Salute 2 Luglio 2026 15:45

Alzheimer, un test del sangue potrebbe anticiparne i sintomi fino a quattro anni

Ricercatori della Washington University School of Medicine hanno identificato 34 RNA circolari (circRNA) che potrebbero consentire di prevedere l'insorgenza dei sintomi dell'Alzheimer da due a quattro anni prima della loro comparsa

di Isabella Faggiano
Alzheimer, un test del sangue potrebbe anticiparne i sintomi fino a quattro anni

Riuscire a individuare chi svilupperà i sintomi dell’Alzheimer prima che il declino cognitivo diventi evidente rappresenta una delle principali sfide della neurologia moderna. Se oggi i biomarcatori consentono di identificare la presenza della patologia anche molti anni prima dell’esordio clinico, prevedere quando la malattia inizierà realmente a manifestarsi resta molto più difficile. Una possibile risposta arriva da uno studio della Washington University School of Medicine di St. Louis, finanziato dai National Institutes of Health (NIH) e pubblicato su Nature Medicine, che identifica un nuovo biomarcatore ematico capace non solo di riconoscere la malattia, ma anche di stimarne la progressione verso la fase sintomatica.

I protagonisti sono i circRNA

I ricercatori hanno individuato un gruppo di 34 RNA circolari (circRNA), piccole molecole di RNA non codificante caratterizzate da una struttura ad anello che le rende particolarmente stabili nel sangue. A differenza degli RNA tradizionali, i circRNA resistono più a lungo alla degradazione, sono abbondanti nel tessuto nervoso e hanno la capacità di attraversare la barriera emato-encefalica, caratteristiche che li rendono candidati ideali come biomarcatori. Analizzando campioni di sangue provenienti da 1.221 persone, tra soggetti con Alzheimer e individui cognitivamente sani, gli autori hanno identificato 34 circRNA strettamente associati alla malattia. Il modello predittivo sviluppato è stato successivamente validato in altre due grandi coorti indipendenti, per un totale di oltre 2.300 partecipanti, confermando l’affidabilità dei risultati.

Un biomarcatore che anticipa la comparsa dei sintomi

L’aspetto più innovativo dello studio riguarda la capacità dei circRNA di prevedere la progressione verso l’Alzheimer sintomatico. Secondo le analisi, i livelli di queste molecole iniziano infatti ad aumentare circa due-quattro anni prima della comparsa dei primi deficit cognitivi. I pazienti con valori elevati presentavano un rischio quasi triplicato di sviluppare la malattia clinicamente manifesta rispetto a quelli con livelli più bassi (Hazard Ratio 2,92). Gli autori hanno osservato che i circRNA sembrano riflettere cambiamenti biologici più vicini all’esordio dei sintomi rispetto ai biomarcatori oggi più utilizzati, offrendo quindi una fotografia più dinamica dell’evoluzione della malattia.

Prestazioni superiori rispetto alla pTau217

Negli ultimi anni la proteina fosforilata Tau217 (pTau217) si è affermata come uno dei principali biomarcatori ematici dell’Alzheimer, grazie alla sua elevata accuratezza nell’identificare la presenza delle placche amiloidi. Lo studio dimostra però che, quando l’obiettivo è prevedere il momento in cui il paziente svilupperà i sintomi, i circRNA sembrano offrire prestazioni migliori. Nel predire la progressione verso la forma sintomatica, il modello basato sui circRNA ha mostrato una capacità superiore rispetto alla sola pTau217 (Hazard Ratio 2,92 contro 1,81). Ancora più interessanti sono i risultati ottenuti combinando i due biomarcatori: il rischio di progressione aumenta sensibilmente nei soggetti positivi a entrambi, suggerendo che l’integrazione delle informazioni possa migliorare ulteriormente la stratificazione dei pazienti.

Un aiuto per le nuove terapie anti-amiloide

Secondo Richard Hodes, direttore del National Institute on Aging dei NIH, disporre di uno strumento capace di individuare i pazienti prossimi alla comparsa dei sintomi avrebbe un’importanza clinica enorme: “Essere in grado di identificare i pazienti sull’orlo della comparsa dei sintomi sarebbe di inestimabile valore. Queste informazioni potrebbero aiutarci a selezionare i candidati più appropriati per gli studi clinici e a capire con maggiore precisione quali trattamenti siano realmente efficaci nel prevenire il declino cognitivo”. L’esigenza è ancora più sentita oggi che sono disponibili le prime terapie anti-amiloide. Questi farmaci, infatti, possono ridurre i livelli dei biomarcatori tradizionali legati alle placche cerebrali anche quando il processo neurodegenerativo continua la sua evoluzione. “I pazienti trattati con le nuove terapie per la rimozione della beta-amiloide possono diventare negativi ai biomarcatori della tau pur continuando a essere affetti dalla malattia”, spiega Carlos Cruchaga, autore corrispondente dello studio. «I circRNA potrebbero offrirci una visione più completa della biologia dell’Alzheimer».

Elevata specificità per l’Alzheimer

Un ulteriore punto di forza del nuovo biomarcatore riguarda la sua specificità. Il modello è stato testato anche in pazienti affetti da altre patologie neurodegenerative, come il morbo di Parkinson, la demenza frontotemporale e la demenza a corpi di Lewy, dimostrando una capacità predittiva molto più bassa in queste condizioni. Questo suggerisce che la maggior parte dei 34 circRNA identificati sia strettamente collegata ai meccanismi biologici propri dell’Alzheimer e non rappresenti semplicemente un indice generale di neurodegenerazione.

Dalla ricerca al laboratorio

I ricercatori stanno già collaborando con partner industriali per trasformare questi risultati in un test diagnostico utilizzabile nella pratica clinica. Gli autori sottolineano tuttavia che saranno necessari studi prospettici di dimensioni ancora maggiori per confermare definitivamente l’utilità del nuovo biomarcatore prima dell’introduzione nella routine assistenziale. Se i risultati verranno confermati, i circRNA potrebbero rappresentare una nuova generazione di biomarcatori ematici, capaci non solo di identificare la presenza dell’Alzheimer, ma anche di indicare quando il cervello sta entrando nella fase in cui i sintomi stanno per comparire. Un’informazione che potrebbe cambiare profondamente sia la gestione clinica dei pazienti sia la progettazione delle future sperimentazioni terapeutiche.

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