Salute 14 Maggio 2026 09:36

Dormire troppo o troppo poco accelera l’invecchiamento e aumenta il rischio di diabete, malattie cardiovascolari e depressione

Dormire meno di sei ore o più di otto può accelerare l’invecchiamento biologico di cervello, polmoni, sistema immunitario e altri organi. Lo dimostra un ampio studio pubblicato su Nature dalla Columbia University su circa 500mila persone della UK Biobank

di Isabella Faggiano
Dormire troppo o troppo poco accelera l’invecchiamento e aumenta il rischio di diabete, malattie cardiovascolari e depressione

Dormire troppo o troppo poco fa male alla salute. A dirlo è un ampio studio pubblicato sulla rivista Nature dai ricercatori della Columbia University, secondo cui sia la carenza sia l’eccesso di sonno risultano associati a un invecchiamento biologico più rapido in diversi organi del corpo umano. La ricerca, condotta su circa mezzo milione di persone della UK Biobank, ha utilizzato sofisticati “orologi biologici” basati su imaging, proteomica e metabolomica per misurare quanto rapidamente invecchino cervello, cuore, polmoni, fegato, pancreas e sistema immunitario rispetto all’età anagrafica. Secondo i risultati dello studio, il minor livello di invecchiamento biologico è stato osservato nelle persone che dormivano tra 6,4 e 7,8 ore per notte. Al contrario, chi dormiva meno di sei ore o più di otto mostrava segni di invecchiamento accelerato. Gli studiosi parlano di una relazione “a U”: ai due estremi della curva, cioè nel sonno troppo breve o troppo lungo, aumentano gli indicatori biologici associati all’invecchiamento. L’associazione è emersa in particolare per cervello, polmoni, sistema immunitario, fegato e tessuto adiposo, ma il fenomeno coinvolge diversi sistemi dell’organismo.

Gli “orologi biologici” che misurano l’età degli organi

Negli ultimi anni gli orologi biologici sono diventati strumenti sempre più utilizzati nella ricerca sull’invecchiamento. A differenza dell’età anagrafica, questi sistemi cercano di stimare l’età “reale” degli organi attraverso algoritmi di apprendimento automatico che integrano dati biologici complessi. Nel caso di questo studio, i ricercatori hanno utilizzato immagini mediche, proteine presenti nel sangue e molecole metaboliche per costruire 23 diversi orologi biologici multi-organo. Per il fegato, ad esempio, sono stati creati orologi distinti basati su proteine, metaboliti e imaging. Lo stesso approccio è stato applicato ad altri organi e sistemi corporei.

Non solo cervello: aumentano i rischi per tutto l’organismo

L’aspetto forse più rilevante dello studio è che il sonno alterato non sembra influenzare soltanto il cervello. Le correlazioni genetiche e cliniche mostrano infatti associazioni con un ampio numero di malattie sistemiche. Il sonno breve è risultato associato a un maggior rischio di diabete di tipo 2, obesità, ipertensione, cardiopatia ischemica, aritmie, broncopneumopatia cronica ostruttiva, asma, reflusso gastroesofageo, ansia e depressione. Il sonno lungo, invece, appare collegato soprattutto a condizioni neuropsichiatriche come depressione maggiore, disturbo bipolare, schizofrenia, ADHD ed emicrania. Anche la mortalità aumenta: rispetto a chi dorme tra sei e otto ore, il rischio di morte per tutte le cause risultava superiore del 50% nei soggetti con sonno breve e del 40% in quelli con sonno prolungato.

Perché troppo sonno può essere un campanello d’allarme

Gli autori sottolineano che i risultati non dimostrano necessariamente che dormire troppo “causi” direttamente l’invecchiamento. Piuttosto, il sonno eccessivo potrebbe rappresentare un indicatore di condizioni patologiche sottostanti o di una salute generale più fragile. Lo studio suggerisce inoltre che i meccanismi biologici siano differenti. Il sonno breve sembrerebbe agire più direttamente attraverso alterazioni neuroendocrine, immunitarie e infiammatorie. Il sonno lungo, invece, potrebbe riflettere processi di invecchiamento già in corso, soprattutto a livello cerebrale e metabolico.

Il sonno come fattore modificabile di salute

Per gli autori, il messaggio centrale della ricerca è che il sonno non rappresenta soltanto un comportamento quotidiano, ma un vero regolatore sistemico della salute e dell’invecchiamento. “Sleep Chart”, lo strumento sviluppato dai ricercatori, mostra infatti come la durata del sonno sia collegata contemporaneamente a diversi organi, sistemi biologici e profili molecolari. Secondo gli studiosi, ottimizzare il sonno potrebbe quindi diventare una strategia concreta per favorire un invecchiamento sano, ridurre il rischio di malattie croniche e migliorare la longevità.

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