Una grande analisi di tessuti umani mostra che gli organi seguono ritmi diversi e che in alcune persone l'invecchiamento accelera contemporaneamente in più distretti dell'organismo
L’invecchiamento non sembra seguire un unico calendario biologico. Ogni organo può avere una propria traiettoria, con momenti nei quali i cambiamenti strutturali accelerano e altri nei quali procedono più lentamente. È quanto emerge da uno studio pubblicato il 31 agosto 2026 su Nature Aging, nel quale i ricercatori hanno analizzato oltre 25mila immagini relative a 40 tipi di tessuti umani, provenienti da 970 persone tra 21 e 70 anni. Attraverso un modello computazionale sviluppato per ricostruire le traiettorie dell’invecchiamento, gli scienziati hanno individuato tre principali modalità di cambiamento dei tessuti. Le arterie mostrano una particolare accelerazione del rimodellamento già tra i 30 e i 39 anni, mentre i tessuti dell’apparato riproduttivo femminile seguono traiettorie legate anche alla transizione menopausale. Un altro risultato riguarda il rapporto tra organi: quando un tessuto mostra un invecchiamento più rapido, anche altri tessuti della stessa persona tendono ad accelerare, suggerendo l’esistenza di meccanismi biologici comuni.
Il corpo non ha un solo orologio biologico
L’età anagrafica è uguale per tutti, ma il modo in cui gli organi invecchiano può essere molto diverso. Il cuore, i vasi sanguigni, il cervello, i reni, l’apparato digerente e gli organi riproduttivi non attraversano infatti gli stessi cambiamenti nello stesso momento. L’invecchiamento è un processo complesso e non uniforme, influenzato da caratteristiche genetiche, ormonali, metaboliche e ambientali. La nuova ricerca ha cercato di fotografare proprio queste differenze, concentrandosi non soltanto sui cambiamenti molecolari, ma sulla struttura dei tessuti, cioè sul modo in cui cellule e componenti cellulari sono organizzati all’interno degli organi.
Oltre 25mila immagini per ricostruire come cambiano i tessuti
Per analizzare il fenomeno, i ricercatori hanno utilizzato 25.306 immagini istologiche relative a 40 diversi tipi di tessuto umano. Le immagini provenivano dal database GTEx, un grande progetto sostenuto dal National Institutes of Health che raccoglie informazioni molecolari e tissutali. Il campione comprendeva 970 persone di età compresa tra 21 e 70 anni. Su questa enorme quantità di dati è stato applicato PathStAR, un modello computazionale progettato per identificare i cambiamenti nella struttura dei tessuti e ricostruire il ritmo con cui questi cambiamenti si verificano nel corso della vita.
Tre modi diversi di invecchiare
L’analisi ha individuato tre principali traiettorie. Alcuni tessuti mostrano una accelerazione precoce, con cambiamenti che diventano più rapidi già a partire dai 30 anni. Altri presentano invece un’accelerazione più tardiva. Un terzo gruppo segue una traiettoria caratterizzata da due fasi distinte di accelerazione, una durante i 30 anni e una seconda intorno ai 50. Questo significa che parlare genericamente di “invecchiamento dell’organismo” rischia di nascondere differenze biologiche molto importanti. Una persona può quindi trovarsi in una fase di maggiore cambiamento strutturale in un determinato organo mentre altri tessuti seguono ancora una traiettoria relativamente stabile.
Le arterie accelerano già tra i 30 e i 39 anni
Uno dei risultati più interessanti riguarda i vasi sanguigni. Le arterie mostrano una particolare accelerazione del rimodellamento strutturale tra i 30 e i 39 anni, una fase della vita nella quale molte persone non percepiscono ancora l’invecchiamento come un problema sanitario. Il dato non significa che a 35 anni inizi necessariamente una malattia cardiovascolare. Lo studio descrive una traiettoria biologica a livello di popolazione, non una previsione individuale. Può però contribuire a spiegare perché la prevenzione cardiovascolare non dovrebbe iniziare soltanto quando compaiono i primi sintomi o quando l’età è già avanzata.
L’apparato riproduttivo segue una traiettoria particolare
Un andamento differente è stato osservato nei tessuti dell’apparato riproduttivo femminile. L’ovaio mostra fasi di accelerazione che si collocano in prossimità dei periodi associati al declino della fertilità e alla menopausa, mentre altri tessuti riproduttivi presentano cambiamenti più tardivi. Questi risultati rafforzano l’idea che non esista un’età biologica unica valida per tutti gli organi. Le transizioni ormonali, in particolare, sembrano rappresentare uno dei fattori capaci di modificare il ritmo di invecchiamento di specifici tessuti.
In molte persone l’invecchiamento accelera in più organi insieme
La scoperta più interessante per la medicina potrebbe però essere un’altra. I ricercatori hanno osservato che l’accelerazione dell’invecchiamento in un tessuto tende ad associarsi a quella di altri tessuti. Non si tratta quindi di processi completamente indipendenti. Questo non significa che un organo provochi direttamente l’invecchiamento di un altro. Suggerisce piuttosto l’esistenza di meccanismi biologici condivisi che potrebbero contribuire contemporaneamente al deterioramento di più sistemi. Tra i segnali individuati compaiono processi legati all’infiammazione, al metabolismo energetico, alla riparazione cellulare e alla regolazione ormonale.
Cosa può cambiare per la prevenzione
La ricerca non porta oggi a un nuovo esame diagnostico o a una terapia disponibile per i pazienti. Il modello computazionale utilizzato è ancora uno strumento di ricerca e non permette di stabilire durante una visita quanto sia “vecchio” un singolo organo. Il possibile impatto futuro è però rilevante. Se sarà possibile identificare con maggiore precisione quali organi entrano prima in una fase di accelerazione e quali meccanismi la determinano, la prevenzione potrebbe diventare più mirata. Invece di considerare l’invecchiamento come un fenomeno uniforme, si potrebbe intervenire maggiormente sui periodi della vita nei quali determinati tessuti risultano più vulnerabili.
Dalla ricerca sull’invecchiamento alla medicina personalizzata
La prospettiva di lungo periodo è quella di una medicina capace di distinguere sempre meglio l’età anagrafica dall’età biologica dei singoli organi. Prima di arrivare a un’applicazione clinica serviranno però ulteriori studi per capire se i cambiamenti strutturali identificati siano effettivamente predittivi dello sviluppo di malattie e se intervenire sui meccanismi individuati possa modificare il decorso dell’invecchiamento. Il risultato più importante, per ora, è quindi un cambio di prospettiva: non invecchiamo tutti nello stesso modo e nemmeno tutti gli organi della stessa persona invecchiano alla stessa velocità.
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