Salute 6 Novembre 2026 15:28

Lombalgia cronica: “Le ore trascorse seduti influenzano l’evoluzione del dolore?”

Una ricerca pubblicata su European Spine Journal ha seguito 182 persone con lombalgia cronica, misurando il tempo trascorso seduti sia attraverso questionari sia con dispositivi indossabili. Ecco cosa hanno scoperto gli scienziati

di Isabella Faggiano
Lombalgia cronica: “Le ore trascorse seduti influenzano l’evoluzione del dolore?”

Stare seduti molte ore al giorno è spesso considerato uno dei comportamenti da evitare per proteggere la salute della schiena. Ma quanto conta davvero il tempo trascorso in posizione sedentaria per chi soffre già di mal di schiena cronico? Una nuova ricerca suggerisce che il rapporto potrebbe essere meno diretto di quanto si pensi. Lo studio, pubblicato su European Spine Journal, ha seguito 182 persone con lombalgia cronica, valutando le loro abitudini quotidiane e il tempo trascorso seduti. Dopo sei mesi, i ricercatori non hanno trovato un’associazione significativa tra sedentarietà e intensità del dolore o disabilità funzionale. In altre parole, le ore trascorse seduti all’inizio della ricerca non hanno consentito di prevedere chi avrebbe avuto più dolore o maggiori difficoltà nelle attività quotidiane nei mesi successivi.

Sette giorni per misurare quanto tempo si trascorre seduti

La ricerca ha coinvolto persone tra i 18 e i 60 anni che soffrivano di lombalgia da almeno tre mesi e presentavano un dolore di intensità almeno moderata. Per valutare le abitudini sedentarie, gli studiosi hanno utilizzato due strumenti. Da una parte, hanno chiesto ai partecipanti di riferire quanto tempo trascorrevano seduti durante la giornata, al lavoro, a casa e nel tempo libero. Dall’altra, hanno consegnato loro un piccolo dispositivo da indossare sull’anca per sette giorni consecutivi, in grado di registrare il movimento durante le ore di veglia. L’obiettivo era confrontare il tempo trascorso seduti percepito e riferito dalle persone con quello rilevato attraverso il dispositivo. All’inizio dello studio, il tempo sedentario registrato dall’accelerometro era in media di circa 460 minuti al giorno, poco meno di otto ore. Attraverso i questionari, invece, i partecipanti avevano riferito una media di circa 309 minuti, poco più di cinque ore. Una differenza che conferma quanto possa essere difficile stimare con precisione il tempo trascorso senza muoversi.

Dopo sei mesi nessun legame significativo con il dolore

Dei 182 partecipanti iniziali, 141 hanno completato il percorso di osservazione a sei mesi. I ricercatori hanno quindi confrontato le misurazioni iniziali con i livelli di dolore e le difficoltà funzionali rilevati al termine del periodo. Il risultato principale è che il tempo trascorso in posizione sedentaria, misurato attraverso il dispositivo, non è risultato associato né all’intensità del dolore né alle limitazioni funzionali dopo sei mesi. Anche il tempo seduti riferito dai partecipanti aveva mostrato inizialmente un possibile legame con il dolore. Tuttavia, considerando contemporaneamente altri elementi, come età, sintomi depressivi e paura del movimento, questa associazione non è stata confermata. Lo stesso risultato è emerso per la disabilità: né il tempo trascorso seduti, né quello registrato dal dispositivo, né la durata dei periodi continuativi di sedentarietà sono risultati in grado di prevedere le difficoltà funzionali a distanza di sei mesi. Tra i fattori considerati, l’età è stata l’unica variabile che ha mantenuto un’associazione significativa con gli esiti osservati.

Il mal di schiena è una condizione complessa

I risultati non significano che la sedentarietà sia innocua o che trascorrere molte ore seduti non abbia conseguenze sulla salute. Indicano piuttosto che, nelle persone coinvolte in questa ricerca, il tempo sedentario non è stato sufficiente a spiegare l’andamento del dolore e delle limitazioni funzionali nei sei mesi successivi. La lombalgia cronica, infatti, è una condizione complessa, influenzata da diversi fattori. La paura di muoversi per timore di peggiorare il dolore, le condizioni psicologiche e le caratteristiche individuali possono contribuire a modificare le abitudini quotidiane e il livello di attività. Chi soffre di mal di schiena può ridurre i movimenti per evitare di avvertire dolore, entrando in un circolo che rischia di favorire inattività e perdita di capacità fisica. Per questo, ricordano i ricercatori, la gestione della lombalgia non può concentrarsi esclusivamente sugli aspetti fisici, ma deve considerare anche la dimensione psicologica e sociale.

Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato