Salute 22 Ottobre 2025 19:00

Cancro alla prostata: l’architettura del Dna svela chi rischia di più

Uno studio italiano apre nuove prospettive per la medicina di precisione: dall’analisi tridimensionale del genoma indizi cruciali per distinguere i tumori a basso rischio da quelli aggressivi

di Isabella Faggiano
Cancro alla prostata: l’architettura del Dna svela chi rischia di più

È la neoplasia più diffusa tra gli uomini nei Paesi occidentali e la seconda più comune al mondo, con oltre 1,4 milioni di nuove diagnosi ogni anno. Ma il cancro alla prostata non è tutto uguale. In molti casi cresce lentamente e resta indolente per anni, mentre in altri evolve in forme metastatiche e letali. Capire fin dall’inizio chi rischia di più è la grande sfida della medicina moderna. Una sfida alla quale un gruppo di ricercatori italiani, sostenuti dalla Fondazione Airc, ha provato a rispondere guardando dentro l’architettura stessa del Dna.

Un nuovo sguardo dentro il nucleo delle cellule

Lo studio, pubblicato su Nature Communications, è frutto della collaborazione tra Cnr, Ifom, Ingm e Irccs Policlinico di Milano, sotto la guida di Chiara Lanzuolo e Francesco Ferrari. Gli studiosi hanno messo a punto un approccio innovativo capace di osservare l’organizzazione tridimensionale del Dna nel nucleo cellulare partendo da un’unica biopsia. ” La forma della cromatina – spiega Lanzuolo, direttrice del laboratorio di ‘Chromatin and Nuclear Architecture’ all’Ingm – è da tempo riconosciuta come un indicatore dell’aggressività dei tumori. Ci siamo chiesti se le alterazioni nella sua organizzazione potessero fornire informazioni prognostiche più accurate rispetto ai metodi tradizionali “.

Due sottotipi di tumore e una sorpresa

Utilizzando la tecnologia 4f-SAMMY-seq, sviluppata in collaborazione tra gli istituti, i ricercatori hanno analizzato i campioni bioptici prelevati alla diagnosi. È emersa una distinzione netta tra due sottotipi di tumore: uno con un basso grado di riorganizzazione della cromatina e uno con un elevato riassetto del genoma. ” Sorprendentemente – racconta Ferrari, direttore del laboratorio di Genomica computazionale di Ifom – i tumori con le alterazioni più estese nell’organizzazione del genoma sono risultati associati a una prognosi più favorevole “.

La “firma” genetica che predice il rischio

Per capire meglio questa differenza, il team ha confrontato i due sottotipi tumorali e individuato una ‘firma molecolare’ composta da 18 geni, in grado di predire il decorso clinico dei pazienti. La validazione su dati di oltre 900 pazienti contenuti in database internazionali ha confermato la solidità del modello. Questa firma – spiega Lanzuolo – può rappresentare uno strumento concreto per la stratificazione del rischio e guidare scelte terapeutiche più mirate “.

Verso la medicina di precisione

Le implicazioni cliniche sono significative. La scoperta potrebbe aiutare i medici a distinguere fin dalla diagnosi i tumori a basso rischio da quelli destinati a progredire, evitando così trattamenti inutilmente invasivi e migliorando la qualità di vita dei pazienti. ” È un esempio concreto – osservano i ricercatori – di come la collaborazione tra discipline e istituti possa portare a risultati capaci di incidere realmente sulla pratica clinica “.

Il valore della ricerca italiana

Il lavoro, sostenuto dalla Fondazione Airc, rappresenta un passo avanti verso una medicina di precisione realmente personalizzata. ” È stato un percorso di crescita – racconta Valentina Rosti, giovane ricercatrice e co-autrice dello studio – Lavorare fianco a fianco con medici e bioinformatici in un progetto così interdisciplinare è stato motivante e ci fa capire quanto la ricerca possa avere un impatto concreto sulla vita dei pazienti “.

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