Dalla Redazione 24 Settembre 2026 11:53

Disturbi mentali, “chi si somiglia si piglia”

Uno studio danese su oltre 4,2 milioni di persone evidenzia una maggiore somiglianza tra i partner per diversi disturbi psichiatrici rispetto alle malattie fisiche.

Le persone con un disturbo psichiatrico hanno maggiori probabilità di avere un partner con lo stesso disturbo o con una condizione correlata. È quanto emerge da uno studio pubblicato su JAMA Psychiatry, che ha analizzato i dati sanitari e demografici di oltre 4,2 milioni di persone in Danimarca per valutare il cosiddetto accoppiamento assortativo, cioè la tendenza a scegliere partner con caratteristiche simili.

I ricercatori hanno identificato 549.541 coppie di genitori e 822.209 bambini, tra cui 513.259 trii madre-padre-figlio analizzabili congiuntamente. La maggiore somiglianza tra partner è stata osservata per la schizofrenia, seguita da disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), disturbo dello spettro autistico (ASD) e disturbo da uso di sostanze (SUD). Le combinazioni tra disturbi psichiatrici diversi erano inoltre più frequenti rispetto a quanto previsto da un abbinamento casuale, mentre il fenomeno risultava molto più marcato rispetto alle malattie fisiche.

Un fenomeno difficile da misurare

L’accoppiamento assortativo è relativamente semplice da individuare quando riguarda caratteristiche visibili, come l’altezza, ma diventa più complesso nel caso di tratti comportamentali o condizioni psichiatriche. I ricercatori non potevano infatti stabilire direttamente quali caratteristiche le persone considerassero nella scelta del partner. Hanno quindi utilizzato la somiglianza fenotipica come indicatore, confrontando le diagnosi presenti nei due componenti della coppia. Un limite delle ricerche precedenti era rappresentato dalla disponibilità di campioni relativamente piccoli, spesso costituiti da pazienti ospedalieri o volontari autoselezionati, difficilmente rappresentativi della popolazione generale. Inoltre, gli studi su larga scala non sempre tenevano adeguatamente conto della comorbilità psichiatrica. La presenza di più diagnosi nella stessa persona può infatti produrre una sovrapposizione apparente tra i disturbi dei partner. Per ridurre questo problema, il nuovo studio ha utilizzato i registri nazionali danesi, collegando le informazioni del Sistema di Anagrafe Civile, del Registro Nazionale dei Pazienti e del Registro Centrale di Ricerca Psichiatrica.

Il confronto con l’accoppiamento casuale

Per verificare se la somiglianza osservata fosse superiore a quella attesa casualmente, gli autori hanno costruito anche uno scenario simulato. Hanno mantenuto le madri delle famiglie reali, sostituendo ciascun padre con un uomo selezionato casualmente tra quelli abbinabili per età e luogo di nascita. A ogni coppia fittizia è stato quindi associato un bambino simulato con caratteristiche anagrafiche corrispondenti a quelle del figlio reale. L’analisi è stata ripetuta generando 1.000 popolazioni simulate.

Nelle famiglie reali, la correlazione complessiva tra i disturbi psichiatrici dei genitori è risultata pari a r=0,28, superiore a quella osservata negli scenari casuali. La schizofrenia presentava la maggiore compatibilità tra i partner, seguita da ADHD, ASD e disturbo da uso di sostanze. L’associazione riguardava anche coppie in cui i due partner avevano diagnosi differenti. Secondo gli autori, la presenza di un disturbo caratterizzato da una forte tendenza all’accoppiamento assortativo poteva aumentare anche la probabilità di combinazioni con altre condizioni psichiatriche.

Possibili conseguenze sulla familiarità dei disturbi

Il confronto con le popolazioni simulate ha inoltre mostrato che le coppie reali presentavano una maggiore concentrazione di disturbi psichiatrici e un rischio più elevato per i figli. I ricercatori hanno utilizzato le funzioni di incidenza cumulativa, che consentono di stimare a livello di popolazione la probabilità che un bambino sviluppi una determinata condizione in relazione alla presenza del disturbo nella madre, nel padre o in entrambi. I risultati suggeriscono che la formazione non casuale delle coppie possa contribuire alla maggiore prevalenza dei disturbi psichiatrici osservata all’interno di alcune famiglie e ad aumentare, nel corso delle generazioni, la componente di rischio familiare. Questo meccanismo si aggiungerebbe quindi ai fattori genetici e ambientali già coinvolti nella trasmissione della vulnerabilità psichiatrica.

Il dato non implica però che la scelta del partner determini lo sviluppo di un disturbo nei figli: lo studio osserva associazioni a livello di popolazione e utilizza dati registrati, senza poter stabilire quali caratteristiche abbiano guidato concretamente la formazione delle coppie. Gli autori sottolineano che, se i risultati fossero confermati in altre popolazioni, la conoscenza della maggiore concentrazione familiare di disturbi psichiatrici potrebbe contribuire all’identificazione precoce dei nuclei a maggiore rischio e alla progettazione di interventi di prevenzione e supporto più mirati.

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