One Health 1 Settembre 2026 13:11

Aria più pulita, mente più efficiente: filtro HEPA migliora funzioni cognitive dopo i 40

Un mese di filtrazione dell’aria ha migliorato alcune funzioni esecutive negli adulti esposti all’inquinamento da traffico. Lo mostra uno studio su 119 persone tra 30 e 74 anni

di Viviana Franzellitti
Aria più pulita, mente più efficiente: filtro HEPA migliora funzioni cognitive dopo i 40

Un mese di aria più pulita in casa potrebbe tradursi anche in prestazioni cognitive migliori negli adulti sopra i 40 anni. È quanto emerge da uno studio pubblicato di recente su Scientific Reports, che ha analizzato i dati di 119 adulti tra 30 e 74 anni residenti a Somerville, nel Massachusetts, in abitazioni situate vicino a importanti arterie stradali. L’obiettivo era verificare se la riduzione dell’esposizione al particolato atmosferico attraverso un purificatore con filtro HEPA potesse produrre effetti misurabili sulla funzione cognitiva. I partecipanti hanno utilizzato per un mese un vero purificatore HEPA e per un altro mese un dispositivo placebo, con un periodo di pausa tra le due fasi. Nel complesso non sono emerse differenze significative, ma negli adulti di 40 anni e oltre il tempo necessario per completare la parte più complessa del test cognitivo è risultato del 12% più breve dopo la filtrazione, passando da 61,4 a 54 secondi.

L’inquinamento non riguarda soltanto polmoni e cuore

Il particolato atmosferico prodotto dal traffico stradale è ormai considerato un importante fattore di rischio per la salute. Le particelle più fini possono penetrare profondamente nell’apparato respiratorio e sono state associate a malattie cardiovascolari e neurologiche, oltre che a effetti negativi sulla salute respiratoria. L’esposizione interessa anche chi trascorre gran parte della giornata in casa. Una parte dell’inquinamento proveniente dall’esterno può infatti raggiungere gli ambienti indoor, soprattutto nelle abitazioni vicine a strade ad alto traffico. Tra gli inquinanti di maggiore interesse ci sono il PM2,5, le particelle ultrafini e il black carbon, componenti tipiche delle emissioni legate alla circolazione stradale. La ricerca si inserisce proprio in questo scenario: se l’inquinamento può raggiungere gli ambienti domestici, ridurre la concentrazione delle particelle nell’aria di casa può modificare anche alcuni effetti sulla salute?

119 adulti che vivono vicino alle grandi arterie stradali

Lo studio ha utilizzato i dati del progetto HAFTRAP, un trial randomizzato crossover condotto su adulti che vivevano entro circa 200 metri da autostrade o grandi arterie stradali. I 119 partecipanti avevano un’età compresa tra 30 e 74 anni. Il disegno crossover ha permesso a ciascuna persona di sperimentare entrambe le condizioni: un mese con il purificatore HEPA e un mese con un dispositivo placebo, separati da un periodo di washout di un mese. In questo modo i ricercatori hanno potuto confrontare le prestazioni cognitive degli stessi partecipanti in condizioni di esposizione differenti, riducendo l’influenza delle caratteristiche individuali.

Il filtro ha ridotto concretamente il particolato indoor

Il purificatore non rappresentava soltanto un elemento dell’esperimento, ma ha effettivamente modificato la qualità dell’aria. Nel sottogruppo di abitazioni nel quale era stato installato un sistema di monitoraggio, la concentrazione di PM2,5 è diminuita di circa il 52% durante il periodo di filtrazione HEPA. Anche le particelle ultrafini si sono ridotte, con una diminuzione di circa il 32%. Il dato è importante perché dimostra che l’intervento è riuscito a ridurre una componente concreta dell’esposizione all’inquinamento atmosferico. La domanda successiva era quindi capire se questa riduzione potesse riflettersi anche sulle funzioni cognitive.

La differenza emerge soprattutto negli adulti dai 40 anni

La funzione cognitiva è stata valutata attraverso il Trail Making Test, una prova utilizzata per analizzare diverse capacità neuropsicologiche. La parte A valuta soprattutto velocità di elaborazione e componenti visuo-motorie, mentre la parte B è più complessa: richiede di collegare alternativamente numeri e lettere e coinvolge flessibilità mentale, attenzione e funzioni esecutive. Considerando tutti i partecipanti, la differenza tra purificatore HEPA e placebo non è risultata statisticamente significativa. Quando i ricercatori hanno però considerato l’età, è emerso un risultato più netto. Tra gli adulti di 40 anni e oltre, il tempo medio necessario per completare la parte B è passato da 61,4 secondi con il placebo a 54 secondi dopo un mese di filtrazione HEPA, pari a una riduzione del 12%. Nei partecipanti con meno di 40 anni non è stata invece osservata una riduzione significativa del tempo.

Non significa che il purificatore prevenga demenza o Alzheimer

Il risultato è interessante, ma va interpretato senza attribuirgli significati che lo studio non può dimostrare. La ricerca non ha verificato se i purificatori HEPA possano prevenire la demenza, l’Alzheimer o altre malattie neurodegenerative. I ricercatori hanno osservato un miglioramento in una specifica prova neuropsicologica dopo un periodo relativamente breve di filtrazione. Non è quindi possibile affermare che un mese di aria filtrata possa prevenire il declino cognitivo nel lungo periodo. Servono studi più ampi, con periodi di osservazione più lunghi e popolazioni diverse, per capire se il beneficio possa essere mantenuto nel tempo e se possa avere un significato clinico più ampio.

Per chi vive vicino al traffico, la qualità dell’aria indoor diventa una possibile leva di prevenzione

Il risultato apre però una prospettiva interessante sul rapporto tra ambiente domestico e salute. Per chi vive in prossimità di strade molto trafficate, ridurre l’esposizione alle particelle indoor può rappresentare una delle poche misure individuali immediatamente praticabili. Questo non significa naturalmente trasferire sulle famiglie la responsabilità dell’inquinamento urbano: la riduzione delle emissioni alla fonte resta l’intervento di maggiore rilevanza per la salute pubblica. La filtrazione dell’aria può eventualmente rappresentare una misura complementare, soprattutto per le persone che vivono in aree fortemente esposte e trascorrono molte ore negli ambienti domestici.

La qualità dell’aria entra nella prevenzione della salute cerebrale

Lo studio aggiunge quindi un nuovo elemento alla crescente attenzione verso gli effetti neurologici dell’inquinamento atmosferico. Per ora il filtro HEPA non può essere considerato un trattamento per il declino cognitivo e non esistono indicazioni cliniche basate su questo singolo studio. La ricerca suggerisce però che ridurre l’esposizione al particolato può avere effetti misurabili anche su alcune funzioni cognitive, soprattutto negli adulti dai 40 anni in su. La prospettiva più interessante, in attesa di ulteriori conferme, è proprio quella preventiva: migliorare la qualità dell’aria non significa soltanto proteggere polmoni e cuore, ma potrebbe contribuire anche a ridurre alcuni degli effetti dell’inquinamento sul cervello.

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