dichiarato concluso nell’agosto 2026. La maggior parte dei casi era stata importata dalla Repubblica Democratica del Congo; successivamente si erano verificati anche casi acquisiti localmente tra i contatti e gli operatori sanitari collegati alle persone infette. Un caso di BVD associato a un viaggio era stato inoltre segnalato dalla Francia nel giugno 2026. Il Kenya, dunque, si trova ora a dover impedire che il caso importato possa trasformarsi in una trasmissione locale.

Nessuna restrizione a viaggi e commerci

Nonostante l’allerta, l’Oms non raccomanda al momento restrizioni ai viaggi o agli scambi commerciali con Repubblica Democratica del Congo, Uganda e Kenya sulla base delle informazioni disponibili. L’Organizzazione continua a monitorare la situazione e a verificare, quando necessario, le misure adottate in relazione ai viaggi e al commercio. “La solidarietà globale, insieme a risposte guidate dai governi con il coinvolgimento delle comunità, è la strada migliore per porre fine all’epidemia”, sottolinea l’Oms.

Che cos’è la malattia da virus Bundibugyo

La malattia da virus Bundibugyo è un’infezione grave e potenzialmente letale. Il virus si trasmette attraverso il contatto diretto con il sangue o altri fluidi corporei di una persona infetta, oppure attraverso materiali contaminati. Attualmente non sono disponibili vaccini approvati né trattamenti specifici contro la malattia da virus Bundibugyo. Alcuni prodotti candidati sono tuttavia in fase di valutazione nell’ambito di studi clinici. Il caso registrato in Kenya rende quindi centrale la rapidità della sorveglianza: identificare tempestivamente le persone esposte, monitorarle e intervenire rapidamente in presenza di eventuali nuovi casi è l’obiettivo indicato dall’Oms per evitare che un singolo caso importato possa dare origine a una più ampia catena di trasmissione.

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