Advocacy e Associazioni 16 Settembre 2026 16:13

Bambini in carcere con le madri, Balestra (FeDerSerD): “Casi in aumento. Più strutture e personale”

Al 31 agosto 2026 sono 37 i bambini presenti negli istituti penitenziari insieme a 32 madri detenute. Per la presidente di FeDerSerD, Roberta Balestra, l’aumento è legato anche alle modifiche normative che hanno reso facoltativo il differimento dell’esecuzione della pena

di Isabella Faggiano
Bambini in carcere con le madri, Balestra (FeDerSerD): “Casi in aumento. Più strutture e personale”

C’è un dato che fotografa più di altri la situazione dei bambini che vivono in carcere insieme alle madri: dalla fine del 2024 alla fine di agosto 2026 sono passati da 10 a 37. Un incremento rilevante, che arriva in un sistema penitenziario già alle prese con il sovraffollamento e con la carenza di spazi e personale. A leggere questo fenomeno dal punto di vista dei servizi per le dipendenze è Roberta Balestra, presidente di FeDerSerD, che sottolinea come una parte importante delle donne detenute provenga da situazioni di forte vulnerabilità sociale e presenti problematiche legate all’uso di sostanze. Per questo, secondo FeDerSerD, la questione delle madri con figli piccoli non può essere affrontata soltanto in ambito penitenziario, ma richiede una rete di servizi sanitari, sociali ed educativi adeguata.

Da 10 a 37 bambini: un aumento che preoccupa

“L’incremento c’è ed è rilevante”, spiega Balestra. Il passaggio da 10 bambini alla fine del 2024 a 37 al 31 agosto 2026 rappresenta, secondo la presidente di FeDerSerD, un segnale da non sottovalutare. Tra i fattori che hanno contribuito all’aumento Balestra individua anche le modifiche normative intervenute nel 2025. In particolare, richiama il cambiamento delle disposizioni relative all’esecuzione della pena per le donne in gravidanza e per le madri di bambini molto piccoli: “Dopo le norme che hanno avuto per oggetto la tutela delle rapporto tra detenute madri e figli minori, si è arrivati nel 2025 al decreto sicurezza che ha modificato l’articolo del codice penale che prevedeva l’incompatibilità assoluta, ad esempio, per le donne gravide e per le mamme di bambini sotto i 3 anni”. Il risultato, secondo Balestra, è stato il passaggio da un differimento obbligatorio a un differimento facoltativo della pena in determinate situazioni, con la conseguenza di un progressivo aumento delle donne con figli presenti nel sistema penitenziario.

ICAM e case famiglia: una rete troppo piccola

L’alternativa, laddove prevista, non dovrebbe essere però il carcere ordinario. Le madri con bambini vengono infatti accolte, quando possibile, negli Istituti a custodia attenuata per detenute madri (ICAM) o nelle case famiglia protette, strutture pensate per ridurre l’impatto della detenzione sulla vita dei bambini. Il problema è che la rete è estremamente limitata. “In Italia ci sono cinque ICAM e due case famiglia, con una capienza massima complessiva di circa 70 posti, che sono ormai vicini alla saturazione”, sottolinea Balestra. Una situazione che diventa ancora più delicata se inserita nel quadro generale del sistema penitenziario italiano. “C’è una situazione di sovraffollamento che si sta aggravando, per cui il trend complessivo è di un aumento dei detenuti in generale”. Per la presidente di FeDerSerD, dunque, il rischio è che la crescita del numero di madri con figli piccoli finisca per mettere ulteriormente sotto pressione strutture già insufficienti.

Non basta un posto: servono servizi specializzati

Il punto, però, non è soltanto trovare uno spazio fisico in cui collocare madre e bambino. Gli ICAM e le case famiglia richiedono personale e servizi specifici, proprio perché l’obiettivo dovrebbe essere quello di garantire al bambino un ambiente il più possibile vicino alla normalità. “La normativa prevede che ci siano agenti di polizia penitenziaria dedicati, specificamente formati. Devono esserci operatori sanitari specializzati che dall’esterno vengano per garantire un’assistenza psicologica e sanitaria sia alle madri che ai bambini”, spiega Balestra. Sono inoltre previsti supporto alla genitorialità, accompagnamento dei bambini all’esterno, mediazione, rapporti con il Terzo settore, convenzioni, accordi e progetti che consentano ai bambini di frequentare luoghi di educazione, istruzione e socialità fuori dalla struttura. “Queste attività non ci sono o sono minime”, osserva Balestra. E proprio questa carenza rischia di svuotare di significato la differenza tra una struttura protetta e una normale esperienza detentiva.

Il carcere non deve diventare il mondo del bambino

La preoccupazione principale riguarda infatti le conseguenze della detenzione sullo sviluppo dei bambini. “Se non vengono osservate queste misure, i bambini corrono gravi rischi per lo sviluppo psicoaffettivo, cognitivo e sociale. Sono già stigmatizzati e possono soffrire ulteriormente di stigma”, avverte la presidente di FeDerSerD. Un rischio che si inserisce in un quadro di vulnerabilità già presente. “L’identikit di queste donne è quello di persone, metà straniere e metà italiane, che vengono da situazioni molto complesse di sofferenza, di gravità sociale e di depauperazione economica e sociale”. Ed è proprio qui che entra in gioco il ruolo di FeDerSerD. “Siamo impegnati nelle carceri perché, come sappiamo, circa il 30% dei detenuti ha problemi con la normativa degli stupefacenti”. Le donne rappresentano circa il 4% della popolazione detenuta: Balestra richiama il dato del 31 marzo 2026, quando le donne detenute erano 2.804, pari al 4,4% del totale. “Di queste, una buona parte ha problemi con le sostanze, in genere ha pene corte per reati non di grande importanza, ma viene da situazioni disagiate e avrebbe bisogno di queste strutture protette dove poter usufruire di misure alternative”.

Dipendenze, vulnerabilità e misure alternative

Per queste donne, spiega Balestra, la possibilità di accedere a una struttura protetta può essere particolarmente importante anche perché la mancanza di un domicilio privato rappresenta spesso un ostacolo concreto all’accesso alle misure alternative. “La legge che ha istituito queste strutture protette faceva anche riferimento alla detenzione domiciliare, che poteva essere scontata all’interno di queste strutture. In carenza di domicili privati propri, che spesso affligge queste persone, avere la possibilità di godere di strutture di questo tipo dove scontare la pena è importante”. “Se non c’è lo psicologo, se non c’è il neuropsichiatra, se non c’è l’educatore, il personale, gli agenti di polizia che dovrebbero essere formati e non indossare la divisa, garantendo quindi un clima di apertura e non di limitazione, si rischia di coartare ulteriormente la possibilità di avere stimoli positivi favorevoli allo sviluppo del bambino”.

La contraddizione con la Carta dei diritti dei figli di genitori detenuti

In questo quadro, Balestra individua anche una forte distanza tra gli impegni assunti sul piano istituzionale e la realtà quotidiana. Il riferimento è alla Carta dei diritti dei figli di genitori detenuti, rinnovata nell’aprile 2026 dal Ministro della Giustizia Carlo Nordio insieme all’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza e all’associazione Bambinisenzasbarre. “È una posizione lungimirante che va al di là delle mamme in carcere. Pone al centro i diritti dei figli piccoli, ma anche dei figli sopra i sei anni, che devono essere tutelati e protetti pur avendo uno o entrambi i genitori detenuti”. La Carta affronta infatti una dimensione più ampia: il rapporto tra genitori detenuti e figli che vivono all’esterno, le modalità di accesso al carcere, l’accoglienza, la comunicazione a distanza e il sostegno alla genitorialità. “Leggendo questa Carta si ha l’idea di cosa si dovrebbe fare e siamo sideralmente distanti dal poterlo fare nella situazione delle carceri italiane oggi e delle risorse in sanità e nell’amministrazione penitenziaria”, sottolinea Balestra. È proprio questa distanza, secondo la presidente di FeDerSerD, a destare maggiore preoccupazione: da una parte impegni e principi condivisi, dall’altra strutture e risorse che non sembrano ancora sufficienti a renderli effettivi.

Più strutture protette, fino a sei anni

La proposta di FeDerSerD parte quindi dal rafforzamento della rete. “Pensiamo che sviluppare queste strutture protette per le madri con figli piccoli, fino ai sei anni e, eccezionalmente, fino ai dieci, sia fondamentale”, afferma Balestra. Servono più ICAM e più case famiglia, ma soprattutto devono essere messe nelle condizioni di funzionare secondo la loro finalità. “Ci deve essere il personale previsto per poter garantire un supporto alla genitorialità, ma anche una vita il più possibile vicina alla normalità ai bambini, che non possono stare rinchiusi ma devono uscire”. Scuola, socialità, relazioni esterne non sono elementi accessori, ma parti essenziali della tutela del bambino. E anche il modo in cui gli operatori accompagnano queste esperienze può fare la differenza.

“Dare corso effettivamente alla Carta”

Per Balestra, dunque, la soluzione non può essere soltanto quella di gestire l’aumento dei numeri. Occorre intervenire sulla capacità del sistema di garantire misure alternative, strutture protette, assistenza sanitaria, sostegno alla genitorialità e percorsi di inclusione per i bambini. E la prima richiesta è rendere effettivi gli impegni già sottoscritti. “La proposta è che si dia corso effettivamente a questa Carta. È un documento eccellente, in cui c’è stato un impegno a tre: il Ministero della Giustizia, l’Autorità nazionale garante e un’associazione specifica”. Il nodo, in definitiva, è quello di evitare che la condizione detentiva della madre si trasformi in una condizione di vita per il figlio. “Ci devono essere più strutture di questo tipo, ci deve essere il personale, ci deve essere un supporto alla genitorialità e una vita il più possibile vicina alla normalità”. Perché la pena è della madre, ma il rischio di subirne le conseguenze più profonde può ricadere sul bambino. E, per Balestra, è proprio questo il punto sul quale il sistema penitenziario, sanitario e sociale deve intervenire prima che la rete delle strutture protette arrivi alla saturazione.

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