Prevenzione 26 Agosto 2025 17:35

Due donne su 3 hanno fattori di rischio modificabili per malformazioni dei figli

Due terzi della popolazione femminile in età riproduttiva presenta almeno un fattore di rischio modificabile che può aumentare il rischio di gravi malformazioni e difetti congeniti. E' quanto emerge da uno studio pubblicato sull’American Journal of Preventive Medicine
Due donne su 3 hanno fattori di rischio modificabili per malformazioni dei figli

Due terzi della popolazione femminile in età riproduttiva presenta almeno un fattore di rischio modificabile che può aumentare il rischio di gravi malformazioni e difetti congeniti. Questo, in estrema sintesi, è quanto emerge da uno studio pubblicato sull’American Journal of Preventive Medicine, condotto dagli scienziati del National Center on Birth Defects and Developmental Disabilities, presso i Centers for Disease Control and Prevention. Il team, guidato dallo scienziato Arick Wang, ha utilizzato i dati del National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES), considerando 5.374 donne in età riproduttiva.

I fattori di rischio modificabili

Le cardiopatie congenite, le schisi orofacciali e i difetti del tubo neurale (DTN), spiegano gli esperti, sono condizioni congenite strutturali derivanti da anomalie che si verificano durante l’embriogenesi. “La patogenesi di questi comuni difetti alla nascita – afferma Wang – dipende da diversi fattori, alcuni dei quali modificabili, come insicurezza alimentare, insufficienza di folati, carenza di vitamina B12, diabete mellito pregestazionale, obesità pregestazionale ed esposizione al fumo di sigaretta”. Nell’ambito dell’indagine, i ricercatori hanno rilevato la prevalenza e le tendenze dei fattori di rischio per questi difetti congeniti selezionati tra le donne statunitensi di età compresa tra 12 e 49 anni. I dati sono stati raccolti dal 2007 al 2020. L’analisi ha rivelato che due terzi del campione presentava almeno un fattore di rischio modificabile.

Fondamentale intervenire già prima della gravidanza

I risultati evidenziano che identificare e affrontare questi fattori di rischio, specialmente prima della gravidanza, è fondamentale per i programmi di sanità pubblica e gli operatori sanitari per migliorare il supporto alle donne e ridurre il rischio di difetti congeniti. “Abbiamo osservato una diminuzione delle donne con bassi livelli di folato – riporta Wang – grazie alle raccomandazioni relative all’assunzione di acido folico nel periodo di programmazione di una gravidanza. I casi di insufficienza di folati sono infatti diminuiti dal 23,4 al 17,9 nell’arco di tempo considerato”. Gli studiosi precisano che il lavoro si concentra su fattori di rischio ben consolidati per difetti congeniti selezionati, per cui non sono stati presi in considerazione tutti i possibili parametri influenti. “Chiunque stia cercando una gravidanza – conclude Wang – spera in un bimbo sano. Comprendere i possibili fattori di rischio modificabili è fondamentale per le famiglie e operatori sanitari a prendere decisioni basate sui dati che possano migliorare il tasso di nascite in salute”.

 

Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato

GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Advocacy e Associazioni

Famiglie e caregiver, prorogato al 26 gennaio il termine del sondaggio Anffas sul diritto di cura

Dopo l’inchiesta pubblicata da Sanità Informazione a dicembre sulle difficoltà di accesso alle terapie riabilitative per ragazzi con disabilità dopo i 12 anni, &e...
di Redazione
Advocacy e Associazioni

Caregiver familiari, approvato il disegno di legge dal Consiglio dei Ministri

Tutele, riconoscimento e risorse per chi si prende cura dei propri cari
di Redazione
Advocacy e Associazioni

Famiglie e caregiver, il tempo stringe: partecipare al sondaggio Anffas per difendere il diritto di cura

Dopo l’inchiesta pubblicata da Sanità Informazione a dicembre sulle difficoltà di accesso alle terapie riabilitative per ragazzi con disabilità dopo i 12 anni, è anco...
di Isabella Faggiano
Salute

Sclerosi multipla, svelato il meccanismo che collega il virus di Epstein-Barr al danno cerebrale

I ricercatori hanno scoperto che, durante la risposta immunitaria contro il virus, alcuni linfociti T possono attaccare anche una proteina del cervello attraverso un processo di mimetismo molecolare, ...
di I.F.