Una ricerca della National University of Singapore mette a confronto le abitudini quotidiane di studenti, lavoratori e over 70. I risultati ribaltano le aspettative e accendono i riflettori sugli stili di vita dei giovani adulti
Non sono necessariamente gli anziani a trascorrere più tempo seduti durante la giornata. Anzi, in un confronto tra diverse fasce d’età sono proprio gli universitari a mostrare le abitudini più sedentarie, con meno movimento e meno tempo dedicato al sonno. A documentarlo è uno studio condotto dai ricercatori della National University of Singapore, che hanno analizzato i comportamenti quotidiani di 1.967 adulti, suddivisi tra studenti universitari, lavoratori e persone anziane che vivono in comunità, con un’età media di 74 anni. I partecipanti sono stati monitorati per quattro settimane attraverso anelli intelligenti, in grado di registrare attività fisica, sedentarietà e riposo. L’obiettivo era confrontare la distribuzione delle 24 ore tra movimento, tempo trascorso da seduti e sonno, valutandone anche le possibili associazioni con alcuni indicatori di salute cardiometabolica. I risultati sono stati pubblicati il 29 agosto 2026 sulla rivista scientifica BMC Medicine, nell’articolo «24h movement behaviours in university students compared to working age and older adults».
Il campione comprendeva 500 universitari, con un’età media di circa 20 anni, 437 adulti in età lavorativa, con un’età media di 41 anni, e 1.030 anziani, con un’età media di 74 anni. Per raccogliere dati oggettivi, i ricercatori hanno utilizzato gli anelli Oura, dispositivi indossabili che registrano diversi parametri legati al movimento e al sonno. Le rilevazioni sono proseguite per quattro settimane, consentendo di ricostruire le abitudini dei partecipanti nell’arco delle 24 ore.
Il risultato più evidente riguarda proprio gli studenti: sono stati il gruppo con il maggiore tempo sedentario e il minor livello di attività fisica. Gli universitari hanno trascorso mediamente 633,89 minuti al giorno in comportamenti sedentari, pari a oltre dieci ore e mezza. Negli adulti che lavorano il dato è sceso a 581,28 minuti, mentre tra gli anziani si è attestato a 500,86 minuti.
Anche sul fronte del movimento emerge una differenza significativa. Gli universitari hanno registrato mediamente 320,28 minuti di attività fisica al giorno, contro i 346,55 dei lavoratori e i 420,28 degli over 70. Si tratta di una misura che comprende anche l’attività leggera, non soltanto l’esercizio fisico strutturato o lo sport. Il dato, quindi, non significa che gli anziani pratichino necessariamente più allenamento, ma che nel corso della giornata accumulano più tempo in movimento.
Perché proprio i giovani risultano così sedentari? Lo studio non ha individuato direttamente le cause delle differenze osservate, ma i ricercatori indicano alcuni possibili fattori legati alla trasformazione degli stili di vita. Le giornate degli universitari possono essere caratterizzate da molte ore trascorse a lezione, sui libri o davanti al computer, con lunghi periodi in posizione seduta.
A questo si aggiunge il peso della digitalizzazione delle attività quotidiane. Smartphone, piattaforme di streaming, didattica online, servizi di consegna a domicilio e applicazioni per gli spostamenti possono ridurre le occasioni di movimento spontaneo. Anche le attività che un tempo richiedevano di uscire, camminare o spostarsi fisicamente possono oggi essere svolte senza alzarsi dalla propria postazione.
Un altro elemento interessante riguarda la distribuzione dell’attività fisica durante la settimana. Gli anziani coinvolti nella ricerca hanno mantenuto livelli di movimento relativamente costanti sia nei giorni feriali sia nel fine settimana. Gli studenti, invece, hanno concentrato gran parte della propria attività negli spostamenti tra le lezioni, mostrando una riduzione di circa 30 minuti di movimento nei giorni del weekend. Un andamento che suggerisce come, in assenza degli impegni universitari, le occasioni di attività possano diminuire ulteriormente.
La sedentarietà non è l’unico aspetto che distingue gli universitari dagli altri gruppi. I ricercatori hanno osservato anche una minore quantità di tempo destinata al sonno. Gli studenti hanno registrato una media di 431,75 minuti al giorno, pari a circa 7 ore e 12 minuti, contro i 445,77 minuti dei lavoratori e i 455,62 degli anziani. È importante distinguere il tempo complessivamente attribuito al sonno dal sonno effettivamente riposante: nelle persone anziane, infatti, il riposo può essere più frammentato e caratterizzato da maggiori risvegli notturni. La distribuzione delle 24 ore mostra comunque come, nel gruppo degli universitari, il tempo dedicato al movimento e al riposo sia particolarmente ridotto rispetto a quello trascorso in condizioni di sedentarietà.
I ricercatori hanno approfondito anche le possibili relazioni tra la distribuzione del tempo nelle 24 ore e alcuni indicatori di salute cardiometabolica, tra cui indice di massa corporea, body roundness index e velocità dell’onda di polso, un parametro utilizzato per valutare la rigidità arteriosa.
Attraverso modelli statistici che considerano il movimento, la sedentarietà e il sonno come componenti interdipendenti della giornata, è emerso che destinare più tempo all’attività fisica, anche a scapito delle ore trascorse seduti, si associa a un profilo cardiometabolico più favorevole. In particolare, simulare lo spostamento di 30 minuti al giorno dalla sedentarietà verso l’attività fisica è risultato associato a valori più bassi di diversi indicatori di rischio. Anche aumentare il tempo dedicato al sonno e ridurre quello trascorso seduti è risultato associato a indicatori più favorevoli. C’è tuttavia un aspetto da considerare nell’interpretazione dei risultati: le associazioni con gli indicatori cardiometabolici sono state analizzate nei gruppi degli adulti in età lavorativa e degli anziani, non negli universitari. Per questi ultimi, i dati evidenziano soprattutto un profilo di movimento meno favorevole, che dovrà essere approfondito con ulteriori studi per capire se e in quale misura possa tradursi in conseguenze sulla salute negli anni successivi.
La ricerca mette in discussione un’idea piuttosto diffusa: che con l’avanzare dell’età il movimento diminuisca inevitabilmente e il tempo trascorso seduti aumenti. Almeno nelle tre popolazioni osservate a Singapore, il quadro è diverso e mostra come anche la giovane età possa essere caratterizzata da livelli elevati di sedentarietà.
Per gli autori, le strategie di prevenzione dovrebbero quindi rivolgersi anche agli studenti e ai giovani adulti, senza concentrarsi esclusivamente sul mantenimento della mobilità nella popolazione anziana. Favorire gli spostamenti a piedi, interrompere le lunghe ore trascorse seduti e recuperare occasioni quotidiane di movimento potrebbero diventare obiettivi importanti per la salute pubblica. Perché costruire abitudini più attive non è una necessità che arriva con la vecchiaia: è una scelta che riguarda tutte le fasi della vita.
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