Uno studio esamina gli effetti di un'alimentazione mediterranea personalizzata e più ricca di proteine su adulti a rischio di malnutrizione e declino cognitivo. Dopo sei mesi, i risultati mostrano benefici sia sullo stato nutrizionale sia sulle prestazioni cognitive.
La qualità dell’alimentazione può rappresentare una leva importante per preservare la salute durante l’invecchiamento, soprattutto quando aumenta il rischio di malnutrizione e di difficoltà cognitive. A indagare questa relazione è stato un trial randomizzato che ha coinvolto 105 persone, con un’età media di 67,7 anni, che vivevano al di fuori di strutture residenziali ed erano a rischio di malnutrizione e declino cognitivo. La ricerca, realizzata da un gruppo internazionale di studiosi e pubblicata nel settembre 2026 su The American Journal of Clinical Nutrition, ha confrontato una dieta mediterranea personalizzata arricchita di proteine, da sola o associata a esercizi domiciliari, con semplici indicazioni generali per un’alimentazione sana. Dopo sei mesi, entrambi i programmi nutrizionali hanno prodotto miglioramenti significativi dello stato nutrizionale e dei punteggi cognitivi rispetto al gruppo di controllo.
I ricercatori hanno assegnato casualmente i partecipanti a tre gruppi: il primo ha seguito un programma di consulenza nutrizionale personalizzata basato sulla dieta mediterranea arricchita di proteine, il secondo ha ricevuto lo stesso intervento alimentare associato a un programma di esercizi da svolgere a casa, mentre il terzo ha ricevuto un opuscolo con raccomandazioni generali per mangiare in modo sano.
L’obiettivo era verificare se un intervento alimentare mirato potesse migliorare lo stato nutrizionale e le prestazioni cognitive nelle persone più esposte al rischio di malnutrizione e declino cognitivo e se l’aggiunta dell’attività fisica offrisse benefici ulteriori. La valutazione principale è stata effettuata dopo sei mesi, attraverso il Mini Nutritional Assessment (MNA), uno strumento utilizzato per valutare lo stato nutrizionale. Le funzioni cognitive sono state esaminate con una batteria di test neurocognitivi; sono stati inoltre considerati la qualità della dieta, la prestazione fisica e la qualità della vita correlata alla salute.
Il risultato più evidente riguarda lo stato nutrizionale. All’inizio dello studio, il punteggio medio MNA dei partecipanti era pari a 22,5 su 30, un valore compatibile con un rischio di malnutrizione. Dopo sei mesi, entrambi i gruppi che avevano seguito il programma alimentare hanno registrato miglioramenti significativamente superiori a quelli osservati nel gruppo di controllo.
In particolare, il punteggio MNA è risultato mediamente più alto di 2,7 punti nel gruppo che aveva seguito soltanto la dieta personalizzata e di 2,9 punti in quello che aveva associato alimentazione ed esercizio fisico, rispetto al controllo. Entrambe le differenze erano statisticamente significative. Anche la qualità complessiva della dieta è migliorata in misura sostanziale nei due gruppi di intervento. Questi risultati suggeriscono che, nelle persone anziane a rischio, non conta soltanto seguire indicazioni alimentari generiche: può essere utile un percorso costruito sulle esigenze individuali, con particolare attenzione all’apporto proteico e alla qualità complessiva dell’alimentazione.
Un altro risultato rilevante riguarda le prestazioni cognitive, valutate attraverso una batteria di test neurocognitivi. Al termine dei sei mesi, entrambi i gruppi sottoposti all’intervento nutrizionale hanno ottenuto punteggi significativamente migliori rispetto al gruppo di controllo. La differenza media nel punteggio cognitivo standardizzato è stata di 0,3 punti nel gruppo che ha seguito la sola dieta e di 0,2 punti nel gruppo che ha associato dieta ed esercizio fisico. Le differenze sono risultate statisticamente significative, rispettivamente con valori di P pari a 0,01 e 0,02.
Il dato è interessante perché mette in relazione la correzione del rischio nutrizionale con un miglioramento misurabile delle prestazioni cognitive. Tuttavia, è importante precisare che lo studio ha valutato i cambiamenti nei punteggi dei test nell’arco di sei mesi: non dimostra che la dieta prevenga la demenza o arresti il declino cognitivo nel lungo periodo. Per chiarire la durata e la rilevanza clinica di questi benefici saranno necessari ulteriori studi.
Il programma PROMED-EX prevedeva anche esercizi da svolgere a casa, con l’obiettivo di verificare se l’attività fisica potesse amplificare gli effetti dell’intervento alimentare. L’aderenza agli esercizi è stata però bassa, un elemento che limita la possibilità di valutare pienamente il contributo dell’attività motoria.
Nonostante questa difficoltà, il gruppo che ha associato esercizio e dieta ha mostrato benefici aggiuntivi su alcuni parametri della prestazione fisica e sulla qualità della vita. Sul piano nutrizionale e cognitivo, invece, i risultati non indicano un vantaggio evidente dell’associazione rispetto alla sola dieta: i miglioramenti sono stati simili nei due gruppi.
Il dato suggerisce quindi che l’intervento alimentare possa avere un ruolo importante anche senza un programma di esercizio pienamente seguito, mentre l’attività fisica potrebbe contribuire ad altri aspetti della salute. Lo studio, tuttavia, non permette di stabilire con precisione quanto ciascuna componente abbia contribuito ai risultati complessivi.
I risultati devono essere interpretati considerando le caratteristiche dello studio. Il campione comprendeva 105 partecipanti, selezionati perché a rischio di malnutrizione e declino cognitivo: non è quindi possibile estendere automaticamente le conclusioni a tutti gli anziani, comprese le persone ben nutrite o quelle con disturbi cognitivi già diagnosticati. Inoltre, il periodo di osservazione di sei mesi non consente di stabilire se i benefici persistano nel tempo.
La ricerca non ha dimostrato che aumentare indiscriminatamente le proteine sia utile per chiunque. Ha esaminato un programma mediterraneo personalizzato e arricchito di proteine, inserito in un percorso strutturato e rivolto a persone con specifiche esigenze nutrizionali. La quantità di proteine più appropriata deve essere valutata in base alle condizioni individuali, soprattutto in presenza di patologie che richiedono un controllo dell’apporto proteico.
Nel complesso, il trial PROMED-EX rafforza l’interesse per gli interventi nutrizionali mirati nella popolazione anziana: migliorare la qualità dell’alimentazione e correggere precocemente il rischio di malnutrizione potrebbe contribuire a sostenere non soltanto lo stato nutrizionale, ma anche le capacità cognitive e il benessere fisico. Saranno comunque necessari studi più ampi e prolungati per verificare se questi miglioramenti si traducano in benefici duraturi per l’autonomia e la salute durante l’invecchiamento.
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