Una sperimentazione randomizzata condotta su 111 adulti con delirium postoperatorio ha valutato un intervento che combina brani musicali personalizzati, vibrazioni e interazione guidata da un musicoterapeuta
La musica potrebbe diventare uno strumento complementare nella gestione del delirium in terapia intensiva. Non si tratta, però, di mettere semplicemente una playlist nelle cuffie di chi è ricoverato. L’approccio sperimentato dai ricercatori dell’Università di Augusta, in Germania, combina ascolto musicale, stimolazione vibroacustica e interazione guidata da un musicoterapeuta. L’obiettivo è intervenire su una delle complicanze più frequenti e delicate del ricovero in terapia intensiva, soprattutto dopo un intervento chirurgico. A valutare questa strategia è lo studio VIMUD-ICU, pubblicato su Intensive Care Medicine. La sperimentazione randomizzata esplorativa ha coinvolto 111 adulti non sottoposti a ventilazione meccanica e ricoverati in terapia intensiva con delirium postoperatorio. I risultati suggeriscono alcuni possibili benefici dell’intervento, ma richiedono cautela: la musicoterapia vibroacustica non ha determinato una riduzione statisticamente significativa della durata complessiva del delirium, che rappresentava l’esito principale dello studio.
Il delirium postoperatorio è una condizione caratterizzata da un’alterazione acuta e fluttuante dello stato mentale, che può compromettere attenzione, consapevolezza e capacità di orientamento. Nelle persone ricoverate in terapia intensiva è associato a degenze più lunghe, a un aumento della mortalità e a un maggiore rischio di deterioramento cognitivo nel lungo periodo. Le possibilità farmacologiche per prevenire e trattare il delirium rimangono limitate. Per questo le linee guida raccomandano un approccio multimodale, che comprenda anche interventi non farmacologici. In questo scenario si inserisce la musicoterapia, considerata dai ricercatori una possibile strategia complementare alle cure standard. La differenza rispetto al semplice ascolto musicale è sostanziale: la presenza di un professionista qualificato consente di adattare l’intervento alle condizioni della persona, integrando stimoli sonori, elementi relazionali e contenuti musicali scelti in base alla storia individuale.
Il protocollo VIMUD-ICU è stato sviluppato in collaborazione con il Dipartimento di Musicoterapia dell’Università di Augusta. L’intervento utilizza il SoundPad, una sottile tavola di legno dotata di altoparlanti integrati, attraverso la quale la musica viene accompagnata da vibrazioni percepibili anche attraverso il tatto. Ogni sessione comprende due brani: il primo composto appositamente per l’intervento, il secondo scelto tra quelli familiari alla persona. All’ascolto si affianca l’interazione verbale e non verbale guidata dal musicoterapeuta. L’idea è agire contemporaneamente su più dimensioni: stimolazione uditiva, percezione delle vibrazioni, relazione con il terapeuta e richiamo di esperienze autobiografiche attraverso la musica. Secondo gli autori, un approccio caratterizzato da stimoli contenuti e adattati alle risposte individuali potrebbe contribuire a ridurre il sovraccarico sensoriale, favorire l’orientamento e offrire punti di riferimento in una fase in cui la persona può apparire disorientata e avere difficoltà a comunicare.
Tra settembre 2023 e dicembre 2024 i ricercatori hanno sottoposto a screening 3.481 persone ricoverate in terapia intensiva. Di queste, 111 sono state incluse nella sperimentazione e assegnate in modo casuale ai due gruppi: 56 hanno ricevuto la musicoterapia vibroacustica in aggiunta alle cure standard, mentre 55 hanno seguito esclusivamente il trattamento standard. Per identificare il delirium è stata utilizzata la Intensive Care Delirium Screening Checklist (ICDSC): un punteggio pari o superiore a 4 ha consentito di individuare le persone da includere nello studio. Il trattamento prevedeva tre sessioni consecutive, una al giorno, ciascuna della durata di 20-30 minuti. Nel gruppo di intervento, 49 partecipanti, pari all’87,5%, hanno completato tutte e tre le sessioni. La sperimentazione si è conclusa anticipatamente, con 111 partecipanti rispetto ai 122 inizialmente previsti, perché nel dicembre 2024 è terminato il finanziamento destinato al supporto della musicoterapia.
Il risultato principale non ha evidenziato differenze significative tra i due gruppi nella durata complessiva del delirium. Tuttavia, l’analisi di alcuni esiti secondari ha mostrato segnali potenzialmente interessanti. Durante l’episodio di delirium, le persone sottoposte a musicoterapia vibroacustica hanno trascorso periodi più lunghi senza manifestazioni rilevate dalla scala di valutazione: 84,5 ore contro 55 ore nel gruppo di controllo. La differenza è risultata statisticamente significativa (p = 0,018). Un altro dato riguarda il ricorso agli agonisti alfa-2, farmaci utilizzati in terapia intensiva anche per la gestione della sedazione. Nel gruppo che ha ricevuto l’intervento sono stati registrati sei giorni senza trattamento, rispetto ai tre del gruppo di controllo (p = 0,028). Differenze sono emerse anche nella valutazione del livello di agitazione e sedazione, misurato attraverso la Richmond Agitation-Sedation Scale (RASS). I valori massimi giornalieri sono risultati inferiori nel gruppo sottoposto alla musicoterapia nei giorni 5, 6 e 7 dello studio. Non sono state invece rilevate differenze significative nella durata della degenza in terapia intensiva, nella durata totale del delirium durante il ricovero, nei giorni senza neurolettici e nei giorni senza procedure di contenzione.
Per gli autori, anche in assenza di una riduzione della durata complessiva del delirium, i periodi trascorsi senza manifestazioni della condizione potrebbero avere un significato clinico. Il delirium, infatti, è caratterizzato da un andamento fluttuante. La durata complessiva dell’episodio potrebbe non descrivere completamente le variazioni del carico dei sintomi. Intervalli di maggiore lucidità potrebbero facilitare la comunicazione, favorire la partecipazione alle attività assistenziali e contribuire a preservare le capacità cognitive e funzionali. La musica personalizzata potrebbe inoltre richiamare ricordi ed esperienze emotive, mentre le vibrazioni e l’interazione con il terapeuta potrebbero offrire stimoli e riferimenti utili per favorire una maggiore connessione con l’ambiente circostante. Si tratta, tuttavia, di ipotesi interpretative proposte dagli autori, che dovranno essere verificate attraverso ulteriori studi.
I risultati devono essere letti alla luce di alcuni limiti. Lo studio è stato condotto in un unico centro e l’intervento non era in cieco. Inoltre, il gruppo di controllo non ha ricevuto un contatto terapeutico equivalente per durata e attenzione. Non è quindi possibile stabilire quale contributo specifico abbiano avuto la musica, la stimolazione vibroacustica e la relazione con il musicoterapeuta. Anche gli esiti relativi all’utilizzo dei farmaci potrebbero essere stati influenzati dalle decisioni prescrittive dei medici. La conclusione degli autori è prudente: la musicoterapia vibroacustica non ha ridotto la durata complessiva del delirium, ma è risultata associata a periodi più lunghi senza manifestazioni della condizione, a un minor numero di giorni di trattamento con agonisti alfa-2 e a indicatori più favorevoli del livello di attivazione. Sono risultati preliminari, che non consentono ancora di considerare questo approccio un trattamento consolidato. La sperimentazione sostiene però l’opportunità di approfondire il ruolo della musicoterapia guidata da professionisti qualificati all’interno di strategie multimodali per la gestione del delirium in terapia intensiva.
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