Uno studio europeo mostra che dieta mediterranea ipocalorica, attività fisica e coaching professionale possono ridurre il rischio di diabete di tipo 2 nelle persone ad alto rischio.
Una versione “rafforzata” della dieta mediterranea può ridurre in modo significativo il rischio di diabete di tipo 2. È il risultato dello studio PREDIMED-Plus, pubblicato su Annals of Internal Medicine, che ha valutato un intervento combinato basato su alimentazione mediterranea ipocalorica, attività fisica moderata e supporto professionale alla perdita di peso. La ricerca ha coinvolto 4.746 adulti tra 55 e 75 anni, tutti con sovrappeso o obesità e sindrome metabolica, ma senza diabete né malattie cardiovascolari all’inizio dell’osservazione. I partecipanti sono stati seguiti per sei anni. Il gruppo di intervento ha ridotto l’apporto calorico di circa 600 chilocalorie al giorno, ha praticato esercizio regolare e ha ricevuto coaching; il gruppo di controllo ha seguito una dieta mediterranea tradizionale. Risultato: il rischio di sviluppare diabete si è ridotto del 31%, con maggiore perdita di peso e girovita più contenuto.
Non solo alimentazione: perché il programma funziona
La dieta mediterranea è già associata a benefici cardiovascolari e metabolici, grazie al consumo di olio extravergine d’oliva, frutta, verdura, legumi, cereali integrali, pesce e frutta secca. PREDIMED-Plus mostra però che il solo “mangiare mediterraneo” può non bastare nei soggetti ad alto rischio: serve una strategia più strutturata, capace di agire su peso, sedentarietà e continuità delle abitudini. Il valore dello studio sta proprio nella combinazione dei fattori.
La riduzione calorica aiuta a contenere il peso, l’attività fisica migliora la sensibilità all’insulina e il supporto professionale rende più probabile l’aderenza nel tempo. Non si tratta quindi di eliminare intere categorie di alimenti o seguire regole punitive, ma di correggere abitudini quotidiane con continuità. Il dato sulla perdita di peso conferma l’efficacia dell’intervento: il gruppo intensivo ha perso in media 3,3 chilogrammi e ha ridotto il girovita di 3,6 centimetri, contro 0,6 chilogrammi e 0,3 centimetri nel gruppo di controllo. In termini pratici, i ricercatori hanno stimato circa tre casi di diabete evitati ogni cento partecipanti. Il risultato è importante perché misura esiti clinici reali, non semplici miglioramenti temporanei di laboratorio.
Il diabete di tipo 2 come emergenza globale
Il diabete di tipo 2 rappresenta una delle principali emergenze sanitarie globali. È favorito da sedentarietà, aumento dell’obesità, invecchiamento della popolazione e alimentazione di scarsa qualità. Secondo le stime citate, oltre 530 milioni di persone nel mondo convivono con il diabete. In Europa i casi superano i 65 milioni. Prevenire anche una quota limitata di nuove diagnosi avrebbe quindi un impatto enorme, non solo clinico ma anche economico, riducendo complicanze cardiovascolari, renali e metaboliche e alleggerendo la pressione sui sistemi sanitari. Ogni caso evitato significa meno terapie future.
Cibi mediterranei, movimento e qualità dei grassi
Un aspetto importante è che l’intervento non richiede cambiamenti estremi. La dieta ipocalorica resta basata su cibi comuni e culturalmente accettabili: verdure, frutta, legumi, cereali integrali, pesce, olio extravergine d’oliva e porzioni più controllate. L’esercizio previsto non è agonistico, ma moderato e regolare: camminata veloce, esercizi di forza ed equilibrio.
Anche la qualità dei grassi sembra contare. Ricerche collegate al filone PREDIMED hanno segnalato che un maggiore consumo di olio extravergine d’oliva è associato a migliori esiti cardiovascolari rispetto all’olio d’oliva comune. Inoltre, analisi pubblicate su JAMA Network Open hanno mostrato che l’intervento può ridurre il grasso corporeo totale e viscerale, limitando al tempo stesso la perdita di massa magra negli anziani. Questo punto è importante, perché il grasso viscerale è strettamente legato al rischio cardiometabolico e la massa muscolare aiuta a mantenere un metabolismo più efficiente. La prevenzione, dunque, passa da un equilibrio fra energia introdotta, movimento qualità nutrizionale, più che da rinunce drastiche difficili mantenere. La componente educativa è altrettanto decisiva: ricevere indicazioni da professionisti aiuta a trasformare consigli generici in obiettivi controllabili, come pianificare i pasti, aumentare gradualmente i passi quotidiani e monitorare il peso senza ossessioni. Questo rende l’approccio più realistico per medici di base e pazienti.
Prevenzione, farmaci e responsabilità collettiva
Lo studio invita anche a non contrapporre in modo sterile farmaci e stile di vita. I nuovi trattamenti per obesità e diabete hanno attirato molta attenzione, ma PREDIMED-Plus ricorda che la prevenzione resta una leva potente, soprattutto se sostenuta da medici, dietisti e servizi territoriali. L’editoriale pubblicato insieme allo studio ha però evidenziato un limite realistico: non tutti vivono in ambienti che facilitano scelte sane. Accesso al cibo di qualità, spazi per muoversi e consulenza professionale non sono distribuiti in modo equo.
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