One Health 14 Aprile 2026 10:25

Acqua e salute, l’Italia in prima linea con il protocollo Oms-Unece: da Roma il nuovo modello integrato

A Roma si apre il convegno internazionale dell’Iss che riunisce istituzioni, scienza e stakeholder sulla governance dell’acqua. Il nuovo approccio rafforza il legame tra salute pubblica, ambiente e clima puntando su prevenzione e sostenibilità

di I.F.
Acqua e salute, l’Italia in prima linea con il protocollo Oms-Unece: da Roma il nuovo modello integrato

In un contesto segnato dalla crisi idrica e dall’impatto crescente dei cambiamenti climatici, l’Italia rafforza il proprio impegno sulla sicurezza dell’acqua come determinante essenziale di salute pubblica. Da oggi, a Roma, prende il via il convegno internazionale “Italian Ratification of the Who/Unece Protocol On Water And Health”, organizzato dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss) e dal Centro Nazionale per la Sicurezza Delle Acque (Censia), con il supporto della Regione Abruzzo. L’evento arriva a pochi giorni dalla ratifica, da parte del Senato, del protocollo Oms-Unece su acqua e salute, che inserisce ufficialmente l’Italia tra i 30 Paesi della regione paneuropea aderenti a un quadro giuridico vincolante. L’obiettivo è integrare in modo strutturale la tutela della salute con la gestione sostenibile delle risorse idriche lungo tutto il ciclo dell’acqua, dalle fonti al consumo fino alle acque reflue e alla balneazione.

Acqua come infrastruttura di salute pubblica

Il protocollo rappresenta il primo accordo internazionale legalmente vincolante che collega politiche sanitarie e politiche ambientali in un’unica cornice operativa. L’obiettivo è garantire accesso equo all’acqua potabile sicura, servizi igienico-sanitari adeguati e riduzione delle malattie idrotrasmesse. Nel nuovo paradigma promosso dalle Nazioni Unite, l’acqua viene riconosciuta come infrastruttura sanitaria essenziale e non solo come risorsa ambientale. L’Italia, secondo gli esperti dell’Iss, ha in parte anticipato questa visione attraverso l’integrazione crescente tra sanità pubblica, gestione delle risorse idriche e strategie di adattamento climatico. “La crisi idrica globale impone di considerare l’acqua come una priorità di sicurezza sanitaria, non solo ambientale”, è il principio che guida il confronto internazionale ospitato a Roma, dove istituzioni, comunità scientifica e stakeholder lavorano a un modello di governance più integrato e preventivo.

Il modello italiano tra prevenzione e integrazione

Un ruolo centrale nel nuovo assetto è svolto dal Sistema Nazionale di Prevenzione Salute-Ambiente-Clima (Snps), che rafforza l’approccio intersettoriale nella gestione dei determinanti ambientali della salute. A questo si affianca il Centro Nazionale per la Sicurezza Delle Acque (Censia), istituito presso l’Iss come riferimento tecnico-scientifico nazionale per acqua e salute. Il primo rapporto nazionale del Censia conferma un’elevata qualità dell’acqua potabile in Italia, ma evidenzia anche la necessità di rafforzare prevenzione e monitoraggio per affrontare rischi emergenti legati a inquinanti, cambiamenti climatici e pressioni antropiche. Il Presidente dell’Iss, Rocco Bellantone, richiama la visione di “One Water”, che si integra con l’approccio “One Health” e sottolinea l’unicità della risorsa idrica. Un elemento non sostituibile, essenziale per la vita, per la salute e per la sostenibilità dei sistemi sociali ed economici.

Dalla gestione dell’emergenza alla prevenzione

Il protocollo Oms-Unece segna un passaggio decisivo dalla gestione reattiva delle crisi idriche a un modello basato su prevenzione, pianificazione e responsabilità condivisa tra settori. In questa direzione si inseriscono anche le politiche europee sulle acque reflue urbane, che introducono innovazioni come il trattamento quaternario per la rimozione dei microinquinanti e il principio della responsabilità estesa del produttore (Epr), chiamando industria farmaceutica e cosmetica a contribuire ai costi della depurazione avanzata. Si tratta di un’evoluzione normativa che mira a ridurre l’impatto delle sostanze emergenti sugli ecosistemi acquatici e, di conseguenza, sulla salute umana.

Un’agenda integrata per acqua, clima e salute

A sostenere il percorso italiano è il progetto “Aces – Acqua, Clima E Salute”, finanziato dal Ministero della Salute nell’ambito del Piano Nazionale Complementare al Pnrr. Il progetto, coordinato dalla Regione Abruzzo con il ruolo centrale dell’Ispra, integra ricerca applicata, innovazione tecnologica e supporto regolatorio. L’obiettivo è costruire una governance dell’acqua capace di connettere salute pubblica, tutela ambientale, sicurezza alimentare e resilienza climatica. Un approccio che punta a superare la frammentazione delle competenze e a rafforzare la capacità di risposta dei sistemi sanitari. Con la ratifica del protocollo oms-unece, l’Italia entra pienamente in una rete internazionale che definisce obiettivi misurabili su accesso all’acqua sicura, servizi igienici, riduzione delle patologie idrotrasmesse e protezione degli ecosistemi idrici. Ogni Paese aderente è chiamato a definire target nazionali concreti e a rendicontare periodicamente i progressi a Oms ed Unece, in un sistema di accountability che rafforza la governance globale dell’acqua. In un contesto segnato da eventi climatici estremi sempre più frequenti, la sfida è, dunque, trasformare la gestione dell’acqua in una politica strutturale di prevenzione sanitaria. Un cambiamento di paradigma che, con l’avvio del convegno Iss, entra ora in una fase operativa anche per l’Italia.

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