Nutri e Previeni 8 Ottobre 2026 11:33

Antibiotici e zucchero, così può cambiare il microbiota intestinale

L'analisi di oltre 9.000 pasti suggerisce che una dieta ricca di zuccheri durante gli antibiotici possa favorire l'alterazione del microbiota e la proliferazione di batteri opportunisti.

di Arnaldo Iodice
Antibiotici e zucchero, così può cambiare il microbiota intestinale

Consumare più zuccheri durante una terapia antibiotica potrebbe accentuare l’alterazione del microbiota intestinale e favorire la proliferazione di batteri potenzialmente dannosi. È quanto suggerisce uno studio condotto da ricercatori di NYU Langone Health, City of Hope e Memorial Sloan Kettering Cancer Center, che ha analizzato 9.419 pasti consumati da 173 pazienti oncologici ospedalizzati, monitorando contemporaneamente i cambiamenti della composizione batterica intestinale.

I risultati, pubblicati il 30 settembre sulla rivista Nature, indicano che per ogni 100 grammi di zucchero in più consumati nelle 48 ore precedenti il trattamento antibiotico si osservava un ulteriore calo del 21% della diversità alfa del microbiota, parametro utilizzato per misurare la varietà delle specie batteriche presenti nell’intestino. Le diete più ricche di zuccheri, associate alla terapia antibiotica, risultavano inoltre correlate a una maggiore presenza di Enterococcus faecium, un batterio che può essere responsabile di infezioni difficili da trattare.

Gli antibiotici possono ridurre la diversità del microbiota

Il microbiota intestinale è costituito da una vasta comunità di microrganismi che interagiscono costantemente con l’organismo e contribuiscono a numerose funzioni, dalla digestione alla regolazione del sistema immunitario. La sua composizione non è fissa, ma può modificarsi in risposta all’alimentazione, alle malattie e ai farmaci. Tra i fattori in grado di provocare cambiamenti particolarmente marcati ci sono gli antibiotici, che agiscono contro i batteri responsabili delle infezioni ma possono colpire anche microrganismi utili.

La perdita di una parte della comunità batterica può ridurre la capacità del microbiota di contrastare la proliferazione di specie potenzialmente patogene. In condizioni normali, infatti, le diverse popolazioni batteriche competono per le risorse e contribuiscono a mantenere un equilibrio che ostacola l’espansione di alcuni microrganismi. Quando questo equilibrio viene alterato, gli spazi lasciati liberi possono essere occupati da batteri capaci di sfruttare le nuove condizioni ambientali.

Secondo lo studio, lo zucchero potrebbe rappresentare uno dei fattori in grado di amplificare questo effetto durante una terapia antibiotica. I ricercatori ipotizzano che alcuni batteri sopravvissuti al trattamento possano beneficiare della maggiore disponibilità di zuccheri, ma non è ancora chiaro se il meccanismo consista in un’azione diretta sull’Enterococcus, nella riduzione della competizione esercitata da altri batteri o in un processo differente.

Perché sono stati studiati pazienti con tumori del sangue

La ricerca si è concentrata su pazienti con tumori del sangue perché questo gruppo è frequentemente sottoposto a trattamenti intensivi, compresi antibiotici, chemioterapia e, in alcuni casi, trapianto di cellule staminali. Durante i ricoveri, che possono protrarsi per diverse settimane, è inoltre possibile controllare con maggiore precisione l’alimentazione e raccogliere campioni biologici a intervalli regolari.

I ricercatori hanno registrato ciò che i pazienti consumavano a ogni pasto e hanno raccolto quotidianamente campioni del microbiota intestinale. Questa combinazione ha permesso di mettere in relazione le variazioni dell’alimentazione con i cambiamenti della comunità batterica nel corso della terapia. Il contesto clinico è particolarmente rilevante perché nei pazienti sottoposti a trattamenti ematologici intensivi il microbiota può essere fortemente compromesso. La proliferazione di specie come Enterococcus faecium può diventare quindi un problema clinico, soprattutto quando le difese dell’organismo sono ridotte.

Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato