Salute 2 Luglio 2026 14:42

Autismo, test sul sangue con IA al 93,2% di precisione: svolta per diagnosi precoce nei bambini

Uno studio del Cnr su 58 bambini tra i 3 e gli 8 anni mostra che un’analisi del sangue con intelligenza artificiale può riconoscere l’autismo con una precisione del 93,2%

di Viviana Franzellitti
Autismo, test sul sangue con IA al 93,2% di precisione: svolta per diagnosi precoce nei bambini

Un semplice prelievo di sangue potrebbe, in futuro, aiutare a individuare precocemente segnali biologici legati ai disturbi dello spettro autistico. Un nuovo studio italiano, infatti, mostra che l’analisi dei globuli rossi, combinata con intelligenza artificiale, riesce a distinguere bambini con autismo da quelli con sviluppo tipico con un’accuratezza del 93,2%.

La ricerca, condotta dal Consiglio nazionale delle ricerche insieme a centri clinici specializzati in neuropsichiatria infantile, ha coinvolto 58 bambini tra i 3 e gli 8 anni. L’obiettivo era capire se fosse possibile intercettare nel sangue tracce dello stress ossidativo associate al disturbo, utilizzando tecniche avanzate di imaging e algoritmi di IA. I risultati aprono alla prospettiva di strumenti di screening più semplici e meno invasivi rispetto ai percorsi diagnostici attuali.

Come funziona il test sul sangue

Il metodo si basa sull’analisi delle membrane dei globuli rossi, che possono riflettere lo stato di stress ossidativo dell’organismo. Le cellule vengono osservate con tecniche di microscopia avanzata e trasformate in immagini ad alta definizione. Queste informazioni vengono poi lette da un sistema di intelligenza artificiale che individua schemi biologici differenti tra i due gruppi.

Uno studio su 58 bambini

La sperimentazione ha confrontato bambini con diagnosi di autismo e bambini con sviluppo tipico.
Le differenze rilevate nelle cellule del sangue hanno permesso al modello di IA di distinguere i due gruppi con una precisione del 93,2%.

Cosa potrebbe cambiare nella pratica clinica

L’ipotesi dei ricercatori è che, in futuro, questo tipo di analisi possa essere utilizzato già alla nascita, tramite il normale prelievo neonatale. Non si tratterebbe di una diagnosi, ma di uno strumento di screening precoce per individuare bambini che potrebbero aver bisogno di un monitoraggio più attento. Questo potrebbe favorire diagnosi più tempestive e un accesso più rapido ai servizi di neuropsichiatria infantile, riducendo ritardi e disomogeneità territoriali.

Una scoperta promettente ma ancora da confermare

Lo stress ossidativo non è considerato una causa diretta dell’autismo, ma piuttosto un indicatore biologico associato alla condizione, utile a descrivere alcuni meccanismi cellulari che possono accompagnarne lo sviluppo.

È importante però sottolineare che si tratta di risultati ancora preliminari: lo studio è stato condotto su un numero limitato di partecipanti e necessita di ulteriori verifiche su campioni più ampi e diversificati per confermare solidità e riproducibilità dei dati. Solo dopo queste validazioni sarà possibile valutare un’eventuale applicazione clinica del test, sia in termini di screening precoce sia di integrazione nei percorsi diagnostici. Al momento, quindi, la scoperta rappresenta una prospettiva promettente di ricerca, ma non uno strumento già utilizzabile nella pratica medica.

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