Contributi e Opinioni 23 Luglio 2019

«Ecco perché il profilo dell’autista soccorritore non è più rinviabile»

di Moreno Montanari, Presidente CO.E.S., e Giovanni Moresi, Consigliere CO.E.S. Emilia Romagna

Gli autisti soccorritori chiedono a gran voce l’istituzione di uno specifico profilo per la loro professione. Lo hanno detto qualche giorno fa in una conferenza stampa alla presenza della Federazione degli ordini dei Medici e ora lo ribadiscono in una lunga lettera in cui il presidente del CO.E.S. – Federazione Nazionale Conducenti Emergenza Sanitaria Moreno Montanari e il Consigliere CO.E.S. Emilia Romagna  Giovanni Moresi spiegano i limiti della “cultura” dell’emergenza in Italia e l’importanza e l’importanza della loro battaglia. Ecco il testo della missiva:

«Come è noto le lotte sono partite decenni fa, grazie all’audacia di alcuni colleghi, che hanno guardato più lontano della loro quotidianità. Nel 2019 siamo perennemente bersagliati da articoli, botte e risposte, accuse e difese da ogni “parte” coinvolta nei soccorsi sanitari alle persone. Ci sono diversi “attori” in questo settore e districarsi nel labirinto delle opinioni e congetture di ognuno risulta molto complesso. Cosi come è complicato trovare il giusto equilibrio nel creare una figura professionale, un mestiere che peraltro, oltre a dare il pane a tante famiglie, paga lo scotto di essere sconosciuto e confondibile con il somigliante ruolo ricoperto dal volontariato.

Di fatto viviamo in uno Stato senza o con scarsissima cultura dell’emergenza, salvo rare eccezioni. Chi arriva ad aiutarmi se chiamo il 118? Chi sono i protagonisti dell’arrivo sul posto di un mezzo di soccorso? Tralasciando il dibattuto rapporto medico/infermiere, nessuno sa che a bordo delle auto-mediche o delle ambulanze di soccorso avanzato, quindi con personale sanitario, vi è anche quello che è sempre definito “l’autista”. I colleghi sanitari ci chiamano così per praticità ma anche con quella confidenza di chi, standoci a fianco quotidianamente, conosce il nostro valore e per questo glielo faccio passare il termine. L’autista soccorritore non è solo alla guida di mezzi di soccorso avanzati. Oggi, visto il crescere delle convenzioni date alle associazioni, il volontariato fatica a garantire i servizi (di giorno il milite lavora, ha famiglia, una vita privata, ecc.…) e visto il crescere delle competenze richieste, troviamo ormai tanti autisti soccorritori professionisti/dipendenti anche sulle ambulanze di soccorso di base del volontariato.

Ed è rischioso dire che questi ci sono solo perché i volontari non possono coprire tutti i turni necessari, in quanto la formazione sul campo, la costanza, la responsabilità, sommati alla crescente esperienza, generano dei professionisti dell’emergenza, che quotidianamente operano sui mezzi di soccorso.

L’esperienza e la professionalità danno all’autista soccorritore quella sicurezza e padronanza nella conduzione del mezzo, nella sua manutenzione e nel mantenimento della perfetta efficienza, mentre a livello del paziente, aumenta “quell’occhio critico” che non può essere ovviamente così elevato nel corredo di un volontario, poiché esso dona solo saltuariamente il proprio tempo.  Abilità e consapevolezza nella guida, responsabilità nella sicurezza della scena, risoluzione di ogni problema tecnico-logistico, tecniche di evacuazione e collaborazione sanitaria: ecco le principali caratteristiche del nostro lavoro. Uno sbaglio o un’incertezza dei colleghi volontari sono solitamente comprensibili e giustificabili, ma un tecnico, quando arriva sul posto col mezzo avanzato, deve portare la corretta risposta ad ogni incertezza e ad ogni dubbio sulla scena dell’evento, supportando così il lavoro sanitario, permettendo ai colleghi di concentrarsi totalmente sul paziente e sul suo stato di salute in tutta sicurezza.

Stante la situazione cogente ci serve questo profilo, è necessario! Non è un capriccio e tanto meno una battaglia contro qualcuno. È una necessità che coinvolge tanti aspetti: giuridico, assicurativo, formativo, economico, d’uniformità del soccorso a livello nazionale, sindacale, ecc. Siamo tanti fratelli sparsi per l’Italia, ognuno con estrazione e con una storia e una formazione diversa (a seconda della regione), inquadrati in categorie difformi sia a livello privato che pubblico, con mansioni e competenze totalmente diverse. Vediamo il nostro lavoro in modi discordi, lavoriamo in modi differenti e in modi diversi ovviamente veniamo considerati o addirittura, peggio ancora, ignorati! Spesso capita che qualche volontario innamorato del servizio in ambulanza cerchi di avvicinarsi a questo mondo per fare l’autista dipendente pubblico e così mi chiede: “come faccio a far divenire questa passione il mio mestiere?”. A quanti di voi hanno posto una domanda simile? E in che modo mi tocca rispondere? Di solito inizio con un sospiro e penso: “perché non siamo nati dall’altra parte dell’Oceano?

Sarebbe tutto più semplice, sia il lavoro che la spiegazione. Così comunque si cerca di rispondere e parte la nostra storia, la nostra visione del mondo del soccorso, visto dal lato grigio del tecnico di ambulanza/automedica. Parte il nostro vissuto, ed i consigli che riteniamo più corretti per far capire a cosa si può andare incontro non avendo nessuna certezza del futuro. Si spiega al volontario che tutto parte dal prendere un’ottima manualità nel servizio e nel porsi nel modo giusto all’interno dell’associazione.

Da li si può fare domanda quando si sente che qualche postazione è alla ricerca di un dipendente, o a seconda della propria realtà, anche presso le cooperative private, cui a volte sono subappaltati i servizi secondari o d’emergenza. Il tutto vivendo la propria vita normalmente, lavorando o proseguendo un ciclo di studi, fino alla prima chiamata al lavoro. Ecco che lì scatta un secondo traguardo: attualmente ci vogliono 5 anni obbligatori di esperienza professionale certificata come stipendiato per accedere ai concorsi pubblici indetti dalle aziende sanitarie locali, nel profilo di Autista di ambulanza, categoria BS (oppure come tecnico Areu cat. C, ecc.…).

Tutti alla disperata ricerca del posto fisso statale, ovvero quello che ti dà la stabilità in un mondo di convenzioni pro-tempore, di rapporti a tempo determinato spesso subordinati alla durata delle convenzioni, quello che ti dovrebbe insomma garantire ”i tuoi diritti” e che ti consente conseguentemente di fare famiglia, comprare casa, fare figli e svolgere contemporaneamente un lavoro che ami. Se guardiamo altri Stati europei, oppure osserviamo il top nell’emergenza negli Stati Uniti, i percorsi sono ben definiti, non vi sono dubbi. Vuoi fare il tecnico di ambulanza EMT? Fai un determinato percorso formativo.

Vuoi fare il Paramedico EMS? Fai un altro tipo di percorso, comunque ben definito e composto di diversi livelli con possibilità di crescita. Una volta svolto il corso di studi, si riceve un titolo abilitante spendibile in tutto il territorio nazionale. Perché non prenderne spunto? La creazione del profilo dell’autista soccorritore permette di fissare uno standard nazionale formativo universale erogando agli utenti una qualità assistenziale di minima uguale per tutti (livelli essenziali di assistenza).

L’argomento inerente il profilo professionale più dibattuto sono in assoluto le ore di formazione che esso dovrà espletare. Le ipotesi sui tavoli vanno dalle 500 ore proposte dalla Commissione Tecnica della Conferenza delle Regioni e delle Provincie Autonome, alle 1000 ore previste dal (DDL 1127-2019) “Disegno di Legge dell’Autista Soccorritore” proposto dal Senatore Marinello (Movimento 5 Stelle). Voglio qui ricordare soltanto che la media europea si attesta, come facilmente verificabile da tutti, intorno alle 500 ore di formazione per divenire autisti-base, con punte di 2000 ore di formazione in Grecia e Spagna. Menziono inoltre che il profilo professionale necessita di scolarità teorico-pratica e, tanto per fare un esempio, il profilo di Assistente alla poltrona del dentista è stato elaborato con 700 ore di formazione, mentre quello dell’OTA era di 600 ore e quello dell’OSS è di 1000 con eventuali moduli integrativi per l’OSS Specializzato (OSSS).

Se fosse approvato anche il profilo di Autista-Soccorritore, al termine dei percorsi di qualificazione professionali si otterrebbe un attestato spendibile in tutto il territorio nazionale, che permetterebbe di abolire finalmente questo requisito dei 5 anni di esperienza professionale richiesto dai concorsi pubblici. Di fatto questo requisito esclude molto spesso tanti candidati, che per ragioni di contesto o territorio non riescono ad inserirsi in un’associazione, cooperativa o ente pubblico e maturare i 5 anni da stipendiati per poter fare concorsi. Lavorando in tutte le regioni ci accorgiamo come tutti ci assomigliamo molto, ma che le strade che ci hanno condotto fino a qui hanno seguito percorsi diversi.

Siamo tutti un po’ figli di nessuno. Solo il CoES ci ha permesso di unirci sotto un’unica bandiera, ci ha consentito di scambiarci le informazioni, compattandoci, in modo da essere più forti ed incisivi facendo sentire la nostra voce che, precisiamolo, non è contro nessuno, ma è a favore di un’importante e radicale cambiamento per il nostro paese: ovvero quello che permetterebbe di avere un’identità che ci allinei agli altri paesi europei, quella dell’Autista Soccorritore qualificato e riconosciuto. Il lavoro è continuo ed è sempre stato svolto in pieno accordo con le sigle sindacali maggiormente rappresentative. Sono tanti i viaggi a Roma dei nostri rappresentanti sostenuti dagli iscritti, che portano sui tavoli di contrattazione le nostre proposte, già presentate più volte negli anni passati agli organi istituzionali, ma oggetto di modifiche continue sinora sempre comunque inevase a causa probabilmente di interessi di altri che non ci riguardano. Ovviamente il profilo nascerà come compromesso tra tutti gli attori del settore, ma l’importante è partire da una base iniziale chiara, con solide fondamenta, importante e completa.

Da li si continuerà a lavorare in futuro per implementare progressivamente la figura. Nessuno vuole colpire il mondo del volontariato, è un mondo dal quale molti di noi arrivano e con il quale in molte realtà si riesce a collaborare comunque in sintonia nel rispetto delle parti e dei rispettivi ruoli. Ma è necessario che tutti capiscano che per noi è fondamentale avere questa qualifica, nel totale rispetto degli altri ruoli preposti. Non servono guerre tra poveri, perché nel mondo del soccorso c’è posto per tutti, ma ognuno deve avere il suo posto. Anche noi a breve avremo il nostro posto nel mondo, siamo più che mai convinti ed i tempi sono maturi!»

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