Un grande studio internazionale su oltre 20mila persone ha collegato temperatura corporea e intensità dei sintomi depressivi. I risultati tornano al centro dell’attenzione dopo il nuovo approfondimento dell’UCSF
Temperatura corporea e depressione potrebbero collegate. Il tema è tornato all’attenzione dopo il nuovo approfondimento dell’University of California, San Francisco (UCSF) dedicato ai risultati del TemPredict Study. La ricerca originale è stata pubblicata su Scientific Reports e ha analizzato i dati di oltre 20mila partecipanti, monitorati per circa sette mesi. I ricercatori hanno utilizzato sia misurazioni della temperatura riferite dai partecipanti sia dati raccolti attraverso dispositivi indossabili, insieme a questionari sui sintomi depressivi. L’analisi ha evidenziato che temperature corporee più elevate durante la veglia erano associate a una maggiore intensità dei sintomi depressivi.
Il TemPredict Study ha permesso di analizzare una quantità di dati molto maggiore rispetto ai precedenti studi sul rapporto tra termoregolazione e depressione. Il campione comprendeva oltre 20mila adulti e i dati sono stati raccolti nell’arco di circa sette mesi. I partecipanti hanno fornito informazioni sulla propria temperatura corporea e compilato periodicamente strumenti per valutare la presenza e la gravità dei sintomi depressivi. Una parte delle misurazioni è stata ottenuta attraverso un Oura Ring, dispositivo indossabile capace di registrare la temperatura cutanea distale a intervalli molto ravvicinati. L’obiettivo dei ricercatori era capire se alcuni parametri della temperatura corporea fossero associati alla gravità dei sintomi depressivi, verificando in particolare la temperatura durante la veglia, quella durante il sonno e l’ampiezza delle variazioni nell’arco delle 24 ore.
Il risultato principale riguarda la temperatura corporea durante la veglia. Sia le misurazioni raccolte autonomamente dai partecipanti sia quelle ottenute attraverso il dispositivo indossabile hanno mostrato una associazione positiva con la gravità dei sintomi depressivi: all’aumentare della temperatura aumentavano anche i punteggi relativi ai sintomi depressivi. L’associazione è stata osservata anche dopo avere tenuto conto di alcuni fattori demografici, tra cui età e sesso biologico. Nell’analisi basata sulle misurazioni autoriferite, per esempio, l’aumento della temperatura era associato a un incremento del punteggio dei sintomi depressivi anche nel modello aggiustato. Questo non significa però che una persona con depressione debba necessariamente avere la febbre o una temperatura clinicamente elevata. Il dato riguarda differenze statistiche nella temperatura corporea osservate all’interno di un’ampia popolazione e non equivale alla presenza di uno stato febbrile.
I ricercatori hanno analizzato anche come la temperatura cambia tra giorno e notte. Una minore ampiezza della variazione diurna della temperatura tendeva a essere associata a una maggiore gravità dei sintomi depressivi. In questo caso, però, l’associazione non ha raggiunto la significatività statistica, quindi il risultato deve essere interpretato con maggiore cautela. I dati ottenuti dai dispositivi indossabili hanno inoltre permesso di osservare la differenza tra temperatura durante la veglia e durante il sonno. Anche questo parametro mostrava variazioni in relazione alla gravità dei sintomi, ma gli stessi autori sottolineano la necessità di ulteriori ricerche per comprendere il significato biologico di queste associazioni.
La temperatura corporea è regolata da sistemi biologici strettamente collegati ai ritmi circadiani, al metabolismo e al funzionamento del sistema nervoso autonomo. Alterazioni della termoregolazione erano già state osservate in studi precedenti, ma spesso su campioni molto più piccoli. Il valore aggiunto di questa ricerca è quindi soprattutto la grande quantità di dati raccolti in condizioni di vita quotidiana, al di fuori di un laboratorio. Gli autori ipotizzano che la temperatura corporea possa rappresentare, per alcune persone, un possibile marcatore biologico associato ai sintomi depressivi. Si tratta però di un’ipotesi da verificare: il lavoro non dimostra che la temperatura elevata provochi la depressione né che modificare la temperatura possa migliorare i sintomi.
Il risultato centrale è dunque un’associazione, non un rapporto di causa-effetto. Lo studio non permette di stabilire se siano i sintomi depressivi a modificare la termoregolazione, se le alterazioni della temperatura contribuiscano ai sintomi oppure se entrambe le condizioni siano influenzate da altri fattori. È importante inoltre ricordare che la temperatura rilevata dal dispositivo indossabile è una temperatura cutanea distale, che non coincide necessariamente con la temperatura corporea centrale misurata con un termometro. Gli stessi ricercatori indicano questa e altre limitazioni tra gli aspetti da approfondire. Il dato più interessante, quindi, non è che “la depressione fa aumentare la temperatura”, conclusione che lo studio non consente di trarre, ma che un parametro fisiologico misurabile attraverso dispositivi indossabili mostra una relazione con la gravità dei sintomi depressivi in una popolazione molto ampia.
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