Advocacy e Associazioni 8 Luglio 2024 17:38

Fenilchetonuria, al PKU&Noi 2024 il punto sulle terapie innovative

Il messaggio degli specialisti: ” ‘Be positive’, le terapie a disposizione sono efficaci e a breve arriverà l’home monitoring test”

Fenilchetonuria, al PKU&Noi 2024 il punto sulle terapie innovative

“La possibilità di accedere a nuove strategie terapeutiche rappresenta un passo epocale per i nostri pazienti, segno di costante aggiornamento e ricerca a loro dedicata al fine di ottimizzare sempre più i possibili outcomes di trattamento. Ogni paziente, in questo ambito, deve avere in mente che non esiste una terapia unicamente adatta a tutti: ognuno è a sé stante e ha proprie peculiarità differenti e speciali da dover considerare nella scelta del miglior trattamento possibile”. È così che Valentina Rovelli, Responsabile dell’Equipe Malattie Metaboliche Congenite della S.C. di Pediatria dell’Ospedale San Paolo di Milano, ASST Santi Paolo e Carlo, Università di Milano, descrive l’importanza dei progressi scientifici per il trattamento della Fenilchetonuria (PKU). Le terapie innovative sono state anche al centro della quarta edizione di PKU&Noi, il format divulgativo con cadenza annuale che si è svolto a ridosso del PKU Day internazionale.

La Fenilchetonuria

La Fenilchetonuria (PKU) è una malattia metabolica rara ereditaria, autosomica recessiva, che si presenta fin dalla nascita e che è caratterizzata dalla mutazione di un gene, la fenilalanina idrossilasi (PAH), necessario per il metabolismo della fenilalanina (Phe), un aminoacido essenziale presente in quasi tutti gli alimenti proteici. Nel mondo interessa più di 50mila persone e solo in Italia ne è colpito 1 bambino ogni 10mila nati. Per chi è affetto da questa malattia, la terapia principale è la dietoterapia, che gioca un ruolo fondamentale nel trattamento della malattia, così come la supplementazione a base di amminoacidi privi di fenilalanina. Ma oggi ci sono anche trattamenti farmacologici efficaci.

La terapia farmacologica

“Tra le altre terapie adottate nel trattamento della Fenilchetonuria, dal 2021 in Italia è disponibile, per i pazienti dai 16 anni in su con livelli di Phe > 600 μmol/L, anche quella farmacologica con il Pegvaliase, che si è dimostrata efficace nella maggior parte dei pazienti, ma nel 10% circa dei casi non priva di effetti collaterali – illustra il Professor Alberto Burlina, Direttore dell’UOC Malattie metaboliche ereditarie, Direttore del Centro regionale malattie metaboliche ereditarie della Regione Veneto e direttore del Programma regionale screening neonatale allargato per le malattie metaboliche ereditarie dell’azienda ospedaliera Università di Padova – . Una terapia, perché abbia successo, richiede una stretta alleanza medico-paziente: ogni caso è infatti a sé stante, non esiste una risposta univoca e non tutti rispondono allo stesso modo e con le medesime tempistiche. È necessario fare continui studi, valutazioni e differenziazioni nell’approccio terapeutico”.

La relazione medico-paziente

Fiducia, ascolto, comprensione e scambio reciproci sono fondamentali per la gestione della malattia. “Un ulteriore passo avanti per una personalizzazione sempre più accurata e un ulteriore controllo della malattia sarà a breve rappresentato dalla possibilità di fare misurazione domiciliari della fenilalanina” – aggiunge Burlina. Per la dottoressa Rovelli la condizione essenziale per approcciare correttamente la gestione della patologia risiede anche “nell’avere fiducia nel proprio medico e nel gruppo multidisciplinare dedicato alla cura del paziente: la terapia enzimatica sostitutiva costituisce oggi una pronta e efficace possibilità terapeutica, risulta necessario fidarsi e affidarsi al proprio centro di riferimento per poter comprendere se possa essere questa la strategia migliore nel caso specifico, è questa la chiave per un trattamento efficace”.

Il ruolo della dietoterapia

La ricerca è la risposta migliore che si possa dare alle persone con PKU. Negli ultimi anni, sono state molte le aree di studio che si sono volute esplorare in modo più specifico, non solo in ambito di terapie all’avanguardia come enzimatica sostitutiva e genica, ma anche su altre aree che ancora hanno a che fare con la dietoterapia, con approfondimenti su microbiota e glicomacropeptide (GMP), una fonte proteica naturale alternativa a basso contenuto di fenilalanina. “Esistono evidenze su possibili benefici sulla flora intestinale nel paziente che assume GMP, gli studi sono in corso e daranno sempre maggiori risposte nel tempo per valutare se ci possa essere effettivamente una correlazione diretta, nonché la possibilità di modulare il microbiota intestinale tramite la sua assunzione – specifica Rovelli  -. La dietoterapia resta una risposta efficace, ma oggi si ha la possibilità di usare al meglio diversi farmaci per ottimizzare e personalizzare il trattamento del singolo paziente, tra qualche anno, non nell’immediato futuro, probabilmente si avrà a disposizione anche la terapia genica per il paziente adulto”, conclude Rovelli.

PKU&Noi2024 è stato realizzato grazie al lavoro di otto Associazioni Pazienti: AMMeC, A.P.M.M.C., Cometa ASMME, A.ME.GE.P. Domenico Campanella, IRIS Associazione Siciliana e Cometa Emilia-Romagna, AISMME, L’APE APS Associazione PKU e…. L’evento è stato organizzato da ATSTRAT, grazie al contributo non condizionato dei gold sponsor Vitaflo e PIAM, dei silver sponsor Biomarin e Cambrooke, e ha ricevuto il patrocino dell’ISS, di UNIAMO e delle società scientifiche SIMMESN e SINUPE.

 

 

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