Una ricerca di INMP e Sapienza Università di Roma confronta abitudini e condizioni di salute dei giovani in Italia. Emergono differenze interessanti negli stili di vita, tra comportamenti a rischio e fattori protettivi.
La storia della salute delle seconde generazioni in Italia è più complessa di quanto si potrebbe immaginare. A parità di condizioni generali di salute percepita, le abitudini quotidiane mostrano infatti differenze tra i giovani con background migratorio e quelli con entrambi i genitori italiani. A indagarle è uno studio condotto da ricercatori dell’Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti e il contrasto delle malattie della Povertà (INMP) e della Sapienza Università di Roma, in collaborazione con altri ricercatori. L’analisi, pubblicata il 14 ottobre 2026 sulla rivista scientifica BMC Public Health, ha preso in esame i dati ISTAT raccolti tra il 2015 e il 2022, relativi a 84.797 bambini, adolescenti e giovani adulti tra 0 e 29 anni. L’obiettivo era confrontare la salute percepita e alcuni comportamenti legati alla salute tra chi aveva almeno un genitore con cittadinanza straniera e chi aveva entrambi i genitori italiani. I risultati restituiscono un quadro articolato, nel quale alcuni fattori di rischio risultano più presenti, mentre altri comportamenti potenzialmente dannosi sono meno frequenti.
I ricercatori hanno utilizzato le informazioni provenienti dalle indagini ISTAT sugli Aspetti della vita quotidiana, raccolte nell’arco di otto anni, dal 2015 al 2022. Il campione comprendeva 77.097 giovani con entrambi i genitori italiani e 7.700 con almeno un genitore di cittadinanza straniera. Quest’ultima definizione è importante: lo studio ha identificato il background migratorio sulla base della cittadinanza dei genitori, senza considerare indistintamente tutti i giovani di origine straniera.
L’analisi ha preso in considerazione diversi indicatori: salute percepita, sovrappeso e obesità, sedentarietà, consumo di frutta e verdura, consumo rischioso di alcol e abitudine al fumo. Per rendere più attendibile il confronto, gli autori hanno utilizzato modelli statistici che tenevano conto di variabili demografiche, socioeconomiche, familiari e contestuali. In questo modo, le differenze osservate non sono state valutate soltanto attraverso il confronto diretto tra i due gruppi, ma anche considerando altri fattori che possono influenzare gli stili di vita.
Uno dei primi risultati riguarda il modo in cui i giovani valutano il proprio stato di salute. Non sono emerse differenze statisticamente significative tra quelli con almeno un genitore straniero e quelli con entrambi i genitori italiani. L’indicatore utilizzato dai ricercatori, relativo alla percezione di una salute non buona, ha restituito un rapporto di probabilità aggiustato (aOR) pari a 1,05, con un intervallo di confidenza al 95% compreso tra 0,93 e 1,18. Il dato suggerisce quindi che, considerando le caratteristiche analizzate, il background migratorio dei genitori non si associa a una diversa valutazione complessiva della propria salute. Questo risultato rappresenta un elemento importante per interpretare gli altri dati: le differenze negli stili di vita non corrispondono necessariamente a una peggiore salute percepita.
Il quadro cambia quando si passa agli indicatori legati al peso corporeo. Tra i giovani con almeno un genitore di cittadinanza straniera, lo studio ha rilevato odds di sovrappeso o obesità superiori del 15% rispetto ai coetanei con entrambi i genitori italiani (aOR 1,15; IC 95% 1,07-1,24).
Si tratta di una differenza che rimane statisticamente significativa anche dopo aver considerato le variabili demografiche e socioeconomiche incluse nei modelli. Il risultato richiama l’attenzione sulla necessità di approfondire i fattori che possono influenzare il peso corporeo durante l’infanzia, l’adolescenza e la prima età adulta. Alimentazione, opportunità di movimento, condizioni familiari e contesto sociale sono dimensioni che possono contribuire a determinare le abitudini quotidiane e meritano di essere considerate negli interventi di prevenzione.
Tra i comportamenti analizzati, la differenza più evidente riguarda l’attività fisica. I giovani con almeno un genitore straniero presentano odds di sedentarietà superiori del 73% rispetto a quelli con entrambi i genitori italiani (aOR 1,73; IC 95% 1,59-1,87).
È lo scostamento più ampio tra quelli rilevati dalla ricerca e rappresenta un elemento centrale per la prevenzione. La sedentarietà, soprattutto quando si consolida durante le prime fasi della vita, può contribuire allo sviluppo di condizioni sfavorevoli per la salute, anche in relazione al sovrappeso e all’obesità. Il dato suggerisce quindi l’importanza di promuovere occasioni accessibili di movimento e attività fisica, tenendo conto anche delle condizioni familiari, economiche e ambientali che possono facilitare oppure ostacolare la partecipazione dei più giovani.
Accanto ai fattori di rischio legati al peso e all’inattività fisica, la ricerca ha individuato un risultato di segno opposto per il consumo di sostanze. Tra i giovani con background migratorio si osservano odds inferiori del 34% di consumo rischioso di alcol rispetto ai coetanei con genitori italiani (aOR 0,66; IC 95% 0,58-0,75). Anche per il fumo emerge una differenza significativa: le odds di essere fumatori risultano inferiori del 15% (aOR 0,85; IC 95% 0,76-0,95). Si tratta di due risultati che delineano un possibile profilo di protezione rispetto ad alcune abitudini dannose. Gli autori evidenziano come questi comportamenti possano essere influenzati anche da fattori culturali e familiari, che meritano ulteriori approfondimenti.
Un altro indicatore considerato riguarda il consumo di frutta e verdura. In questo caso, lo studio non ha individuato differenze nette tra i due gruppi. Il risultato completa il quadro delle abitudini alimentari, mostrando che il background migratorio dei genitori non si associa necessariamente a comportamenti alimentari uniformemente diversi. Nel complesso, dunque, non emerge una contrapposizione semplice tra stili di vita più o meno salutari. Le differenze riguardano specifici comportamenti e non possono essere ricondotte a un’unica caratteristica comune a tutti i giovani con background migratorio.
Per gli autori, i risultati indicano la necessità di sviluppare interventi di prevenzione culturalmente sensibili, capaci di rispondere ai bisogni delle famiglie con background migratorio senza trascurare i fattori protettivi già presenti. In particolare, le strategie di salute pubblica dovrebbero puntare a contrastare sedentarietà e sovrappeso, promuovendo opportunità di movimento e stili di vita salutari fin dall’infanzia.
Allo stesso tempo, è importante riconoscere i risultati relativi al minore consumo di alcol e tabacco, evitando di adottare un approccio che consideri automaticamente il background migratorio come un fattore di svantaggio per la salute. Le differenze osservate richiedono interventi mirati, non generalizzazioni, con iniziative che tengano conto delle condizioni socioeconomiche, delle caratteristiche familiari e dei contesti in cui bambini e ragazzi crescono.
Il messaggio che emerge è quindi quello di una realtà articolata: le seconde generazioni non presentano un profilo di salute uniformemente più fragile o più protetto. Comprendere le differenze tra i comportamenti, senza trasformarle in stereotipi, può aiutare a costruire politiche di prevenzione più efficaci e inclusive.
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