Tutto Diabete 5 Novembre 2026 15:13

Diabete e sport, Anna Arnaudo è vicecampionessa italiana di mezza maratona: la sfida contro le esclusioni

Il risultato riaccende il dibattito sulle norme che impediscono ancora alle persone con diabete di accedere ai gruppi sportivi militari e dei Corpi dello Stato

di Redazione
Diabete e sport, Anna Arnaudo è vicecampionessa italiana di mezza maratona: la sfida contro le esclusioni

Il diabete di tipo 1 non le ha impedito di tornare a competere ai massimi livelli e di conquistare il titolo di vicecampionessa italiana di mezza maratona. Anna Arnaudo (nella foto di Patrizia Bizioli), mezzofondista azzurra e Ambassador della Federazione delle Società Diabetologiche Italiane (FeSDI), ha chiuso al secondo posto i Campionati italiani disputati il 1° novembre a Padenghe sul Garda, percorrendo i 21,097 chilometri in 1 ora, 12 minuti e 28 secondi. Un risultato sportivo di rilievo, arrivato dopo mesi difficili segnati da un infortunio, che assume un significato particolare a pochi giorni dalla Giornata mondiale del diabete del 14 novembre. La sua prestazione riporta infatti l’attenzione su una questione che riguarda le opportunità professionali e sportive delle persone con diabete: l’accesso ai gruppi sportivi militari e dei Corpi dello Stato, ancora oggi precluso sulla base della diagnosi. “Sono molto felice di questo risultato, soprattutto dopo i mesi difficili dell’infortunio. Tornare a gareggiare a questi livelli e ottenere il secondo miglior tempo della mia carriera in mezza maratona significa molto – commenta Arnaudo -. Ma credo che risultati come questo possano avere anche un significato più ampio. Convivere con il diabete richiede attenzione, preparazione e responsabilità, ma non significa dover rinunciare agli obiettivi più ambiziosi. Un atleta dovrebbe poter essere valutato per le sue condizioni reali, per la sua preparazione e per i risultati che riesce a raggiungere, non essere escluso a priori esclusivamente per una diagnosi”.

Gruppi sportivi militari, la richiesta di superare le esclusioni automatiche

Per chi pratica sport ad alto livello, l’ingresso in un gruppo sportivo militare rappresenta spesso una possibilità importante per sostenere la propria carriera agonistica. Le norme che regolano l’accesso, tuttavia, continuano a prevedere limitazioni per le persone con diabete, indipendentemente dalle condizioni cliniche individuali e dalla capacità di svolgere attività sportiva agonistica. Sul tema sono state presentate proposte legislative per superare l’esclusione automatica e consentire una valutazione basata su criteri individuali, che tengano conto del controllo della patologia e dell’effettiva idoneità alla pratica sportiva. Anche Anna Arnaudo è stata coinvolta negli ultimi mesi nel percorso di sensibilizzazione istituzionale, portando la propria esperienza nelle sedi di confronto dedicate alla questione. “Quello raggiunto da Anna è innanzitutto un risultato sportivo di altissimo livello, frutto del suo talento, della preparazione e del lavoro degli ultimi mesi. Ma è anche la dimostrazione concreta di quanto il diabete, quando adeguatamente gestito, non debba rappresentare di per sé un limite alla pratica sportiva agonistica – dichiara Salvatore De Cosmo, presidente FeSDI e dell’Associazione Medici Diabetologi -. Oggi disponiamo di conoscenze cliniche, terapie e tecnologie che consentono alle persone con diabete di affrontare anche prestazioni estremamente impegnative in condizioni di sicurezza. Per questo è necessario superare automatismi che non tengono sufficientemente conto dell’evoluzione della diabetologia e della condizione individuale della persona”, aggiunge.

Idoneità sportiva e diabete: il ruolo delle evidenze scientifiche

Il punto, secondo i diabetologi, non è abbassare i requisiti di sicurezza, ma aggiornare i criteri di valutazione alla luce delle conoscenze scientifiche e delle possibilità offerte oggi dalla gestione della malattia. “Lo sport di alto livello ci restituisce esempi sempre più numerosi di atleti con diabete capaci di raggiungere risultati di assoluto rilievo. Il tema non è ridurre i criteri di sicurezza o introdurre deroghe, ma fare in modo che l’idoneità venga valutata sulla base delle evidenze scientifiche e delle reali condizioni della singola persona – sottolinea Riccardo Bonadonna, presidente della Società Italiana di Diabetologia -. La diagnosi, da sola, non dovrebbe trasformarsi in un giudizio preventivo sulle capacità di un atleta. È necessario costruire un modello più aggiornato, capace di coniugare sicurezza, appropriatezza e pari opportunità”, prosegue.

L’appello ai ministri Abodi, Crosetto e Schillaci

La FeSDI chiede ora un intervento istituzionale per superare le disposizioni che, secondo la Federazione, non riflettono più adeguatamente le conoscenze cliniche e la realtà dello sport agonistico. L’appello è rivolto al ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, al ministro della Difesa, Guido Crosetto, e al ministro della Salute, Orazio Schillaci. “Gli atleti con diabete chiedono che a parlare siano le loro condizioni cliniche, la loro preparazione e le loro prestazioni e non una diagnosi. Ci rivolgiamo ai ministri affinché si intervenga per superare definitivamente una norma discriminatoria e non più coerente con la realtà clinica e sportiva di oggi”, concludono De Cosmo e Bonadonna. Sono numerosi gli atleti e le atlete con diabete che dimostrano di poter competere ai massimi livelli. La richiesta della comunità diabetologica è che anche le opportunità di accesso ai gruppi sportivi siano valutate considerando le condizioni individuali, senza trasformare la diagnosi in un motivo automatico di esclusione.

Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato