Al centro del 16° Congresso nazionale della Società Italiana di Terapia Antinfettiva, l'appropriatezza delle prescrizioni, le nuove tecnologie diagnostiche e la distinzione tra polmoniti virali e batteriche
Diagnosi più rapide, terapie mirate e un utilizzo degli antibiotici sempre più appropriato. Sono queste le principali strategie per contrastare l’antimicrobico-resistenza e migliorare la gestione delle infezioni, soprattutto nelle persone più fragili. Un tema che diventa particolarmente attuale con l’avvio della stagione influenzale, quando febbre, tosse e infezioni respiratorie possono indurre a ricorrere agli antibiotici anche in assenza di un’indicazione clinica. Proprio l’appropriatezza terapeutica sarà uno dei temi al centro del 16° Congresso nazionale della SITA (Società Italiana di Terapia Antinfettiva), in programma il 5 e 6 novembre a Torino, con la presidenza del professor Matteo Bassetti e l’organizzazione scientifica del professor Francesco Giuseppe De Rosa. All’appuntamento sono attesi circa 200 specialisti da tutta Italia.
L’antimicrobico-resistenza rappresenta una delle principali criticità per la sanità pubblica, con conseguenze particolarmente rilevanti per anziani, persone immunocompromesse e cittadini con patologie complesse. In Italia, secondo la sorveglianza dell’Istituto superiore di sanità, nel 2024 oltre un terzo degli isolati di Enterococcus faecium è risultato resistente alla vancomicina, uno degli antibiotici utilizzati per contrastare questo batterio. La sfida è individuare rapidamente il microrganismo responsabile dell’infezione, così da scegliere il trattamento più efficace ed evitare terapie inutili o inappropriate. “La vera sfida contro le infezioni resistenti è usare l’antibiotico giusto nel momento giusto – sottolinea Matteo Bassetti – Quando un paziente ha un’infezione grave, il tempo è un fattore decisivo. Identificare prima il microrganismo responsabile significa poter orientare tempestivamente la terapia e ridurre il rischio di trattamenti inefficaci”. In questa direzione si inserisce l’evoluzione della microbiologia rapida, che consente di ottenere informazioni sui patogeni e sui loro meccanismi di resistenza già poche ore dopo il prelievo. Un progresso che può favorire decisioni terapeutiche più tempestive e una migliore gestione delle infezioni anche nei contesti ospedalieri più complessi.
Con l’arrivo della stagione influenzale torna centrale anche la distinzione tra infezioni respiratorie virali e batteriche. Non tutte le polmoniti, infatti, richiedono una terapia antibiotica. Gli antibiotici non agiscono contro i virus e il loro utilizzo in assenza di un’indicazione può esporre a effetti indesiderati e contribuire alla diffusione delle resistenze. Una ricerca statunitense pubblicata sul New England Journal of Medicine, condotta su adulti ricoverati per polmonite acquisita in comunità, ha identificato virus nel 27% dei casi e batteri nel 14%, evidenziando anche la possibilità di infezioni miste. La presenza di un virus respiratorio, tuttavia, non esclude automaticamente una concomitante infezione batterica. Negli anziani, nelle persone con patologie croniche e negli immunocompromessi, la valutazione deve quindi considerare la gravità del quadro clinico e il rischio di sovrainfezioni. “La diagnosi deve tenere conto della gravità del quadro, delle condizioni generali e del rischio di infezioni miste”, spiega Francesco Giuseppe De Rosa, delle Malattie infettive della Città della Salute di Torino. Fondamentale, in questo percorso, la collaborazione tra clinici e microbiologi per individuare tempestivamente le cause dell’infezione e orientare le scelte terapeutiche.
Il contrasto all’antibiotico-resistenza passa anche attraverso una migliore integrazione tra ospedale e territorio. Le nuove possibilità offerte dalla diagnostica decentrata e dalla farmacia dei servizi potrebbero contribuire a rendere più accessibili alcuni test, supportando il lavoro dei medici di medicina generale e dei pediatri e favorendo prescrizioni più appropriate. Un ulteriore elemento riguarda l’informazione ai cittadini. Secondo il Rapporto AIFA relativo al 2024, il consumo di antibiotici in Italia è diminuito del 3,3% rispetto all’anno precedente, ma resta elevato il ricorso ai farmaci ad ampio spettro: il rapporto tra consumo di antibiotici ad ampio e ristretto spettro è pari a 12,3, contro una media europea di 4,6. Da qui l’appello degli specialisti a evitare l’automedicazione, soprattutto durante la stagione influenzale. “Il messaggio ai cittadini è semplice: non bisogna assumere antibiotici di propria iniziativa in presenza di febbre, tosse o sintomi influenzali – conclude Bassetti – La prevenzione, a partire dalle vaccinazioni raccomandate, e una diagnosi corretta sono strumenti essenziali per proteggere la salute”. Il Congresso SITA affronterà anche l’evoluzione delle infezioni da microrganismi multiresistenti, i nuovi antibiotici, le infezioni nei trapiantati e le terapie per le patologie urinarie, respiratorie e addominali. Un confronto multidisciplinare per rafforzare l’appropriatezza delle cure e preservare l’efficacia degli antimicrobici, una risorsa fondamentale per la medicina di oggi e di domani.
Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato