L'analisi dei dati 2016-2023 del BRFSS evidenzia un'associazione tra giorni di consumo di cannabis e salute mentale percepita. Il legame è più marcato tra i giovani adulti di sesso maschile.
Un uso più frequente di cannabis è associato a un numero inferiore di giorni di buona salute mentale, soprattutto tra gli uomini più giovani. È quanto emerge da uno studio condotto da Michael T. French, professore e direttore del Department of Health Management and Policy, e Weiwei Chen, economista della Kennesaw State University, pubblicato sulla rivista Medical Care Research and Review.
I ricercatori hanno analizzato la relazione tra consumo di cannabis e condizioni di salute generale, fisica e mentale riferite dagli stessi partecipanti. Per farlo hanno utilizzato dati raccolti tra il 2016 e il 2023 attraverso il Behavioral Risk Factor Surveillance System (BRFSS), una delle principali fonti statunitensi di informazioni sulla salute della popolazione. L’analisi ha coinvolto adulti residenti in 38 Stati, prendendo in considerazione l’uso di cannabis insieme ad altre caratteristiche individuali. Il risultato più significativo riguarda la salute mentale: tra i giovani adulti, un maggior numero di giorni di consumo di cannabis è risultato associato a un minor numero di giorni percepiti come caratterizzati da buona salute mentale, con un’associazione particolarmente evidente negli uomini. Per gli adulti di 65 anni e oltre, invece, i risultati sono apparsi più contrastanti e spesso non statisticamente significativi.
Nessun legame chiaro con la salute fisica
L’analisi non ha individuato una relazione coerente tra la frequenza di consumo di cannabis e la salute fisica nelle fasce d’età considerate. Questo risultato, tuttavia, non deve essere interpretato come una prova dell’assenza di rischi fisici legati alla cannabis. Lo studio osserva infatti una relazione statistica tra determinate variabili e non stabilisce che il consumo della sostanza sia necessariamente la causa diretta di un peggioramento della salute mentale.
Altri fattori individuali, sociali e comportamentali potrebbero contribuire alle associazioni osservate. Secondo French, il lavoro nasce anche dalla necessità di valutare il consumo di cannabis senza partire da preconcetti, né in senso favorevole né contrario. La diffusione della cannabis è aumentata negli Stati Uniti parallelamente all’espansione delle leggi che ne consentono l’utilizzo per scopi medici o ricreativi. In questo contesto, comprendere meglio i possibili costi e benefici del consumo può fornire informazioni utili sia alla ricerca sia alle decisioni di politica sanitaria.
Perché la frequenza del consumo è un elemento da monitorare
Uno degli aspetti più rilevanti dello studio è quindi il rapporto tra frequenza del consumo e salute mentale. Non viene messo in discussione soltanto il fatto che una persona utilizzi cannabis, ma quanto spesso lo faccia. L’associazione osservata tra un maggior numero di giorni di consumo e un minor numero di giorni di buona salute mentale tra i giovani adulti, soprattutto uomini, suggerisce che la frequenza possa rappresentare una variabile importante nelle future ricerche.
Allo stesso tempo, gli autori invitano a non trasformare il risultato in una conclusione semplicistica secondo cui la cannabis provocherebbe automaticamente problemi psicologici. I dati sono osservazionali e descrivono un’associazione: non consentono, da soli, di stabilire una relazione di causa-effetto. È inoltre possibile che persone con una salute mentale già compromessa ricorrano più frequentemente alla cannabis, oppure che altri fattori comuni influenzino entrambe le condizioni. French sottolinea la necessità di analisi indipendenti capaci di valutare in modo equilibrato vantaggi e possibili conseguenze del consumo.
Anche l’uso medico della cannabis può presentare benefici in determinati contesti, ma secondo i ricercatori è importante considerare contemporaneamente l’intero spettro degli effetti potenziali.
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